10 Dicembre 2014 | 11:40

Donnavventura, il racconto di Lorena: la mia prima volta nel Deserto

Fibrillazione. È quello che provo quando inizio ad intravedere questo incredibile spettacolo. Siamo nel deserto del Merzouga. Di fronte a me questa enorme massa di sabbia scolpita dal vento forma le dune sinuose, così maestose, così mutabili, dai colori cangianti.

 di

Donnavventura, il racconto di Lorena: la mia prima volta nel Deserto

Fibrillazione. È quello che provo quando inizio ad intravedere questo incredibile spettacolo. Siamo nel deserto del Merzouga. Di fronte a me questa enorme massa di sabbia scolpita dal vento forma le dune sinuose, così maestose, così mutabili, dai colori cangianti.

10 Dicembre 2014 | 11:40 di

di Lorena Antonioni

Fibrillazione. È quello che provo quando inizio ad intravedere questo incredibile spettacolo. Siamo nel deserto del Merzouga. Di fronte a me questa enorme massa di sabbia scolpita dal vento forma le dune sinuose, così maestose, così mutabili, dai colori cangianti.

Oggi non possiamo fare fede ad un indirizzo per trovare il nostro campo base, utilizziamo le coordinate, perché il bivacco, la belle Etoile, è sparso fra queste sculture, opere d’arte della natura, che l’uomo se solo volesse, non riuscirebbe a ricreare in egual modo.

Tende berbere e sopra di noi, un cielo terso e un gran sole.

Questa notte potrò finalmente godermi le stelle.

Appoggio il borsone sui tappeti che coprono la sabbia ed esco ad ammirare i dromedari che attraversano le dune con eleganza. È impressionante la resistenza di questi animali in grado di affrontare km e km di deserto.

E con loro gli uomini blu, i touareg, con il loro affascinante tagelmust (il velo indaco) con il quale si coprono il volto e il capo.

Questo è solo l’inizio, ne incontreremo decine e decine lungo il nostro viaggio nel deserto.

Il primo tramonto fra le dune rosse è qualcosa di talmente emozionante che non si può spiegare a parole.

Tutte noi ci sediamo sulla sabbia, rivolte verso il sole, che lentamente si eclissa per lasciare posto alla sua compagna luna, nel buio della notte. Nel centro del bivacco accendiamo un fuoco, ancora non sappiamo quanto farà freddo la notte, ma è comunque suggestivo sedersi intorno e intonare qualche canzone, aspettando che arrivi l’ora di cena. Ma siamo colte da un’inaspettata sorpresa: un gruppo di musicisti Gnaoua arriva a darci il benvenuto con la loro musica, un mix di tradizione araba e berbera che affonda le sue radici nell’Africa subsahariana.

Con i tamburi, la guaita (uno strumento a fiato) e il qraqb questi musicisti creano una melodia ritmata che coinvolge tutto il gruppo, io non riesco a stare ferma e mi lascio trasportare dal battito del tamburo, improvvisando una danza tribale. Ma il vero spettacolo è a Khamlia, nel villaggio della tribù, dove i musicisti ci accolgono calorosamente, facendoci visitare le loro abitazioni e raccontandoci le origini della loro musica.

È qui che assaggio per la prima volta la pizza gnaoua, un piatto particolare, decisamente gustoso, una sorta di calzone ripieno di carne, cipolla, uova e pomodoro! E con la pancia piena torniamo ai nostri balli travolgenti e al misticismo, si crede infatti che durante la “lila” il rituale che dura tutta la notte, gli gnaoua entrino in uno stato di trance e siano in grado di  comunicare con gli spiriti. Questo è forse uno dei motivi per cui sono un popolo rispettato e al tempo stesso temuto dalla comunità Islamica.

Guardo questi uomini danzare a ritmo di musica: ognuno a turno, occupa il centro della sala e muove passi complessi e veloci, poi viene sostituito da un compagno che tra salti e piroette crea coreografie da lasciare a bocca aperta. Veloci, flessibili, eleganti, spostano l’aria con i gesti delle loro mani, con il flettersi delle gambe, con la circonduzione delle teste che è difficile seguire per quanto roteano veloce.

È inutile dirlo, la musica gli scorre nel sangue, ed io sono letteralmente elettrizzata dopo aver assistito a questo spettacolo.

Ma la giornata non è ancora terminata, c’è ancora un infinito manto di stelle ad attendermi.

Mi siedo sul tappeto del nostro campo tendato, e ammiro tutto ciò. Mi sento così piccola di fronte all’immensità dell’universo.

Un minuscolo puntino che guarda le costellazioni e sogna ad occhi aperti. E proprio qui, penso alle parole di Antoine de Saint Exupery; si… proprio lui, l’autore de “Il piccolo principe”…. uno dei miei libri preferiti da sempre.

Mi è sempre piaciuto il deserto. Ci si siede su una duna di sabbia. Non si vede nulla. Non si sente nulla. E tuttavia qualche cosa risplende nel silenzio.

Ed in questo silenzio così denso e profondo, dove si nascondono desideri e paure, io affronto le mie, e ne esco vincitrice.

Sono arrivata fino a qui e non ho alcuna intenzione di fermarmi.