Home TvReality e talentFlavio Briatore e il ritorno di «The Apprentice», l’intervista

18 Giugno 2013 | 04:59

Flavio Briatore e il ritorno di «The Apprentice», l’intervista

«Innanzitutto “The Apprentice” non deve essere definito un reality. Non facciamo né carrambate, né nomination. Noi facciamo un colloquio di lavoro sotto la lente delle telecamere, creiamo delle opportunità. Il primo vincitore mi sta dando grandi soddisfazioni»...

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Flavio Briatore e il ritorno di «The Apprentice», l’intervista

«Innanzitutto “The Apprentice” non deve essere definito un reality. Non facciamo né carrambate, né nomination. Noi facciamo un colloquio di lavoro sotto la lente delle telecamere, creiamo delle opportunità. Il primo vincitore mi sta dando grandi soddisfazioni»...

Foto: © Carlos Folgoso / Massimo Sestini

18 Giugno 2013 | 04:59 di Redazione

«Lo scorso anno non volevo i ragazzi che si presentavano con tre cellulari e il sorriso stampato in faccia. Nella nuova edizione del programma invece aspetto giovani affamati, giovani pronti a mangiare anche filo spinato se è necessario. Ragazzi rimasti senza lavoro perché lo Stato italiano, la nuova classe di dirigenti politici, si è dimenticata di fare decreti legge per far assumere l’unica vera forza lavoro del nostro Paese: i giovani».

Il boss è carico. Il boss ovviamente è Mister Flavio Briatore, e sta per tornare. In esclusiva per Sorrisi, racconta come si sta preparando a calarsi nuovamente nei panni del «boss» per la seconda stagione di «The Apprentice». Il programma è la versione italiana del format originario statunitense, creato da Mark Burnett, con il magnate Donald Trump nei panni del «boss». Dopo il successo della prima edizione, trasmessa in chiaro su Cielo, che ha superato i 300mila spettatori e il 3% di share, il programma si trasferisce su Sky Uno.

Briatore, che fine ha fatto Francesco Menegazzo, il vincitore della prima edizione del reality?
«Innanzitutto “The Apprentice” non deve essere definito un reality. Non facciamo né carrambate, né nomination. Noi facciamo un colloquio di lavoro sotto la lente delle telecamere, creiamo delle opportunità. Quanto a Menegazzo, ammetto che il ragazzo mi sta dando grandi soddisfazioni».

In quale delle sue numerose attività lo ha impiegato?
«In questo momento svolge un ruolo molto importante in Kenya, dove sto costruendo il mio resort e una serie di altre attività. Francesco occupa il ruolo di coordinatore tra gli architetti europei e quelli kenioti».

Insomma, lo sbocco lavorativo del programma è assicurato. Quando partirà la nuova stagione?
«Inizieremo a fare i provini a fine agosto. A settembre inizieremo con i colloqui veri e propri. E ci saranno delle novità, che rivelo a Sorrisi. Cambieremo il concept delle prove: lo scorso anno erano troppo lunghe. Nella nuova edizione, che durerà 14 puntate e non soltanto dieci, ci concentreremo su un’unica prova per ogni puntata. Prove dure, ma più snelle ed efficaci. Che ci facciano capire immediatamente di che pasta sono fatti i miei “giovani affamati”. La messa in onda, per ora, è prevista a metà gennaio».

Flavio, con la televisione ormai ha preso confidenza. Cosa farebbe se le proponessero altri programmi?
«Senta, mettiamo una cosa in chiaro: per me “The Apprentice” non è mica un gioco. Quando mi ritrovo a camminare per strada, oppure quando comunico su Twitter, le persone mica mi chiedono l’autografo o una foto ricordo! Mi dicono: “Boss, fammi lavorare con te”. Ha capito? Il vero motivo del perché faccio televisione è rinchiuso in quella parola chiave: “lavoro”. Tutto qui».

Ma lei nel suo «lavoro», nonostante i tanti successi, riesce ancora a emozionarsi?
«Guardi, le faccio un esempio. Fino al 26 maggio abbiamo vissuto le notti del Gran Premio di Montecarlo, festeggiando al Billionaire con quattro serate fantastiche. Il mio locale strabordava di persone. Quando Guy Laliberté, il proprietario del Cirque du Soleil, che è una compagnia di artisti straordinari, si è alzato ed è venuto a farmi i complimenti… beh sì, mi sono emozionato».

Qual è il segreto di Briatore per essere Flavio Briatore?
«Reinventarsi sempre e pensare che domani, che il giorno dopo, potrebbe esser sempre quello giusto per un’idea o per un progetto migliore».

E se il giovane candidato non dovesse riuscirci?
«Allora lo elimino con due parole: sei fuori!».