21 Settembre 2016 | 16:16

Chiambretti e Porro, la «strana coppia» di «Matrix»

Intervista ai due conduttori del programma di approfondimento che riparte stasera

 di Paolo Fiorelli

Chiambretti e Porro, la «strana coppia» di «Matrix»

Intervista ai due conduttori del programma di approfondimento che riparte stasera

Foto: Piero Chiambretti e Nicola Porro

21 Settembre 2016 | 16:16 di Paolo Fiorelli

L'accoppiata che non ti aspetti. Sì, perché dopo un decennio di successi «Matrix», il talk show di Canale 5, raddoppia i conduttori. E si affida a due tipi agli antipodi (almeno in apparenza). Da una parte il giornalista Nicola Porro, esperto di economia, vicedirettore del «Giornale» e reduce dall’esperienza di «Virus» su Raidue; dall’altra il veterano Piero Chiambretti, che in questa stagione festeggerà 40 anni di tv. Comincia Porro, questa sera alle 23.30; da ottobre perà le sue serate raddoppieranno e si aggiungerà anche quella di Chiambretti. Li incontro in una vecchia e buia officina, dove stanno girando un video promozionale, e che dà molto l’idea dei «lavori in corso». «Bellissimo no?» dice Piero. «Forse dovremmo fare il programma qui. Solo che ormai abbiamo speso tutti i soldi per il vero studio!». Tra scaffali e presse, trapani e solventi c’è un grande cartello con la scritta «Matrix» e poi loro, belli carichi, tanto che non si capisce chi parla più veloce. Per fortuna hanno inventato il registratore.
Piero, Nicola, fateci capire: come vi dividerete i ruoli?
Porro: «Io condurrò due serate. Politica, cronaca, grandi ospiti e grandi eventi. E poi, il venerdì sera…».
Chiambretti: «Arrivo io con “Matrix Chiambretti”. Un momento più leggero in cui affronteremo gli argomenti che hanno tenuto banco durante la settimana. Ma in maniera divertente, come piace a me».
Non vi incrocerete?
C.: «Quasi mai. Però non escludo incursioni pirata nel suo spazio».
P.: «E viceversa».
E lo studio sarà lo stesso?
P.: «Questo è il bello. Non è stato facile inventarsi una scenografia che andasse bene per entrambi».
C.: «Abbiamo risolto con un gioco di schermi di varie forme e dimensioni. L’atmosfera giusta la creeranno loro, con le immagini».
Non sarete troppo diversi, voi due, per un solo programma?
C.: «Ma no, la tv è come un rubinetto, un flusso continuo di contenuti sempre nuovi. Punteremo proprio sui contrasti, invece. Lui serio e io leggero, lui di destra e io di sinistra, lui interessante e io bello… ok scherzavo, il bello è lui, io già lo chiamo “il Bello dell’Informazione”».
A propoposito di destra e sinistra, Nicola ha appena dato alle stampe il libro «La disuguaglianza fa bene». Viene da dire, bene a chi? A chi guadagna già tanto certamente…
P.: «Sì, e anche a tutti gli altri. Il punto è questo: non è che se vieti al ricco di comprarsi la Ferrari fai diventare i poveri meno poveri, anzi. L’importante è produrre ricchezza. Per tutti».
Sarà così, Chiambretti?
C.: «Ah, io ormai l’economia e la politica le lascio a lui. Ho perso l’ottimismo battagliero degli inizi, quando mi impegnavo, manifestavo, conducevo i concerti del Primo maggio. Oggi mi sento solo un bravo artigiano del tubo catodico».
Continuando il gioco dei contrasti potremmo dire che, televisivamente parlando, siete un vecchio maestro e un quasi esordiente…
P.: «Ma quale vecchio. Chiambretti è più nuovo di me. Anzi lui è più che nuovo, è contemporaneo. Sa come raccontare il presente e come rinnovarlo. Per dire, guardate come ha rilanciato la 500 della Fiat con i suoi spot. E poi lui sa cosa funziona sullo schermo, riesce a vedere l’effetto finale di un’idea mentre ancora ne parla. Io che arrivo dalla carta stampata, no. Per questo gli ho chiesto consigli. Sarei stato un pazzo a non farlo».
C.: «Ma sì, faccio un po’ da fratello più grande. Nicola è approdato tardi alla tv e porta freschezza, entusiasmo. Io gli dico che si può anche sbagliare. L’importante è sbagliare da professionisti, come cantava Paolo Conte. Io gli spiego un po’ la tv e lui mi spiega il Web».
E già, non dimentichiamo che Porro è anche una webstar. I suoi «post» arrivano a decine di migliaia di contatti. Qual è il segreto?
P.: «Primo, bisogna parlare di quel che interessa alla gente, e non solo a noi. E poi… molti pensano che i Social siano un “bar virtuale” dove sfogarsi quando ne hanno voglia. Sbagliato. Bisogna unire, al linguaggio semplice e rilassato, un approccio assolutamente professionale. Mai lasciar passare un giorno senza farsi vivi, per esempio. I tuoi follower ti aspettano».
Allora tutto è pronto. O manca ancora qualcosa?
P.: «Gli ospiti. Dovremo sforzarci di trovarne sempre all’altezza. Perché è facile fare il talk show in America, lì una sera hai Trump, l’altra Clooney… Noi dobbiamo impegnarci ancora di più, ma abbiamo già in serbo alcune sorprese davvero interessanti».