06 Ottobre 2016 | 12:40

Lino Banfi in redazione a Sorrisi. Il video e tutte le foto

«Ora sogno di lavorare per papa Francesco. Vorrei essere il suo giullare: potrebbero chiamare me ogni volta che lui è triste» racconta l'attore, che a 80 anni ha scritto una commovente (e spassosa) autobiografia

 di Barbara Mosconi

Lino Banfi in redazione a Sorrisi. Il video e tutte le foto

«Ora sogno di lavorare per papa Francesco. Vorrei essere il suo giullare: potrebbero chiamare me ogni volta che lui è triste» racconta l'attore, che a 80 anni ha scritto una commovente (e spassosa) autobiografia

Foto: Lino Banfi  - Credit: © Marco Piraccini

06 Ottobre 2016 | 12:40 di Barbara Mosconi

Lino Banfi si presenta nella redazione di Sorrisi con cinque minuti d’anticipo sull’orario previsto. «Ma quanti siete raghezzi?» chiede guardando la piccola folla che si è radunata per ascoltarlo. È l’ora in cui di solito un nonno si concede il riposino del dopo pranzo, invece lui, il nonno più amato della televisione, si siede su una poltrona preparata per l’occasione e comincia a raccontarsi. Senza sosta, e con l’inesauribile verve del grande uomo di spettacolo. Ecco un sunto di quello che ci ha regalato in un’ora di chiacchiere e... sorrisi.

Un compleanno duro da digerire
«Sono nato il 9 luglio del 1936, a quel tempo le levatrici dicevano: “Lo registriamo tra due o tre giorni, così nasconde gli anni”. Ma che si nasconde per due, tre giorni? Se uno nasceva il 22, 23 dicembre lo segnavano addirittura l’anno seguente, così se era maschio faceva il militare un anno dopo. Io gioco, faccio il comico di professione, ma sono un tenerone, soprattutto per colpa dell’andropausa, che nessuno ti avverte mai quando arriva. Quando si comincia a diventare anziani? Io so di essere entrato negli 80 perché finché erano 75, 77 o 79 anni ci giocavo sopra. Ottanta sembra più breve, però è più duro da digerire».
Il mio faccione sui barattoli
«Mio padre diceva: “Non siamo zapatùr, ma agricoltori”. Lui coltivava i semi di porro e cipolla che mandava in Francia e che, ho scoperto, servivano per un medicinale purificatore dei reni. Sono figlio di agricoltori e sono cresciuto con l’educazione alimentare che porta a chiedere cosa c’è dentro a un piatto. A 80 anni mi sono tolto un capriccio e faccio un marchio alimentare, si chiamerà “Bontà Banfi”, sarà distribuito da in 3.000 supermercati. Ci sarà il mio faccione sopra. E pensare che io non mi amo da circa 20 anni, da quando mi sono allargato. Non mi rivedo mai nelle scene che faccio, non mi piaccio proprio più».
Doppiamente nonno
«Ho fatto un buon miscuglio nel personaggio di Nonno Libero. Io ero già nonno nella vita quando ho cominciato a interpretarlo e ho miscelato i due ruoli: quello del nonno vero e il Libero del “Medico in famiglia”. A volte imparavo delle cose sul set che poi adottavo a casa con i miei “veri” nipoti».

