02 Ottobre 2017 | 17:39

Melissa Satta in «Il padre della sposa» racconta il rapporto papà-figlie

Noi abbiamo interpellato sei star: Al Bano, De Sica, Banfi, Pupo, Costanzo e Boldi

 di Antonella Silvestri

Melissa Satta si fa in due: continuerà a partecipare a «Tiki Taka» su Italia 1 e dal 5 ottobre condurrà «Il padre della sposa» su La 5. Racconterà il rapporto tra papà e figlia alla vigilia del fatidico sì.

«Sono entusiasta di condurre questo programma: stavolta, oltre alle donne che stanno per fare il grande passo, le protagoniste non sono le mamme o le care amiche ma i papà che si divertono a creare abiti per le loro ragazze tra pizzi, merletti e coroncine. La scelta del vestito è uno dei momenti più importanti e commoventi. Ho conosciuto padri e figlie con delle storie davvero toccanti».
Come ricorda i preparativi e il giorno delle nozze accanto a suo papà?
«Ricordo un gran daffare nei giorni precedenti. Il gran giorno l’ho vissuto a stretto contatto con il mio papà che mi ha portato all’altare. È stato un momento intimo di cui sono gelosa e che conservo nel mio cuore. In queste cose sono riservata: per la cerimonia del mio matrimonio non ho voluto dare l’esclusiva fotografica a nessun giornale».
Intanto prosegue con «Tiki Taka».
«Adoro il calcio. Ho giocato in una squadra femminile di Serie C. Mio marito (Kevin-Prince Boateng, ndr) è un calciatore e mio figlio Maddox di tre anni già è in fissa con il pallone. “Tiki Taka” è la mia seconda casa».
Il calcio però tiene suo marito lontano. Le pesa?
«L’anno scorso è stato difficile perché lui era in Spagna. Quest’anno Kevin gioca nell’Eintracht, in Germania, e lo raggiungo con un volo di 50 minuti. Sono una mamma pendolare, ma i veri sacrifici sono altri».

1.

Al Bano: «30 anni in un’ora»

«Il giorno in cui mia figlia Cristèl è salita all’altare e ha preso la mano del futuro marito ho sentito che stava intraprendendo un nuovo viaggio senza il papà. Fino al giorno prima del matrimonio, tra me e “la mia bambina” c’era continuità, il fatto di vedersi, di sentirsi sempre. Dopo le nozze il rapporto tra padre e figlia cambia, è inutile negarlo. Accanto a lei c’è un altro uomo che spero la renderà felice per tutta la vita. Nell’ora interminabile in cui eravamo tutti in chiesa e la vedevo di spalle, ho rivisto come in un film 30 anni di vita. L’ho tenuta tra le mie braccia, l’ho vista crescere. Io ci sarò sempre per lei».

2.

De Sica: «Fu una comica»

«Fu un matrimonio incredibile e divertente. Mariù (Maria Rosa, ndr) si è sposata a Capri in una chiesa gremita anche di curiosi. Ricordo che per evitare la ressa la costrinsi a velocizzare il passo durante la marcia nuziale. Sembravano le comiche. Lei me lo rinfaccia ancora oggi: “Papà, pure il giorno del matrimonio me lo hai reso indimenticabile…». In effetti, per come camminavamo, sembrava che dovessimo prendere un treno. Per il resto fu un’emozione grandissima. Il suo fidanzato Federico, che è poi diventato suo marito, era un mio fan. Gli ho voluto subito bene anche per questo». 

3.

Banfi: «Febbre da stress!»

«Quando si è sposata Rosanna, ero letteralmente stordito dalla gioia ma anche dal rumore che inevitabilmente porta un matrimonio. Avevamo l’esclusiva con Sorrisi per cui, per evitare che altri ci fotografassero, uscimmo di casa travestiti. La cerimonia andò benissimo sia in chiesa che al ristorante. Ricordo che la sera mi venne un terribile mal di testa, così mi convinsi a misurare la febbre. Avevo 38 e mezzo. Il mio medico mi disse che era febbre da stress e da forte emozione. Ci sono persone che piangono. Io mi ero tenuto tutto dentro ma evidentemente ci fu un’implosione. Quando vidi Rosanna in abito da sposa accanto a quello che è l’attuale marito, la rividi bambina. Mia figlia mi descrive sempre come un papà severo. In realtà, era lei la... “disgrazieta”: mi raccontava pure qualche bugia, come quando disse che avrebbe dormito da un’amica e andò a Rimini a ballare.
Quando si è sposata, diciamo che mi sono tranquillizzato. Ma tra noi c’è sempre stato un rapporto speciale».

4.

Pupo: «Tornato a casa piansi»

«Ricordo bene il giorno in cui accompagnai all’altare Ilaria, la primogenita. Era il 19 ottobre del 1998 e io stavo attraversando uno dei momenti più bui della mia carriera. I miei ricordi infatti più che all’emozione di un padre che sposa sua figlia sono legati alla tensione delle spese che avrei dovuto affrontare e che all’epoca non mi potevo permettere. Mentre portavo all’altare Ilaria mi guardavo intorno contando il numero degli invitati per capire quanto mi sarebbe costato il pranzo. Quando ci spostammo al ristorante e l’orchestrina in sottofondo iniziò a suonare cominciai a rilassarmi. A un certo punto presi il microfono e cantai a squarciagola le mie canzoni più famose e lì, a stretto contatto con la musica, mi sciolsi. Non posso dimenticare però il commento di uno degli invitati, un manager di Roma che, a un certo punto, si avvicinò e disse che un cantante del mio livello non avrebbe mai dovuto abbassarsi a cantare a un matrimonio. “Ma come ti permetti? È il matrimonio di mia figlia!” gli urlai furioso. Quando tutto finì e con mia moglie tornammo a casa, nel vedere la cameretta di Ilaria vuota ebbi un crollo e scoppiai in lacrime».

5.

Costanzo: «Non mangiai la torta»

«Mia figlia Camilla si è sposata 15 anni fa a Roma in una piccola e deliziosa chiesa sconsacrata alle Terme di Caracalla. Ammetto che ero molto emozionato, innanzitutto nell’accompagnarla all’ingresso in chiesa e poi mentre seguivo le normali procedure di un matrimonio. Non per gelosia nei confronti della figlia che si sposa ma per la consapevolezza del passare degli anni. Ero così bloccato che, pur essendo goloso, al rinfresco non ho mangiato nemmeno il dolce».

6.

Boldi: «Anticipai i tempi»

«Da buon padre della sposa, quando ho saputo da mia figlia Micaela che lei e il fidanzato intendevano sposarsi, per prima cosa ho preso da parte il mio futuro genero, Federico, e gli ho fatto il discorso del caso. Una classica chiacchierata fra uomini… Dei preparativi si occuparono mia moglie e mia figlia. Piuttosto che essere inglobato nel delirio, preferivo dedicarmi ad altro, tipo pagare il conto alla fine della festa. Per la serie “E io pago!“. Arrivò il gran giorno. Era dicembre. Mia figlia era agitatissima. Io molto più di lei. Ricordo che, per colpa mia, anticipammo così tanto i tempi che per non arrivare prima dello sposo ci facemmo il giro del paesello. La cerimonia nuziale così come la festa al ristorante andò benissimo. Alla fine della giornata, mi addormentai con un sorriso sulla faccia pensando: “E anche questa… l’è andada!“».