17 Novembre 2014 | 09:00

Flavio Insinna l’insonne: «Dormo poco ma ho una vita piena di sogni»

Chilometri. Sono chilometri di passi e parole quelli che Flavio Insinna percorre nel suo camerino (neanche così grande, per la verità) al Teatro delle Vittorie, passeggiando avanti e indietro mentre racconta del suo romanzo «La macchina della felicità» (Mondadori), in libreria dal 18 novembre.

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Flavio Insinna l’insonne: «Dormo poco ma ho una vita piena di sogni»

Chilometri. Sono chilometri di passi e parole quelli che Flavio Insinna percorre nel suo camerino (neanche così grande, per la verità) al Teatro delle Vittorie, passeggiando avanti e indietro mentre racconta del suo romanzo «La macchina della felicità» (Mondadori), in libreria dal 18 novembre.

Foto: Roma, dietro le quinte di Affari Tuoi con Flavio Insinnia 2014-10-28 © Massimo Sestini

17 Novembre 2014 | 09:00 di

Chilometri. Sono chilometri di passi e parole quelli che Flavio Insinna percorre nel suo camerino (neanche così grande, per la verità) al Teatro delle Vittorie, passeggiando avanti e indietro mentre racconta del suo romanzo «La macchina della felicità» (Mondadori), in libreria dal 18 novembre. Si accalora, gesticola, spiega, si appoggia allo stipite della finestra per riflettere prima di rispondere.

Alla sua ultima fatica Flavio tiene moltissimo. È il suo secondo libro, il primo romanzo. Ci incontriamo la mattina presto: prepara due caffè con la macchinetta sistemata tra il piccolo frigo e l’altrettanto piccolo divano. Le pareti sono ricoperte di disegni di bambini, giovanissimi fan di «Affari tuoi». E, sparsi per la stanza, ci sono buffi cappelli, portafortuna di tutti i tipi, occhialoni colorati e maschere che il conduttore utilizza in studio.

«Non vorrei che si pensasse che per condurre “Affari tuoi” basti mettere un cappello e fare lo scemo. Dietro c’è un grande lavoro di preparazione con tutta la squadra». È il motivo per cui questa intervista si fa di mattina presto: fra un’ora arrivano gli altri autori e Flavio verrà assorbito dal vortice del programma di Raiuno. Uscirà da qui solo a tarda sera. «Sono sempre l’ultimo ad andare via, mi piace stare qui, dare una mano, come un capofamiglia». Un capofamiglia che va in tv e ogni giorno conquista oltre cinque milioni di telespettatori.

Flavio, ma come fa?
«Innanzitutto qui c’è un clima familiare, l’unico in cui so lavorare. “Affari tuoi” offre ai concorrenti una piccola grande occasione di pensare al futuro con più serenità. Per partecipare c’è una “fila” di 70.000 persone».

Un segnale di come va l’Italia?
«Proprio così. L’anno scorso c’era più speranza, ora sento rassegnazione nell’aria. E non posso non tenerne conto. Non pretendo di far dimenticare i problemi alle persone, ma per mezz’ora posso invitarle a una fare una “passeggiata” con me, in garbata allegria. È la sfida di questa edizione: trovare la giusta misura».

Ma lei durante la trasmissione sa già che cosa c’è nei pacchi?
«No. Lo sanno solo il notaio, la produttrice esecutiva e la curatrice Rai. E la “dottoressa”, naturalmente».

Ecco, la «dottoressa». Mi parli di lei, è la figura che incuriosisce tutti…
«Si chiama come lei, Stefania, e di mestiere fa la speaker radiofonica. Sta in una stanza sopra lo studio. Ha un telefono senza numeri, lei alza la cornetta, mi suona il telefono in studio e parla subito con me, senza filtri. È  tutto molto diretto…».

E lei come si sente quando un concorrente deve decidere se accettare o meno l’offerta della «dottoressa»?
«Io sento la grande tensione, ma consiglio sempre di rimanere coi piedi per terra: anche se l’offerta non è alta, certe volte conviene accettare la somma proposta. Magari non cambia la vita, ma ti permette di estinguere il mutuo e ti fa vivere più serenamente».

