20 Settembre 2010 | 07:25

Pippo Baudo: «In questo periodo preferisco fare il nonno e condurre Novecento»

È un periodo di grandi emozioni per Pippo Baudo: da pochi giorni è diventato nonno di Nicholas e Nicole, i gemelli di sua figlia Tiziana, e lunedì torna su Raitre con una nuova serie di «Novecento», il programma della memoria proposto per la prima volta nel 2000, per raccontare (in sette puntate) storia e storie del secolo scorso attraverso personaggi famosi.

 di

Pippo Baudo: «In questo periodo preferisco fare il nonno e condurre Novecento»

È un periodo di grandi emozioni per Pippo Baudo: da pochi giorni è diventato nonno di Nicholas e Nicole, i gemelli di sua figlia Tiziana, e lunedì torna su Raitre con una nuova serie di «Novecento», il programma della memoria proposto per la prima volta nel 2000, per raccontare (in sette puntate) storia e storie del secolo scorso attraverso personaggi famosi.

20 Settembre 2010 | 07:25 di

Pippo Baudo

È un periodo di grandi emozioni per Pippo Baudo: da pochi giorni è diventato nonno di Nicholas e Nicole, i gemelli di sua figlia Tiziana, e lunedì torna su Raitre con una nuova serie di «Novecento», il programma della memoria proposto per la prima volta nel 2000, per raccontare (in sette puntate) storia e storie del secolo scorso attraverso personaggi famosi. «È un programma che nacque quasi per caso e divenne uno dei più grandi successi di Raitre» ricorda Baudo che, sorridendo, aggiunge: «La scaramanzia è dalla sua parte».

«Novecento» è stato il capostipite dei programmi di oggi dedicati al passato. Uno per tutti, «I migliori anni». Questo rende la scalata all’Auditel più complicata?
«Direi di sì, anche perché molto materiale di repertorio è stato già usato. Bisogna andare a cercare personaggi ancora poco conosciuti».
Per esempio?
«Nella prima puntata parleremo di Virginia Agnelli, la madre di Gianni, Susanna e Umberto. Ha avuto una vicenda tragica col suocero, il fondatore della Fiat: si sono odiati per tutta la vita. È una storia su cui suo figlio Gianni aveva steso una cortina di silenzio. Sono sicuro che sarà una sorpresa per il nostro pubblico».
Intanto, stiamo per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia. Un anniversario che la vede televisivamente coinvolta.
«Sì, dovrei fare qualcosa con Bruno Vespa. Aspetto una riunione concreta che confermi l’iniziativa. Raccontare 150 anni è difficile, si corre il rischio di essere noiosi. Bisogna usare la fantasia e  tralasciare alcune cose, altrimenti non basterebbe un anno».
Di lei e Vespa si è parlato anche per il prossimo Sanremo. Poi è uscita l’ipotesi di affiancare sul palco Morandi, Ranieri, l’Arcuri, la Canalis e lo stesso Vespa.
«È il Festival dell’Unità d’Italia, mettano chi vogliono. Pure Garibaldi, se fanno una seduta spiritica. Però trovo che Morandi e Ranieri abbiano le carte in regola per condurlo».
E lei? Con il prossimo potrebbe arrivare a 14 conduzioni.
«La mia candidatura è nata a mia insaputa,  ma io non amo le candidature che devono essere sottoposte a promozioni o bocciature. Sono stato sempre promosso dal pubblico, non dai dirigenti. Il concorso l’ho già fatto 50 anni fa e l’ho vinto».
Vuol dire che esclude categoricamente la possibilità di condurlo?
«Sì. Alla mia età posso permettermi di fare solo le cose che mi fanno piacere. Ed essere chiamato dopo altri non me ne farebbe. Dire che non amo Sanremo sarebbe una bestemmia ma ora sto bene come sto, non ho nostalgie. Non è più il tempo per il Festival. Per carità, la manifestazione ha ancora una sua validità, un suo glamour. Come recita lo slogan che abbiamo coniato anni fa, “Sanremo è Sanremo”. Ma, francamente, una tale querelle sui conduttori non l’ho mai vissuta. Figuriamoci, poi, se si dovesse fare durante la campagna elettorale. No, grazie. Ripeto, il concorso l’ho già vinto».
Anche quello per il ruolo di nonno?
«Diciamo che ormai ero abbastanza maturo per ricevere Nicholas e Nicole. Non me lo sarei aspettato, ma quando li vedo muoversi e respirare insieme, mi emoziono».