17 Dicembre 2014 | 09:00

Donnavventura con Lorena: Taliouine e l’Oro berbero, lo zafferano

È ancora notte quando saliamo sui nostri pick up per raggiungere la destinazione del giorno. C’è una leggera nebbiolina sopra i campi che costeggiano la strada, e fa freddo, un freddo che finora non ci eravamo accorte che ci fosse.

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Donnavventura con Lorena: Taliouine e l’Oro berbero, lo zafferano

È ancora notte quando saliamo sui nostri pick up per raggiungere la destinazione del giorno. C’è una leggera nebbiolina sopra i campi che costeggiano la strada, e fa freddo, un freddo che finora non ci eravamo accorte che ci fosse.

17 Dicembre 2014 | 09:00 di

di Lorena Antonioni

È ancora notte quando saliamo sui nostri pick up per raggiungere la destinazione del giorno.

C’è una leggera nebbiolina sopra i campi che costeggiano la strada, e fa freddo, un freddo che finora non ci eravamo accorte che ci fosse.

Inizio ad intravedere delle figure camminare nel buio a passo spedito, tenendo le braccia strette al petto per trattenere un po’ di calore.

Lasciamo le nostre auto all’entrata dei campi e scendiamo a piedi; decine di donne chine sulla terra raccolgono con gesti veloci e attenti i fiori viola. È un lavoro complesso, ci vuole metodo e rapidità. È indispensabile essere delicate, e loro hanno un’eleganza nel compiere questo mestiere che ti incanta.

Si dice che il mattino ha l’oro in bocca, e noi questa volta l’oro lo abbiamo per davvero davanti agli occhi. È l’or rouge, l’oro berbero: il prezioso zafferano.

In Europa una bustina di zafferano è venduta a prezzi stratosferici, qui invece, il prodotto grezzo è usato solamente come merce di scambio.

Ed è proprio per la sua importanza sul mercato estero che, in questa regione, rappresenta una vera e propria fonte di sostentamento per molte famiglie che svolgono questo lavoro impegnativo con l’obiettivo di rivendere la spezia al souk settimanale e ricavarne il necessario per sopravvivere.

I nostri abiti sono spessi, siamo coperte a sufficienza ma guardando queste donne, con strati di maglie e lunghe gonne colorate mi rendo conto del freddo che devono provare, soprattutto nelle mani che continuano a portarsi alla bocca, soffiandoci sopra per riscaldarle.

La terra è umida la mattina, e le dita, che con un poetico ritmo la sfiorano, assorbono il suo colore e si raffreddano.

Il mio primo pensiero corre veloce… guanti, quelli sottili che si usano anche in alta montagna, si… hanno proprio bisogno di guanti.

Il lavoro ha inizio nella notte perché i fiori devono essere raccolti da chiusi, affinchè non si perdano le proprietà vitaminiche e non si affievolisca l’intensità della spezia.

Senza pensarci mi ritrovo ad aiutarle, staccando i fiori viola, uno dopo l’altro; inutile dire che dopo dieci minuti la quantità del mio raccolto non è che un decimo di quello delle donne.

Tra di loro c’è una ragazza giovane, si chiama Leila, mi guarda incuriosita. Mi avvicino per conoscerla e quando arriva il momento di separare gli stigmi dai fiori mi invita a sedermi accanto a lei.

A volte non è necessario parlare una lingua comune, bastano gli sguardi.

Le donne sedute attorno al tavolo di marmo staccano la parte finale del fiore e con estrema precisione sfilano i pistilli rossi per riporli in un piatto comune. Ad un tratto la capo famiglia intona un canto berbero e ad una ad una le donne la seguono con trasporto, noi cerchiamo di seguire le parole e ci muoviamo a ritmo di musica. È un momento di condivisione totale, tra canti e lavoro.

Durante l’asciugatura che avviene in una stanza buia gli stigmi perdono l’80% del loro peso e si stima che ci vogliano all’incirca 180 fiori per un solo grammo di zafferano.

Assistere a questo cerimoniale di raccolta mi fa comprendere a pieno il valore del prodotto finale, ottenuto con l’impegno e la passione.

La famiglia Daghor, proprietaria di questo appezzamento di terra, ci invita in una accogliente sala nella quale ci viene offerto uno spuntino davvero prelibato. Tutti prodotti fatti in casa, dal burro denso e naturale all’olio di oliva così corposo, dal miele aromatico alla dolce crema di mandorle e olio d’argan pungente e pregiato. Ciò che proprio non poteva mancare però è una buona tazza di thè rigorosamente allo zafferano, e questa volta, ancora più delle altre, assaporare questa bevanda è come compiere un rito. Perché ora consapevole di tutto ciò che c’è dietro a questo sapore, il mio pensiero è rivolto alle incredibili persone che ogni notte raccolgono i preziosi fiori viola. Ormai il sole è alto nel cielo, le donne sono tornate sui campi e le nostre auto attendono solo di sfrecciare verso una nuova meta, esco dalla casa di questa famiglia con il cuore pieno di gioia quando mi sento chiamare dalla capo famiglia, una minuscola donnina che mi ricorda tanto mia nonna, mi volto e la vedo stringere un enorme mazzo di fiori appena raccolti… sono per noi.

La guardo negli occhi e pronuncio Shukran: un grazie di cuore, per tutto questo, i fiori, la giornata, il buon cibo, l’ospitalità e l’insegnamento, la stringo forte in un abbraccio sincero e raggiungo le mie compagne di viaggio. Ovunque, nei gesti delle persone, ritrovo un po’ della mia famiglia.