Il video integrale

Tre generazioni di fan  
«I miei fan sono alla terza generazione, la cosa bella è sentirsi chiamare per strada da un nonno che passeggia con il nipote: “Ah, nonno…” e il nipote con lui: “Nonno Libro!”. Proprio così, mi ha chiamato “Libro”!».
La malattia del sonno
«Io non ci ho mai creduto nei libri, ma in quello che ho appena pubblicato (vedi box qui sopra, ndr) ho fatto parlare cinque miei personaggi come in un film. Per esempio ci sono Nonno Libero, il commissario Lo Gatto e il commissario Auricchio che parlano fra loro. La cosa bella è che nel linguaggio mio posso dire tutte le parolacce, anche delle “stronzéte” come è scritto sulla copertina. Ma nel libro ci sono pure cose utili. Per esempio c’è un problema di cui nessuno parla ed è la malattia del sonno, ossia le apnee notturne. Qualche tempo fa mia moglie è andata a fare una visita e il dottore le ha chiesto se dormiva bene. E lei: “Dormirei se mio marito non russasse”. Il dottore mi ha chiesto: “Lei russa?”. E io: “Russo e poi mi sveglio”. Così ho fatto un esame e il medico mi ha detto: “Lei ha 220 apnee a notte, 42 apnee all’ora!”. Da allora ho messo una mascherina e sono passato a 1-2 apnee all’ora, ho acquistato più inventiva, sono diventato logorroico, mi sono ravvivèto… Ma c’è poco da ridere: quello delle apnee notturne è un problema molto serio e si può anche morire. Invito tutti a fare controlli».
Quel giovane brigadiere
«All’epoca del film con il brigadiere Zagaria, il mio primo ruolo da protagonista nel 1973, ero magrissimo e facevo l’attore di fotoromanzi, avevo il collo alla Modiglieni e ricevevo letterine dalle mie ammiratrici. Ma se avessi saputo che c’erano dei latitanti della camorra che si chiamavano Zagaria non mi sarei mai chiamato così. Comunque quando riguardo quel film sembra girato ieri. Anche altre cose che ho fatto non hanno epoca, sono un insieme di sketch che ancora fanno ridere. Alcuni miei film sono diventati di culto. Molti giornalisti poi mi hanno chiesto scusa: “Abbiamo sempre detto che i tuoi film non li vedevamo, ma non era vero”».
La promessa di Tarantino
«Ero a Venezia per un evento dell’Unicef e in quei giorni c’era il Festival del cinema. A un certo punto vedo correre tantissime persone attorno a uno che sembrava Jimmy il Fenomeno (attore caratterista del cinema italiano, ndr), invece era il regista Quentin Tarantino. S’inginocchia davanti a me e dice: “Grande maestro!”. Io, che non so l’inglese, gli ho risposto: “You maestro!”. E per far vedere che ero esperto ho detto: “Pulp fiction!” (titolo di un film di Tarantino, ndr). Lui aveva visto il mio “Spaghetti a mezzanotte” con Barbara Bouchet. Gli ho detto: “Mi piacerebbe fare un cattivo, un ruolo che non si aspettano da me”. E lui: “Lino good face!”. Sono rimasto con questa sua promessa di farmi fare qualcosa. Poi ho scoperto che era ubriaco...».
Il mio amico Renzo Arbore
«Un grande amico è Renzo Arbore. Lui è di Foggia, abbiamo sempre scherzato su Foggia che non è Bari. Siamo due persone perbene, due pugliesi buoni e altruisti, lui ha una grande cultura musicale, io ho sempre detto che avrei voluto una laurea “honoris pausa”, perché la comicità è come la musica, le pause sono importanti».
Quel fenomeno di Checco
«Chi mi fa ridere molto oggi è Checco Zalone, la sua è una comicità un po’ assurda, fuori dai canoni normali».
Cani dell’Aldilà
«Amo così tanto i cani che ho creato un cimitero per animali domestici a Morlupo, a nord di Roma, dove ho una casa. E ho messo questa scritta: “Vi abbiamo amato noi per quanto ci avete amato voi?”. A un fabbricante di maioliche ho fatto fare una ceramica dove da un lato c’è un uomo bruttissimo e dall’altro un cane bellissimo, con inciso: “Dio creò il cane per farsi perdonare di aver creato l’uomo”. Tra mia figlia e mio figlio ora abbiamo cinque cani».
L’importanza della leggerezza
«Quando vado ai funerali guardo sempre la faccia di chi solleva la cassa come a dire: “Li mortacci quanto pesa questo qui». Io ho promesso di dimagrire...».
Vorrei un premio con la «erre»
«Mi rimane un desiderio: vincere un premio, anche un peluche o un coniglio di cartapesta. All’estero, però: magari a Cannes, anche solo per ritirare un premio e dire: “Merci” con la “erre” francese. Un figurone!».
Un giullare per il Papa
«L’ultimo mio sogno è quello di fare il giullare del Papa, uno che quando il Papa è incavoléto dicono: “Chiamate Lino!”».