25 Marzo 2011 | 15:58

Paolo Bonolis: «Ah, se scoprissi il senso della vita!»

«Il mio segreto è la curiosità, la voglia di ascoltare» spiega il conduttore. «Certo, con questo programma non potrò fare i numeri di “Ciao Darwin”, ma ospiterò personaggi che è difficile vedere in tv, soprattutto a Mediaset. Cominceremo con Ligabue. Dario Fo, invece, mi ha detto no. Peccato...»...

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Paolo Bonolis: «Ah, se scoprissi il senso della vita!»

«Il mio segreto è la curiosità, la voglia di ascoltare» spiega il conduttore. «Certo, con questo programma non potrò fare i numeri di “Ciao Darwin”, ma ospiterò personaggi che è difficile vedere in tv, soprattutto a Mediaset. Cominceremo con Ligabue. Dario Fo, invece, mi ha detto no. Peccato...»...

25 Marzo 2011 | 15:58 di

Paolo Bonolis e Luca Laurenti (foto Frezza - La Fata)

Il senso ma pure il «nonsenso» della vita. Dopo tre anni di digiuno torna in tv la creatura che più somiglia al suo ideatore Paolo Bonolis, affamata di curiosità, ricca di chiaroscuri e anticonvenzionale nella voglia di guardare il mondo, proprio come lui. La sfida non è da poco perché questo programma, uno dei fiori all’occhiello della tv commerciale, capace di conciliare contenuti, linguaggi innovativi e buoni ascolti, per la prima volta si confronta con la prima serata. E per l’occasione si regala uno sguardo più disincantato e leggero, soffermandosi pure su quei tanti (troppi?) aspetti della nostra esistenza in cui è arduo scovare un significato.

Qual è il nonsenso della vita?
«Sono tante le cose che non hanno senso, magari le stesse a cui diamo troppa importanza. Viviamo con apprensione anche gli aspetti naturali della vita come la nascita, i sentimenti, il lavoro, la morte. Manca la leggerezza, la gioia. Le nostre scelte sembrano obbedire a una sorta di protocollo esistenziale e finiscono per non corrisponderci. Così ci ritroviamo in una gigantesca pentola che tutto frigge, nell’imperativo di fare mille cose, di sapere tutto, di desiderare qualsiasi cosa, frenetici e nevrotizzati da noi stessi, dalla cultura e dai desideri che ci autoimponiamo».

Qualche esempio concreto?
«Che so, il commercio nei confronti dei morti da seppellire. La morte è una cosa naturale, ma noi la temiamo così tanto da ridurci a rivestirla in maniera pagliaccesca. Comprando pezzi di terreno apposta per i seppellimenti, acquistando bare con legni prestigiosi e sovvenzionando alla grande chi ci mangia sopra. E, ancora, i ragazzi che a 18 anni pensano solo a far soldi, gli anziani che corrono appresso alle sottane, le trentenni che cominciano a tirarsi tette e labbra: quante sono le cose grottesche? Siamo impupazzati dall’eccesso delle nostre ambizioni, forse perché abbiamo le cose ancora prima di desiderarle».

L’accusa di moralismo è dietro l’angolo. Che cosa risponde a chi l’ha tacciata di volersi trasformare con questo programma in maître-à-penser?
«A me non dispiace l’idea di apparire difficilmente identificabile. Di sicuro è meglio di chi recita sempre lo stesso mantra. Che io sia moralista mi fa ridere. Rivendico invece la possibilità di essere portavoce di persone che hanno qualcosa da dire. Il senso della vita alla fine è un esercizio di curiosità, è la capacità di stare ad ascoltare».

E che cosa ci farà ascoltare in questa quarta edizione?
«Piergiorgio Odifreddi che darà risposte matematiche a grandi quesiti, come il non essere gli unici nell’universo dimostrato dalla formula di Drake. Il giornalista Gino Castaldo che parlerà di musica, a cominciare dall’inconsapevolezza del genio. Persone non famose che terranno miniconferenze per presentare cose nuove o insolite. Che so, il ragazzo del Malawi che racconta di come ha salvato il suo villaggio dalla siccità. Mario Tozzi che parla dei falsi miti, dell’approccio scientifico ai miracoli e Massimo Polidoro che racconta perché la mente si lascia ingannare. E ancora lo scrittore Erri De Luca, Gunter Pauli e la “Blue economy” a impatto ambientale zero. E poi la fotointervista a personaggi che non è facile vedere in tv, tantomeno a Mediaset».

A chi si riferisce?
«In passato da me sono venuti Benigni, Jovanotti, Arbore, Monicelli, persone che a Mediaset non metterebbero piede per coinvolgimenti politici e che nel nostro programma hanno visto un luogo incontaminato. Quest’anno iniziamo con Luciano Ligabue. Ma avremo anche Christian De Sica con cui condividere una visione disincantata».

Chi le ha detto di no?
«Dario Fo. Peccato».

Come è riuscito a portare «Il senso della vita» in prima serata?
«Chiedendolo. E basandomi sul fatto che alcuni dirigenti, che lo apprezzavano, erano d’accordo con me nel testarlo. Certo, non potrà fare i numeri di “Ciao Darwin” o “Chi ha incastrato Peter Pan?”, ma credo che possa piacere. Storie dolorose, allegre, commoventi, surreali: sbirciare nell’esistenza con un po’ di disincanto è l’esercizio che farà questo varietà insolito, dove ci sarà anche molta musica dal vivo. E ovviamente il maestro Luca Laurenti, che di volta in volta cercherà di indovinare i cinque buoni motivi per essere qualcuno, dal Papa a Napolitano. Ma anche i cinque buoni motivi per indignarsi o andarsene o chissà».

A lei cosa la fa ridere?
«Ciò che stride con la realtà. Le comiche dell’anima, figlie delle cadute sulle bucce di banana. Le incongruenze. Totò, Sordi. Il situazionismo».

E cosa la fa piangere?
«Mi commuove il coraggio, chi ha la voglia di non accettare supinamente ciò che accade e si fa carico degli altri. I giovani che reagiscono, la gente che si rivolta all’ottusità del potere, la vita».