Home TvPrima Serata«Gazebo», il nostro tg a fumetti: intervista a Diego Bianchi

05 Ottobre 2016 | 15:22

«Gazebo», il nostro tg a fumetti: intervista a Diego Bianchi

Il capobanda della tramissione di culto di Raitre racconta a Sorrisi la nuova sfida della fascia preserale

 di Francesco Chignola

«Gazebo», il nostro tg a fumetti: intervista a Diego Bianchi

Il capobanda della tramissione di culto di Raitre racconta a Sorrisi la nuova sfida della fascia preserale

Foto: Diego Bianchi in arte «Zoro»  - Credit: © Lorenzo Labagnara

05 Ottobre 2016 | 15:22 di Francesco Chignola

Dal Teatro delle Vittorie di Roma, in uno studio nascosto dietro gli spalti di «Affari tuoi», va in onda dal 2013 uno dei programmi più innovativi della tv che racconta l’attualità in diretta mescolando satira e reportage, informazione e poesia.

«Gazebo» era uno dei punti fermi della seconda serata di Raitre, ma quest’anno si è sdoppiato: oltre a una puntata più «tradizionale» il venerdì alle 23, dal martedì al venerdì alle 20.05 va in onda «Gazebo #social news». In studio, il capobanda Diego Bianchi (alias «Zoro») riassume in 25 minuti i fatti del giorno e commenta le reazioni su Twitter con l’aiuto del fumettista Marco «Makkox» D'Ambrosio e di un cast rodatissimo, dal giornalista Marco Damilano al tassista jolly Mirko «Missouri 4» Matteucci, fino alla band guidata da Roberto Angelini e Giovanni Di Cosimo.

Diego, com’è nata questa sfida?
«Il giorno degli attentati di Bruxelles la rete ci chiese di imbastire in poche ore una puntata a tema, inseguendo l’attualità e i social. L’esperimento funzionò molto bene. Così ci hanno proposto di fare lo stesso in una striscia quotidiana».

Però rimanete in onda anche il venerdì alle 23.
«Ci tenevamo a continuare il lavoro fatto in tutti questi anni, quello dei reportage. La puntata del venerdì notte è più lunga, ci permette di fare informazione in modo più approfondito».

Come vi trovate, invece, nella nuova fascia?
«Per ora non ci possiamo lamentare. Il pubblico è diverso, non solo più ampio. Noi invece siamo rimasti sempre gli stessi, visto che ormai siamo un po’ anziani...».

Cosa cambia per il vostro lavoro?
«Che le puntate nascono sorprendendo noi stessi, di ora in ora. Per quante idee tu abbia avuto al mattino, spesso al pomeriggio devi smontare tutto e ricominciare. Andiamo in onda nella fascia dei telegiornali, quindi siamo diventati una specie di “tg alternativo”».

Cosa può dare di più «Gazebo» rispetto a un tg?
«La voglia di vedere le cose con i nostri occhi e di conoscere meglio chi ci sta intorno, a cominciare dai giovani. Decifrare il significato dei temi di cui dibattono su Twitter ha un senso pedagogico: se non capiamo di cosa parlano, è un problema nostro».

Ogni tanto sentiamo anche la voce di tua figlia che cerca di spiegarti i fenomeni adolescenziali.
«Avendo una figlia di 13 anni devo farmi una cultura su certe cose per forza, a prescindere da “Gazebo”! Grazie a lei ho capito l’importanza di questi fenomeni nella formazione dei giovani, e credo che sia necessario coinvolgerli di più. Comunque su Twitter si parla soprattutto di tv e di calcio: dopotutto
è uno specchio dell’Italia».

Passare da 2 a 5 dirette è stato scioccante?
«Non ci possiamo più fermare, mai. Appena hai un’idea devi concretizzarla.
Il venerdì, con le due dirette, è intenso… siamo persone di mezza età! Ma non è una lamentela: ci divertiamo tantissimo, finché il fisico regge».

Per te l’informazione in tv gode di buona salute?
«Ci sono tante belle cose, se te le vai a cercare, ma anche tante brutte. Mettiamola così: se fai informazione pensando solo agli ascolti, allora rischi di farne davvero poca».

La prima puntata «lunga» del venerdì era dedicata al terremoto di Amatrice. Che approccio hai scelto?
«Sono partito alle 8 del mattino, appena l’ho saputo. Alle 10 ero lì. Se segui un evento di questo tipo non puoi andarci con arroganza o con una tesi da dimostrare. Non puoi essere ingombrante: devi accendere la telecamera e raccontare quello che vedi, sperando che sia utile, soprattutto per quando le telecamere non ci saranno più. Quelli che si contendono metri quadrati con i vigili del fuoco per fare una foto migliore di un uomo tirato fuori vivo dalle macerie fanno una distorsione pericolosa e anche dannosa per chi invece vuole fare informazione con rispetto. A volte ciò che manca è soltanto un po’ di buon senso».

Foto: La vignetta speciale che Makkox ha regalato a Sorrisi