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16 Ottobre 2016 | 18:46

Rai5, dal 16 ottobre riparte “Cult Book”

La nuova edizione, condotta da Stas’ Gawronski, Eraldo Affinati e Maria Agostinelli, affronta in quattro puntate altrettanti temi della vita umana: la follia, la colpa, l'eroe e il successo

 di Simone Gorla

Rai5, dal 16 ottobre riparte “Cult Book”

La nuova edizione, condotta da Stas’ Gawronski, Eraldo Affinati e Maria Agostinelli, affronta in quattro puntate altrettanti temi della vita umana: la follia, la colpa, l'eroe e il successo

Foto: Cult Book  - Credit: © Rai

16 Ottobre 2016 | 18:46 di Simone Gorla

Letture ad alta voce, interviste a scrittori e critici, suggestioni audiovisive. Su Rai5 torna “Cult Book”, la trasmissione dedicata alla grande letteratura italiana e straniera, in onda da domenica 16 ottobre alle 20.45.

La nuova edizione, prodotta da Rai Cultura, sarà condotta da Stas’ Gawronski, Eraldo Affinati e Maria Agostinelli. Approfondirà in ogni puntata un diverso tema dell’avventura umana, attraverso riflessioni ispirate dai libri. Quattro serate che affronteranno altrettanti temi: la follia, la colpa, l’eroe e l’ossessione per il successo.

Argomento della prima puntata sarà la follia. Un fatto umano, che non può essere racchiuso in una categoria psichiatrica. Il grido della poetessa Alda Merini conferma l’esperienza dello scrittore-psichiatra Mario Tobino che ne “Le libere donne di Magliano” ha rivelato come il confine tra pazzi e “normali” sia estremamente labile e ambiguo. Anche Gilbert Keith Chesterton, nel grande romanzo “Il poeta e i pazzi”, denuncia la follia dell’uomo asservito all’esasperato razionalismo illuminista ed esalta la visione della realtà che ha l’artista, considerato da tutti uno stravagante. È la stessa capacità di penetrazione del mistero dell’esistenza che ha il protagonista de “L’idiota” di Fedor Dostoevskij. Ma la più grande follia è quella che non finisce in manicomio, pur generando crisi sociali, economiche e storiche devastanti: la pazzia dell’uomo che si fa dio e non ha altro riferimento che sé stesso, come afferma il protagonista de “Il visitatore” di Eric-Emmanuell Schmitt.