14 Ottobre 2014 | 13:51

Donnavventura, Lorena alla scoperta delle Porquerolles

di Lorena Antonioni Quando ti abitui a ondeggiare, stare con i piedi sulla terra ferma…. È strano. È lì che tutto inizia a girare. Non ti senti più così stabile, hai bisogno di tornare con i piedi sul mare. È una sensazione curiosa questa. È quello che ho provato oggi pomeriggio quando abbiamo raggiunto il […]

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Donnavventura, Lorena alla scoperta delle Porquerolles

di Lorena Antonioni Quando ti abitui a ondeggiare, stare con i piedi sulla terra ferma…. È strano. È lì che tutto inizia a girare. Non ti senti più così stabile, hai bisogno di tornare con i piedi sul mare. È una sensazione curiosa questa. È quello che ho provato oggi pomeriggio quando abbiamo raggiunto il […]

14 Ottobre 2014 | 13:51 di

di Lorena Antonioni

Quando ti abitui a ondeggiare, stare con i piedi sulla terra ferma…. È strano.

È lì che tutto inizia a girare. Non ti senti più così stabile, hai bisogno di tornare con i piedi sul mare. È una sensazione curiosa questa.

È quello che ho provato oggi pomeriggio quando abbiamo raggiunto il ristorante del porto per pranzo. È trascorsa una settimana da quando siamo partiti. Siamo alle Porquerolles, la più grande e occidentale delle isole dell’arcipelago delle Hyeres. Con il nostro catamarano “Micorasone” stiamo scoprendo calette nascoste davvero bellissime. Ogni luogo ha qualche particolarità che la contraddistingue. La scorsa notte siamo stati in rada in una piccola baia tra Pont du Tresor e Pont de la Chappe, un luogo magico, rocce a picco sul mare e una spiaggetta di sabbia bianca tra macchie di vegetazione selvaggia.

È una sensazione indescrivibile quella che si prova quando la notte sedendoti a prua guardi a testa in su e ti ritrovi un manto di stelle come tetto. Ti senti fortunata. Hai il privilegio di essere in un piccolo angolo di mondo dove tutto sembra essere esclusivamente lì per te.

Con le gambe che penzolano dalla barca sino quasi a sfiorare l’acqua, mi ritrovo a sorridere, da sola. Delle voci mi riportano alla realtà, sono quelle delle mie compagne d’avventura; stanno preparando una tisana, un rito al quale non rinunciamo per nessun motivo, e mi chiedono se la voglio anch’io.

Guardo tutto intorno, come un tacito ringraziamento a questo spettacolo che la natura mi offre, e raggiungo le mie amiche.

Può sembrare un azzardo definirle così dopo poco tempo, ma è ciò che sento. Il nostro viaggio non è un reality né un programma convenzionale seppur televisivo, siamo noi in primis ad usare le camere e le macchine fotografiche per catturare luoghi, volti, emozioni. Siamo noi che scriviamo ogni sera ciò che abbiamo vissuto, che talvolta la mattina entriamo nella cabina con una videocamera per immortalare il risveglio della nostra compagna di stanza, che prestiamo attenzione a scattarci foto l’un l’altra facendo in modo di ottenere un buon risultato. Solidali, spontanee, sincere, vere, ecco come definisco queste meravigliose viaggiatrici.

Per quanto mi riguarda…beh…. Posso solo dire che uno dei miei intenti quotidiani è farle sorridere.

Io continuo così, sperando di riuscirci, e mi addormento con la consapevolezza di essere solo all’inizio di una grande avventura.

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