30 Dicembre 2014 | 09:00

Donnavventura, il reportage di Lorena: Dakhla

Lungo queste infinite piste che tagliano l’hammada, il deserto di pietra, non c’è che polvere e un susseguirsi di figure astratte create dalle rocce. Gruppi di dromedari che lenti ed eleganti attraversano il deserto.

 di Lorena Antonioni

Donnavventura, il reportage di Lorena: Dakhla

Lungo queste infinite piste che tagliano l’hammada, il deserto di pietra, non c’è che polvere e un susseguirsi di figure astratte create dalle rocce. Gruppi di dromedari che lenti ed eleganti attraversano il deserto.

30 Dicembre 2014 | 09:00 di Lorena Antonioni

Lungo queste infinite piste che tagliano l’hammada, il deserto di pietra, non c’è che polvere e un susseguirsi di figure astratte create dalle rocce. Gruppi di dromedari che lenti ed eleganti attraversano il deserto. E poi qualche nomade, con l’inconfondibile velo sulla testa per proteggersi dal sole, e una borsa di pelle a tracolla. (Perché l’acqua, se conservata dentro la pelle, non si scalda).

Quando vedo gesticolare questi uomini, preparo subito una bottiglia d’acqua, consapevole del fatto che qui, con il caldo torrido e le temperature elevate, bere è una necessità primaria. Ne ho la prova quando con gli occhi pieni di gratitudine ci salutano, tenendosi la mano sul cuore. E penso alla definizione tibetana di essere umano “a- go- ba” letteralmente: viandante, in migrazione. Ora più che mai comprendo e condivido l’etimologia di questa parola. Siamo in continuo movimento, viviamo in un flusso perenne di emozioni e momenti, sospesi fra la realtà e i sogni, che sono un’ancora e un sostegno nei periodi di difficoltà.

Non è la meta ad interessarmi, ma il percorso, quello che sta in mezzo fra il punto di partenza e l’arrivo, è li che succedono le cose più interessanti. Come gli incontri con i kitesurfer di Dakhla, ragazzi per la maggioranza marocchini che si sono trasferiti qui, in questa incantevole oasi, dalle grandi città, per tramutare una passione in lavoro. L’acqua calma e i venti alisei che soffiano costanti lungo tutta la costa atlantica, rendono questa zona uno spot perfetto per gli amanti degli sport acquatici. È incredibile, appena ci immettiamo sulla strada sterrata per raggiungere il Dakhla Attitude, il nostro campo base, scorgiamo decine e decine di vele colorate danzare sopra la linea azzurra dell’oceano.

E stare in questo luogo, a contatto con la natura, circondate solo da spiaggia, dune dalle quali si può ammirare un paesaggio lunare, fa nascere in me un nuovo desiderio. Voglio provare anch’io a sentirmi parte di tutto ciò, voglio muovermi al ritmo del vento, essere sollevata e cadere nell’acqua, e rialzarmi, fino ad imparare. Il tempo è poco, ma non ci lasciamo scappare questa opportunità. A fine giornata in questa spiaggia che sembra non terminare mai, mi godo il tramonto. Il sole è una palla incandescente che colora l’orizzonte di sfumature rosa e scompare nell’oceano atlantico. Di fronte a me una minuscola isola, che durante la bassa marea appare così vicina da invogliarmi a raggiungerla.

E arriva la notte, esco dal bungalow che condivido con una delle mie compagne d’avventura e mi guardo intorno, non c’è nessuno. Non c’è luce, se non quella della luna, che tondeggiante e timida illumina il mare. A testa in sù, fino a perdere l’equilibrio, rapita dalle stelle, attendo che una cada, sino a sfiorarmi il naso con la sua scia. Non per esprimere un desiderio, né per abitudine… ma le giornate come questa, vissute in simbiosi con la natura, si meritano che la parola fine sia l’apice di tutto.

E proprio quando decido di andare a dormire, ecco: una stella cadente. Scatto con gli occhi una fotografia istantanea, una polaroid della memoria, che né il tempo né le circostanze potranno scalfire. Buonanotte… ora si, è proprio il caso di dirlo.