Non pensa mai che invece  nel pacco potrebbero esserci i 500mila euro?
«Lo penso eccome. Uno magari dopo mezz’ora che è lì a giocare si alza e ha un miliardo delle vecchie lire in tasca. La cosa un po’ mi fa pensare…».

Com’è la sua giornata quando conduce «Affari tuoi»?
«Arrivo presto in camerino, alle 10 del mattino. Colazione, lettura dei giornali, riunione con gli autori, che mi parlano dei nuovi concorrenti e della scaletta del giorno. Poi pranziamo col “cestino” della produzione, tutti insieme. Quindi mi trucco, mi vesto e inizio le registrazioni. Sono l’ultimo o quasi ad andare via, la sera.Mai prima delle 11. E prima di prendere il taxi per tornare a casa, mi faccio una lunga passeggiata a piedi, per scaricarmi e per riflettere».

Che rapporti ha coi vecchi concorrenti?
«Guardi qua, vede tutti quei fogli? Sono inviti e partecipazioni di nozze, saranno più di 200… Tanti ricordi e un affetto vero. E reciproco. E le assicuro che non mi scrivono solo quelli che hanno vinto…».

Insomma lei vive praticamente qui. E allora come ha fatto a scrivere un romanzo?
«Ci ho messo circa un anno e mezzo, nelle pause degli impegni televisivi. Soprattutto di notte».

Si intitola «La macchina della felicità».
«Il titolo l’ho rubato al figlio di una coppia di amici. Una sera a cena il bambino ha detto: “Da grande vorrei fare l’ingegnere per costruire una macchina della felicità”».

È un romanzo d’amore?
«Non solo. Si parla dell’inseguire i sogni, provando finalmente a realizzarli».

Chi sono i protagonisti?
«Vittorio, il direttore di sala di un casinò, e Laura, la commessa di un cinema. Si incontrano, s’innamorano e non hanno paura di vivere quel sentimento fino in fondo».

Il protagonista le somiglia?
«A parte che me lo sono immaginato con la faccia di Jean Reno, siamo simili in diverse cose. Gli piace nuotare e anch’io sento spesso il bisogno di fare qualche vasca, per non pensare a nulla. Adora i suoi genitori, che ormai non ci sono più. Soffre di insonnia, come me: se riesco a dormire tre ore filate a notte faccio festa. E poi è un uomo rigoroso, ma all’improvviso si regala qualcosa di imprevedibile. Ecco, anch’io non escludo di darmi un giorno un’altra possibilità».

In che senso?
«Magari mi ritroverà al porto di Civitavecchia a vivere su una barca. Mi accontenterei pure di un barcone sul Tevere, se solo fosse più vivibile».

Il suo protagonista fa una follia per amore. Le somiglia anche in questo?
«Certo. Una volta ho guidato 30 ore per raggiungere la mia fidanzata dopo che lei aveva chiuso una telefonata con un “Ti amo” che mi era parso sospetto…».

Rileggendo il libro è soddisfatto?
«Scherza? Io non sono mai contento di quello che faccio. Forse è proprio questo il mio motore: dopo ogni puntata di “Affari tuoi” spaccherei il televisore per gli errori che trovo. E ancora oggi quando guardo le repliche di “Don Matteo” mi prenderei a schiaffi. Però quando ho dettato il mio manoscritto per trascriverlo al computer (perché io scrivo con la penna) tutto sommato non mi è sembrato male».

Insomma, ormai è uno scrittore…
«Sono solo un semidebuttante al… semisbaraglio! In realtà già a 10 anni desideravo diventare scrittore. O, per “ripiego”, giornalista».

Grazie per il… «ripiego». Ma scherzi a parte, lei ha appena doppiato il protagonista di «Big Hero 6», il film di Natale della Disney.
«Quello che adoro è raccontare. Che sia con la parola detta o scritta, con il corpo o solo con la voce».

Nuovi progetti?
«Ne sto valutando uno con Fausto Brizzi, ispirato al suo libro “Cento giorni di felicità”: vediamo che cosa succede con mamma Rai…».

Sarà quindi una fiction?
«Non posso anticipare di più. Adesso è ora di tornare ai miei pacchi…».