Home TvReality e talentFicarra & Picone tornano a «Striscia la Notizia»: leggi l’intervista di Sorrisi

25 Marzo 2013 | 14:30

Ficarra & Picone tornano a «Striscia la Notizia»: leggi l’intervista di Sorrisi

Sulla spiaggia di Mondello, deserta per il vento e la primavera inclemente, Ficarra e Picone se ne stanno tranquillamente a prendere le ultime folate marine prima di lasciare l’amata Sicilia e volare a Milano per sedersi più comodamente, e al riparo, dietro il bancone di «Striscia la notizia»...

 di

Ficarra & Picone tornano a «Striscia la Notizia»: leggi l’intervista di Sorrisi

Sulla spiaggia di Mondello, deserta per il vento e la primavera inclemente, Ficarra e Picone se ne stanno tranquillamente a prendere le ultime folate marine prima di lasciare l’amata Sicilia e volare a Milano per sedersi più comodamente, e al riparo, dietro il bancone di «Striscia la notizia»...

25 Marzo 2013 | 14:30 di Redazione

Sulla spiaggia di Mondello, deserta per il vento e la primavera inclemente, Ficarra e Picone se ne stanno tranquillamente a prendere le ultime folate marine prima di lasciare l’amata Sicilia e volare a Milano per sedersi più comodamente, e al riparo, dietro il bancone di «Striscia la notizia». Per ingannare l’attesa Ficarra scava buche nella sabbia e Picone si raccomanda: «Occhio, che qui esce un cadavere come niente». E come niente fosse, l’altro continua a scavare.

Stando alle fonti Ficarra e Picone si sono conosciuti nell’estate ’93: confermate?
Ficarra: «A verbale! A domanda, rispondo».
Picone: «Per fortuna ogni tanto qualcuno verifica le notizie di Wikipedia».

Nel ’93 «Striscia» era già in onda da cinque anni.
F.: «Io avevo 18 anni e la guardavo da dieci anni».
P.: «Anch’io. Perché in Sicilia le cose arrivano prima. Noi tre anni prima di “Striscia” già la guardavamo».
F.: «Eravamo già davanti al televisore e dicevamo: “Ma quando inizia?”».

Dunque la prossima estate festeggerete 20 anni insieme.
F.: «Sì, ci picchiamo in piazza, a Palermo: montiamo un ring e ci picchiamo».
P.: «Non l’abbiamo mai fatto finora».

Vent’anni, come «La solitudine» di Laura Pausini.
F.: «Vent’anni di solitudine in due, ancora più triste».
P.: «Ogni tanto uno dice: “Senti”. E l’altro: “Vabbè, lascia perdere”».

Quasi metà della vita l’avete passata insieme.
F.: «Sì, fra poco sono più gli anni con questo “rompicone” che da solo: è questa la tragedia. E Grillo non dice una parola».
P.: «Ha paura di esporsi e di schierarsi».

Come fate a resistere da due decenni?
P.: «La cosa bella è che alterniamo continuamente: teatro, televisione, cinema. Involontariamente. Per non rischiare…».
F.: «…i control-li della Finanza. Quando controllano il cinema noi facciamo teatro, quando puntano il teatro noi facciamo tv, cerchiamo di sfuggire. Se loro invertono la tendenza ci beccano».

Quasi metà della carriera trascorsa dietro il bancone di «Striscia».
P.: «Per noi fare “Striscia” è bello, perché ci permette di entrare nell’attualità».
F.: «Ora per la prima volta in nove anni andiamo in onda e non ci sono elezioni».
P.: «Non è detto».
F.: «Quelle del capocondominio? Beh, forse dovranno eleggere il Presidente della Repubblica».

Però tornate a «Striscia» con un Parlamento nuovo, un Papa nuovo, Veline nuove…
F.: «Si dice sempre: “Non c’è lavoro! Non c’è lavoro!”. E intanto qui fra Papa, Presidente della Repubblica e Presidenti delle Camere, ci sono un sacco di nuovi posti di lavoro».
P.: «Inutile, siamo una Repubblica vacante».

Come fate a essere sempre così imperturbabili?
F.: «Perché qualunque cosa succede in Italia, in Sicilia è già successa. Ci sono state le elezioni e tutti a gridare: “I grillini! I grillini!”. In Sicilia le elezioni c’erano già state e i grillini li avevamo già visti. Noi siamo al post grillismo».
P.: «Che non possiamo dire…».
F.: «…sennò vi sveliamo il finale. Così non sapete chi è l’assassino».
P.: «Perché quando sono arrivati gli americani in Sicilia li abbiamo accolti con le caramelle? Perché sapevamo che avrebbero vinto».

Non c’è una volta che avete perso la testa?
P.: «Essendo due, la fortuna è che quando parte uno…».
F.: «Stai calmooo».
P.: «Quando uno si arrabbia, l’altro riesce a equilibrare».
F.: «Stai calmooo».

La litigata più furiosa?
F.: «Ci piace litigare sulle piccole cose, più che su cose grosse».
P.: «Per le grosse ci pensano gli avvocati».

Quando litigate chi è che cede per primo?
F.: «Lui, perché io ho sempre ragione. Abbiamo stabilito questa regola».
P.: «L’articolo 1 dice che Ficarra ha sempre ragione, io mi posso appellare agli altri articoli».
F.: «Gli altri articoli dicono che Ficarra a volte può avere torto, ma in questo caso si applica di diritto l’articolo 1».

Non vi siete emozionati neanche quando Antonio Ricci vi ha chiamato a «Striscia»?
P.: «La prima volta? No! Sembrava uno scherzo. Poi quando ci ha detto: “Se la volete fare, dovete depositare questa cifra in un conto corrente all’estero a me intestato” abbiamo capito che era una cosa seria. Allora abbiamo pagato regolarmente».
F.: «Chiamarci era già un anticipo di 5 Stelle, non eravamo conduttori professionisti, eravamo due cittadini. E siamo stati chiamati in rappresentanza dei cittadini».

In effetti il vostro grido: «Cittadini!» è diventato lo slogan del Movimento 5 Stelle.
F.: «Ce l’hanno rubato, Grillo è un rubone, noi lo abbiamo usato per primi a “Striscia”».

Perché avete scelto proprio «Cittadini!»?
P.: «Perché “Striscia” è una nazione a parte, un po’ come la Città del Vaticano: le regole che valgono per le altre trasmissioni qui non valgono».
F.: «Quelli che vedono “Striscia” sono diversi, un’enclave, come San Marino».

Continuerete a dire «Cittadini!»?
F.: «Sì, era il nostro slogan, lo usiamo da tanti anni. Se c’è un minimo di dignità da parte di Grillo, si faccia avanti e dica: “Ragazzi quant’è il vostro disturbo per aver coniato questo slogan?”. Ma non penso che metterà mano al portafoglio. Vedendo come ha fatto la campagna elettorale in Sicilia… Pur di non pagare il traghetto è venuto a nuoto!».
P.: «Che poi anche Ricci, lo sai, è genovese».
F.: «No, lui è di Savona! Là sono splendidi, è diverso, sono meravigliosi, sono scialacquoni».
P.: «Però ora vorremmo fermare questo virus di democrazia, non vorremmo che la gente si abitui ai cittadini dentro le istituzioni…».