10 Aprile 2013 | 13:07

Occupy Deejay: l’intervista a Andres Diamond, conduttore, disc jockey e…

Da lunedì a venerdì conduce con Wintana «Occupy Deejay» il programma pomeridiano di Deejay Tv, ma di lui si sa ancora poco. Ha un passato da wrestler e un presente da dj e produttore musicale. Ecco che cosa abbiamo scoperto durante la nostra visita negli studi di via Massena...

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Occupy Deejay: l’intervista a Andres Diamond, conduttore, disc jockey e…

Da lunedì a venerdì conduce con Wintana «Occupy Deejay» il programma pomeridiano di Deejay Tv, ma di lui si sa ancora poco. Ha un passato da wrestler e un presente da dj e produttore musicale. Ecco che cosa abbiamo scoperto durante la nostra visita negli studi di via Massena...

10 Aprile 2013 | 13:07 di

Ogni giorno da lunedì a venerdì, Andres Diamond conduce con Wintana «Occupy Deejay» il programma pomeridiano di Deejay Tv, ma di lui si sa ancora poco. All’anagrafe Andrea Redaelli, 26 anni (quasi 27), Andres ha un passato da wrestler e un presente da dj e produttore musicale. Ecco che cosa abbiamo scoperto durante la nostra visita negli studi milanesi di Deejay Tv, in via Massena.

Cosa ti ha portato a «Occupy Deejay»?
«Quando ancora c’era All Music, mi occupavo di montare i videoclip che andavano in onda nei weekend, quelli della notte legati alla musica club. Poi è nata la mia vita televisiva grazie a La Pina mi ha voluto conoscere. Si era incuriosita quando aveva scoperto che facevo wrestling».

Davvero?
«Eh sì, lo seguivo da piccolo e poi mi sono appassionato. Nel 2005, dopo anni di nuoto, ho debuttato con una carriera fulminante. Era il periodo di grande interesse, anche in Italia. Siamo andati anche molto all’estero. In Nord Europa, in Camerun anche. Poi è diventata una cosa interessante da raccontare in alcuni video su YouTube con La Pina, poi in Nientology sempre con lei e Diego Passoni, dove facevo sostanzialmente la velina, il maggiordomo della situazione».

Quando sei diventato dj?
«Dal 2000 produco pezzi e faccio musica. Quando esco dallo studio di Occupy mi metto a lavorare con i sintetizzatori, rimango sveglio anche fino alle cinque del mattino. In fondo è stata proprio questa attività a portarmi davanti alla telecamera. La svolta è arrivata quando ho intervistato David Guetta, che mi ha fatto enormi complimenti dopo una nostra intervista. È stato il lasciapassare che mi aperto la porta di Occupy. Era la prima volta che facevo qualcosa da frontman».

Che utente televisivo sei?
«Guardo molta tv, ma la maggior parte sono programmi di approfondimento giornalistico. Non amo molto l’intrattenimento televisivo, guardo qualcosa su Sky, ma ho proprio una passione per Ballarò, Servizio Pubblico. Li guardo tutti questi programmi».

Cos’è per te Occupy?
«È un contenitore di qualsiasi cosa non sia banale. Raramente tocchiamo argomenti superpopolari, anche nella scelta degli ospiti tendiamo a trovare personaggi particolari e mai visti. Poi certo arrivano anche gli ospiti di fama nazionale e internazionale, ma la maggior parte dei contenuti sono nuovi. Da noi ci sono blogger, artisti di strada, autori di libri e quando si parla di musica se ne parla in modo più tecnico, in modo non istituzionale. In modo molto personale».

Parlami della tua compagna di conduzione, Wintana.
«Lei è la parte istituzionale. Nel wrestling i commentatori sono sempre due, uno è il tecnico e l’altro è quello che sbraita, che esagera, che mette più colore. Lei rispetto a me è  piuttosto timida e controllata, ma io in qualche modo la spingo a sbilanciarsi».

La ricerca di questi due ruoli era premeditata?
«No, è stata piuttosto naturale. Poi a volte sono io quello che ci tiene molto all’uso corretto dei congiuntivi e della lingua italiana, a usare termini che nell’era delle abbreviazioni da sms possono sembrare un po’ arcaici. Quindi non siamo modelli con un ruolo, ma un mix fresco, che è esattamente quello che cercavano».

Cosa ti auspichi per il futuro di questo programma?
«Mi piacerebbe aumentare lo spazio alla musica dancefloor, dove invitiamo nomi di assoluto rispetto della scena club underground, non da classifica. Realtà che magari sono molto famose all’estero, italiani come Benny Benassi che all’estero sono dei mostri di successo e in Italia non hanno la notorietà che meritano. Vorrei che ci guardasse sempre più gente, il nostro è un programma di qualità, fatto con mezzi non eccessivi e un linguaggio trasversale che non è solo per ragazzini».

Cosa vedi nel tuo futuro? Ti vedi conduttore tra 10 anni?
«Non mi dispiacerebbe condurre anche in futuro, adesso c’è tanta gente su YouTube e queste cose non sempre diventano un lavoro. Non mi piacciono tanto l’intrattenimento di consumo, perché spesso sono cose che guardi e poi dimentichi. Parallelamente porto avanti i miei progetti ed è naturale perché lo faccio con passione, amo molto anche il fatto di portare in tv programmi come questo che non sono istituzionali, ma capaci di portare contenuti con il giusto linguaggio».