Home TvOccupy Deejay, la parola a Wintana: «Sono entrata in tv dalla porta di servizio»

24 Aprile 2013 | 10:48

Occupy Deejay, la parola a Wintana: «Sono entrata in tv dalla porta di servizio»

Ogni pomeriggio conduce «Occupy Deejay» assieme ad Andres Diamond. Per molti è ancora un volto nuovo della tv ma in realtà Wintana Rezene, Winty per gli amici, ha già una bella gavetta televisiva alle spalle. Per saperne di più l'abbiamo intervistata...

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Occupy Deejay, la parola a Wintana: «Sono entrata in tv dalla porta di servizio»

Ogni pomeriggio conduce «Occupy Deejay» assieme ad Andres Diamond. Per molti è ancora un volto nuovo della tv ma in realtà Wintana Rezene, Winty per gli amici, ha già una bella gavetta televisiva alle spalle. Per saperne di più l'abbiamo intervistata...

24 Aprile 2013 | 10:48 di Redazione

Ogni pomeriggio su Deejay Tv, da lunedì a venerdì alle 15.30, conduce «Occupy Deejay» assieme ad Andres Diamond. Per molti è ancora un volto nuovo della tv ma in realtà Wintana Rezene, Winty per gli amici, ha già una bella gavetta televisiva alle spalle. Per saperne di più l’abbiamo intervistata durante una recente visita negli studi milanesi di via Massena.

Cosa ti ha portato a «Occupy Deejay»?
«Ho sempre lavorato in parallelo. Mi è capitato di lavorare nella comunicazione proprio agli esordi in Radio Popolare. Finito il liceo, questa esperienza mi ha portato a Scienze della Comunicazione ma nel frattempo andavo per passione personale a vedere le trasmissioni di Mtv, facevo parte del pubblico. Sono poi rimasta in contatto con Simona Gamba, l’allora direttrice casting di Mtv».

È cominciata subito la fase lavorativa a Mtv?
«No, Simona mi fece un casting per Cercasi Vj, ma non se ne fece niente. Grazie all’università ho poi scelto di fare uno stage nel suo ufficio casting. Ho catalogato in Excel centinaia di nomi, facce, portando in digitale un catalogo che allora era solo cartaceo».

La storia si sta facendo molto appassionante.
«Durante questa esperienza mi sono fatta le ossa e dopo un anno sono rimasta da sola a gestire l’ufficio casting, che però poi è stato chiuso del tutto. Qualche tempo dopo Mtv mi hanno richiamato per il progetto Trl. Cercavano nuovi conduttori e in pratica mi sono ritrovata a fare il provino per un ruolo di cui per mesi avevo curato il casting».

Quindi sei tornata di nuovo dall’altra parte della barricata. Com’è andata?
«Direi bene. In fondo sono entrata dalla porta di servizio. Credo che sia questo il motivo che mi permette di stare molto con i piedi per terra. È un lavoro in cui si sta fermi anche per molto tempo. Sono cosciente che tutto ha un inizio e una fine. Forse è per questo che mi si vede, almeno così mi dicono, vera in tv».

E dopo la fine dell’esperienza con Mtv?
«Sono stata a Londra per qualche mese, poi sono tornata e ho saputo che a Deejay Tv cercavano qualcuno per un programma molto semplice dove venivano lanciati dei videoclip e così sono andata. In seguito è arrivato Occupy».

Cos’è per te «Occupy Deejay»?
«È una finestra interattiva sul mondo reale. Non artefatto. Il fatto di essere reale lo si respira perché abbiamo un approccio molto naturale. Non c’è l’entusiasmo gratuito che spesso si vede in tv. Tutti i giorni cerchiamo un argomento che possa essere interessante in modo trasversale e che permetta di poterne discutere senza dover arrivare a una morale a tutti i costi».

L’aspetto più interessante è che non è un programma musicale ma lo sembra.
«Sì, perché ogni aspetto del programma è permeato dalla musica, anche se non sempre in modo diretto. Ci piace giocare su diversi piani, un po’ come quando hai Jovanotti, una persona con cui puoi parlare di tutto. Trattare l’attualità per noi è un fatto normale, come lo si farebbe sui social network. Questo umanizza gli ospiti senza far passare nessuno come un eroe nazionale. Cerchiamo di mettere in contatto i creativi con gli spettatori che a loro volta ci propongono idee, temi e nuovi orizzonti da esplorare».

Una parola su Andres?
«Per me è come un compagno di classe, la spalla del liceo casinista ma buono. Ha quel suo modo di sdrammatizzare che è sciallato, tranquillo e toglie un po’ di tensione. Offre quella sporcatura che dà ritmo al programma».

Cosa ti auspichi per il futuro di «Occupy»?
«Il programma è cambiato molto nel tempo, mi piacerebbe pensarlo con un dna sempre più aperto al cambiamento, con una forte curiosità. Da fruitrice mi piace l’idea che la tv possa essere un po’ meno impostata, più rilassata, dove nessuno deve diventare qualcun altro quando le luci delle telecamere si accendono».

Cosa vedi nel tuo futuro? Ti vedi conduttrice tra 10 anni?
«Quando uno pensa a una conduttrice, sembra che si pensi sempre a qualcosa di eccezionale. Sono lo specchio della vita di un mio qualsiasi coetaneo. In questo mondo meno si struttura meglio è. Non ho un modello aspirazionale. Prendo le cose come vengono, man mano che arrivano. Vivo il presente».