23 Dicembre 2014 | 09:00

Donnavventura, il confine non cambia la sostanza: il Sud del Marocco

Il primo posto di blocco di una lunga serie. Dopo qualche giorno non ci faccio nemmeno più caso, e viene automatico fermarsi di fronte ai militari che stazionano lungo la strada...

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Donnavventura, il confine non cambia la sostanza: il Sud del Marocco

Il primo posto di blocco di una lunga serie. Dopo qualche giorno non ci faccio nemmeno più caso, e viene automatico fermarsi di fronte ai militari che stazionano lungo la strada...

23 Dicembre 2014 | 09:00 di

di Lorena Antonioni

Il primo posto di blocco di una lunga serie.

Dopo qualche giorno non ci faccio nemmeno più caso, e viene automatico fermarsi di fronte ai militari che stazionano lungo la strada.

Abbiamo superato il confine, quello tratteggiato sulla cartina, quello che separa il Marocco dal Sahara occidentale, e l’atmosfera che si respira è misteriosa. Perché è un territorio conteso che rivendica la propria indipendenza dal 1976 ma che attualmente è sotto il controllo del Marocco.

Noi facciamo base a Laayoune, la capitale ufficiosa, quella che ospita il quartiere generale delle Nazioni Unite, e abbiamo la fortuna e l’onore di conoscere due delegati italiani in missione, Enrico Magnani e Fabrizio Scarpa.

Io sono curiosa di mio, e avendo a disposizione due persone così interessanti non posso non approfittarne, e avanzo domande, voglio scoprire la loro professione, com’è vivere a contatto con una cultura distante dalla nostra, l’adattarsi a un luogo lontano dalle comodità alle quali siamo abituati, il motivo della loro presenza qui. Il tempo a disposizione è sufficiente per chiarirmi le idee e lasciare il quartier generale con un grande entusiasmo e una consapevolezza: possiamo spingerci oltre, andare sino al confine con la Mauritania in tutta tranquillità.

Ma è prima di lasciare Laayoune che ho la fortuna di incontrare Leila e Omaima, due ragazze saharawi; si avvicinano a noi di fronte al nostro hotel, indossano un velo che lascia scoperti solo gli occhi, ma quelli bastano a farmi capire quanto loro desiderino condividere con noi qualcosa di più. Ed è così, parlando in un misto d’inglese e francese che ci raccontano un po’ della loro vita da studentesse appena maggiorenni, desiderose di viaggiare e incuriosite dalla nostra presenza e dal nostro abbigliamento. Leila è la più espansiva fra le due, con uno slancio improvviso mi abbraccia, mi sfiora i capelli biondi, si abbassa il velo e mi mostra i suoi… schiariti dall’henne come i miei, ci sorridiamo e ci capiamo all’istante.

L’intesa va oltre al linguaggio parlato a volte.

È ora di partire, di dirigersi verso mete sconosciute, le destinazioni più estreme di questa nostra spedizione.

Salgo in macchina, abbasso il finestrino e con gli occhi seguo queste due nuove amiche andarsene lontano, chissà, forse un giorno ci rincontreremo.

Un ultimo pensiero mi passa per la testa… muri, barriere, linee tratteggiate sulle mappe possono dividere i territori, rappresentare un confine politico, geografico, sociale, ma una cosa è certa, non possono cambiare la sostanza.

L’uomo è uomo qualunque fazzoletto di terra abiti.