07 Settembre 2017 | 17:20

«Kings of crime», il nuovo programma di Roberto Saviano su Nove

Lo scrittore di «Gomorra» ha presentato la sua nuova docuserie che racconta la criminalità organizzata attraverso le storie dei suoi boss più importanti

 di Manuela Puglisi

«Kings of crime», il nuovo programma di Roberto Saviano su Nove

Lo scrittore di «Gomorra» ha presentato la sua nuova docuserie che racconta la criminalità organizzata attraverso le storie dei suoi boss più importanti

Foto: Roberto Saviano  - Credit: © Ufficio Stampa

07 Settembre 2017 | 17:20 di Manuela Puglisi

Dopo l’esperienza di «Imagine», anche quest’anno Roberto Saviano torna su Nove con un nuovo programma dal titolo «Kings of Crime». Quattro puntate in onda da mercoledì 4 ottobre che racconteranno il crimine con biografie e una lunga intervista, tutte inedite. Dall’Italia il programma approderà poi in Spagna, Portogallo, America Latina, Francia e Germania. Dalla camorra alla ‘ndrangheta, fino ai cartelli messicani, il programma racconta il crimine servendosi delle storie, alcune meno conosciute, dei loro boss più importanti.

A fare da sfondo c’è un’aula universitaria, perché l’approccio al racconto qui è tutto scientifico e non semplicemente narrativo. «L’obiettivo è prendere il singolo spettatore e accompagnarlo, farlo sprofondare, in una quantità di storie che il dibattito nazionale sta dimenticando completamente, perché è comodo dimenticarle» ha spiegato Roberto Saviano, comparso a sorpresa a raccontare il programma a conclusione delle presentazioni dei palinsesti Discovery del 7 settembre.

I protagonisti

Si parte con la storia di Paolo Di Lauro, il boss napoletano a cui è ispirato il personaggio di Don Pietro Savastano in «Gomorra» che il giorno stesso in cui decise di diventare narcotrafficante, da giovanissimo, smise di uscire di casa, capendo che è l’unico modo di diventare milionario.

Tra i protagonisti di «Kings of Crime» c’è anche Antonio Pelle, il boss della ‘ndrangheta «Più complesso da raccontare, un fantasma» come ha dichiarato lo stesso Saviano.

La serie racconta anche di El Chapo Guzmàn (tra i protagonisti della terza stagione di «Narcos»), partendo da elementi autobiografici. Un libro dello stesso Saviano è stato infatti trovato nel covo del boss «Un uomo che ha sommerso l’Europa di danaro, in Svizzera, in Spagna, in Lichtenstein».

Nell’episodio che racconta dei sequestri sull’Aspromonte, che hanno permesso alla ‘ndrangheta di fare i primi investimenti sulla cocaina, vedremo anche la testimonianza di un uomo, vittima di sequestro per un anno, che racconterà la propria esperienza.

L’incontro con Maurizio Prestieri è stato particolarmente duro per lo scrittore «Per la prima volta incontro davanti a una telecamera uno dei più importanti narcotrafficanti della storia recente italiana e mi fa immediatamente capire che la differenza tra gli uomini è tra chi conta i soldi e chi li pesa. E Prestieri era di quelli che i soldi li pesano».

Il programma raccontato da Saviano

Alla presentazione dei palinsesti di Discovery Italia a Milano, Roberto Saviano ha spiegato che con questo programma «La sfida è avere la sintassi della serie. Dopo aver ideato “Gomorra – La serie” mi è successo che tutti mi chiedessero di scrivere non più libri o film, solo serie. La serie ha in sé qualcosa di particolarmente magico e cioè la possibilità di permettere l’approfondimento». Con «Kings of Crime» si è cercato, prodegue, di portare il modello del factual, del docufilm, una logica seriale, nella televisione italiana. Una serie che non è rivolta solo agli adulti che vogliono approfondire, ma anche ai ragazzini, «Piccoletti che vedono “Gomorra” e vedono “Narcos”, che tutto sommato non hanno alcun interesse per la denuncia, ma per l’intrattenimento della violenza». Vorrebbe quindi far vedere proprio a questi ragazzi incuriositi dall’aspetto violento di queste storie i meccanismi che ci sono dietro e a quali eventi o personaggi reali è ispirato ciò che vedono nelle serie televisive. Alla fine di queste quattro puntate «Lo spettatore capirà, credo, che (la criminalità organizzata ndr) non è un fenomeno italiano, non è un fenomeno soltanto europeo, non è soltanto messicano o sudamericano».