14 Settembre 2017 | 12:12

Fiorella Mannoia, su Rai1 conduce il suo primo varietà

Arriva «Un, due, tre...Fiorella!», con musica, ospiti e sorprese «Mostrerò una parte di me che pochi conoscono»

 di Stefania Zizzari

Fiorella Mannoia, su Rai1 conduce il suo primo varietà

Arriva «Un, due, tre...Fiorella!», con musica, ospiti e sorprese «Mostrerò una parte di me che pochi conoscono»

Foto: Fiorella Mannoia

14 Settembre 2017 | 12:12 di Stefania Zizzari

«Sono in tensione ma è stimolante: è la sana agitazione di chi si sta apprestando a fare una cosa che non ha mai fatto» esordisce Fiorella Mannoia. Quello che non ha mai fatto è condurre uno show. Ed è quello che farà il 16 e 23 settembre su Raiuno, quando sarà la padrona di casa di «Un, due, tre… Fiorella!».

«Uno, due, tre Fiorella», due serate per Fiorella Mannoia su Raiuno

Qual è la cosa più difficile?
«Devo fare i conti con gli autori, con i “si esce di qua, si entra di là”, e poi “mentre parli con quello succede quest’altro...”. Io so gestire uno spettacolo, un mio concerto: lì sono  a casa mia. Ma gestire un programma televisivo è un’altra cosa».

Come è nata questa idea?
«Me l’hanno proposta e io mi sono presa un po’ di tempo per riflettere. Poi mi sono detta: buttiamoci!».

Che cosa si aspetta?
«Vorrei far uscire una parte di me che non si conosce, quella ironica. Chi mi segue e viene ai miei concerti sa che canto canzoni serie, faccio riflettere anche su temi importanti, però sono una persona che ama divertirsi, che ha la battuta pronta. Il grande pubblico invece mi vede sempre come una che è la musa dei cantautori, che canta cose impegnate, mentre la leggerezza del mio carattere non la conosce. Ecco, mi piacerebbe metterla in evidenza».

Che tipo di show vedremo? 
«Ci saranno tanta musica, monologhi, momenti di riflessione, di commozione ma anche risate e puro divertimento. E poi la partecipazione di alcuni miei amici cari come Sabrina Ferilli, Edoardo Leo, Marco Giallini e tanti altri che non posso svelare».

Lo studio come sarà?
«È costruito attorno a un muro».

A un muro?
«Sì. Sono sempre stata affascinata dai muri. Non quelli che dividono ma dai muri che segnano il passaggio degli esseri umani. Sui muri la gente manifesta il proprio dissenso e fa delle dichiarazioni d’amore: mi fermo sempre a leggere le scritte. E sul muro nel nostro studio ce ne saranno alcune che ho ripreso dalla strada. Amo i murales di artisti straordinari, non certo i vandali che deturpano i monumenti. Il titolo dello show nasce così: sul muro ci abbiamo giocato a palla prigioniera, a “un, due tre stella”. E allora l’abbiamo chiamato “Un, due tre... Fiorella!”». 

Capitolo tacchi.
«Tema difficile. Cercherò di evitarli, io e lo stilista stiamo facendo una battaglia. Non è escluso che quando indosserò un bell’abito da sera sia scalza. Tanto se l’abito è lungo non se ne accorge nessuno!».

Lei è sulle scene da 40 anni: qual è il segreto per starci bene? 
«La verità. Essere se stessi paga sempre».

Sul suo sito c’è una frase: «Tutti combattiamo. Per un’idea, un amore, un’ingiustizia, un traguardo… in generale per il diritto a essere felici». Cos’è che la rende felice?
«Sono una donna fortunata e privilegiata. Non passa giorno che non ringrazi per questo. E la vita continua a darmi delle sorprese, a farmi sentire viva, a non farmi sentire gli anni che passano».

E neppure si vedono. Come fa?
«Non credo alla vecchiaia, la rifiuto. Nel corpo gli acciacchi li senti. Magari ti metti in una posizione e quando ti alzi… aiuto! Ma se sei curioso, se non ti adagi, la testa non invecchia».

Il suo prossimo traguardo?
«Sono tanto giovane: ho la vita davanti, non lo so (ride)».

Con il suo «Combattente in tour» sarà il 17 settembre all’Arena di Verona.
«Sarà la festa finale di questa parte di tour particolarmente felice e di successo».

Poi va all’estero e tra le date c’è il Bataclan di Parigi, teatro del drammatico attentato terroristico del 2015.
«Sì. Con più speranza che paura».

Esordì come controfigura di Monica Vitti e spericolata "stunt"

All’esordio Fiorella fu la controfigura di Monica Vitti e «stunt woman» nelle scene pericolose al cinema. «Monica m’ha insegnato tanto. Mi diceva: “Quella è la tua faccia, devi proteggerla: fatti illuminare bene, non ti accontentare“. Anche perché lei, come me, poteva essere bella o no a seconda delle luci».