04 Novembre 2014 | 14:03

Donnavventura, l’arrivo in Camargue e il reportage di Lorena

di Lorena Antonioni Di una città non apprezzi le sette o diciassette meraviglie ma la risposta che da alla tua domanda…. Ebbene, concordo pienamente con Italo Calvino. Per me è stato un colpo di fulmine con questo luogo. Dal primo momento in cui ho messo piede in questa regione ho percepito un insolito senso di […]

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Donnavventura, l’arrivo in Camargue e il reportage di Lorena

di Lorena Antonioni Di una città non apprezzi le sette o diciassette meraviglie ma la risposta che da alla tua domanda…. Ebbene, concordo pienamente con Italo Calvino. Per me è stato un colpo di fulmine con questo luogo. Dal primo momento in cui ho messo piede in questa regione ho percepito un insolito senso di […]

04 Novembre 2014 | 14:03 di

di Lorena Antonioni

Di una città non apprezzi le sette o diciassette meraviglie ma la risposta che da alla tua domanda…. Ebbene, concordo pienamente con Italo Calvino.

Per me è stato un colpo di fulmine con questo luogo. Dal primo momento in cui ho messo piede in questa regione ho percepito un insolito senso di appartenenza. Le sue immense spiagge bianche, il mare che sembra una tavola blu, la sua pianura fertile e verdeggiante dove tori e cavalli pascolano allo stato brado, gli acquitrini dove i fenicotteri rosa stanziano tutto l’anno, le case imbiancate a calce che punteggiano una terra così selvaggia e indomabile. Per andare alla scoperta di quella che è una piccola porzione di terra ai confini fra il mare e il fiume Rodano: la Camargue, ci fermiamo a Les Saintes Marie de la Mer, un piccolo paesino dalle tradizioni gitane. Ero già stata in questo luogo in occasione della festa che si tiene alla fine di maggio in onore di Santa Sara, la patrona della città, ma questa volta è diverso. Il sole sta per tramontare, e io sono in uno dei tanti maneggi presenti lungo la strada che conduce alla città, tra poco cavalcherò uno dei cavalli bianchi, i veri e propri simboli di questa regione. Con la mano destra tengo le redini, la sinistra è libera, libera di sentire l’aria che passa tra le dita durante la cavalcata lungo le paludi. Il sole sembra volersi nascondere nel verde di questa terra vergine, e tinge il cielo di un rosa intenso. Gallapian, il mio compagno di avventure in questa giornata, non sente la stanchezza, anzi, si affianca alla nostra guida e non appena può parte con un trotto sostenuto. Guardare il mondo da quassù, ha tutto un altro sapore. Oggi abbiamo avuto la fortuna di assistere ad un evento straordinario, mentre trottavamo al calar del sole, quattro tori liberi hanno attraversato il villaggio sino ad arrivare nei campi, scortati solamente dai guardians, una sorta di cowboy moderni, che in sella ai loro cavalli arginavano l’avanzare potente degli animali. Rimango estasiata dinanzi a tutto ciò. Qui in Camargue il tempo non è scandito da impegni imminenti, da corse in ufficio, dalla frenesia delle metropoli, segue solo il naturale ciclo del sole. L’uomo vive in perfetta sinergia con la natura, occupandosi dei campi, curando gli animali, scegliendo quotidianamente di rispettare un ritmo più rispettoso verso se stesso. Può sembrare un po’ controcorrente, vista la costante rincorsa all’avanguardia e alle tecnologie, la scelta di vivere così, ma qui, le giornate hanno un valore diverso. A volte tornare alle origini ci fa riscoprire lati di noi di cui avevamo perso le tracce.

L’importante è avere la voglia di ritrovarle.

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