07 Settembre 2013 | 06:03

Gerry Scotti presenta il nuovo «Io canto»: «Nuove regole per dare più gusto allo stare insieme»

Il talent per giovanissimi, dopo una pausa di un anno (la terza edizione è andata in onda dal settembre del 2011), torna profondamente rinnovato. Non più una semplice esibizione dove viene premiato un concorrente ogni puntata ma un torneo a squadre...

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Gerry Scotti presenta il nuovo «Io canto»: «Nuove regole per dare più gusto allo stare insieme»

Il talent per giovanissimi, dopo una pausa di un anno (la terza edizione è andata in onda dal settembre del 2011), torna profondamente rinnovato. Non più una semplice esibizione dove viene premiato un concorrente ogni puntata ma un torneo a squadre...

07 Settembre 2013 | 06:03 di

La stagione televisiva riapre i battenti e il capitano di lungo corso Gerry Scotti è già alla tolda di comando. Da domenica 8 settembre per dieci settimane riporta su Canale 5 «Io canto», il talent dedicato ai ragazzi dai 6 ai 16 anni. E il programma, dopo una pausa di un anno (la terza edizione è andata in onda dal settembre del 2011), torna profondamente rinnovato. Non più una semplice esibizione dove viene premiato un concorrente ogni puntata ma un torneo a squadre.

«Certo, lo spirito resta inalterato» si affretta a spiegare Gerry. «È sempre una festa in musica per giovanissimi aspiranti cantanti». Tuttavia una piccola rivoluzione c’è. «Finora avevamo evitato l’idea di un regolamento. Poi ci è sembrato di rivivere quelle giornate in cui da ragazzini, all’oratorio si giocava ognuno per sé. Anche allora, introdurre delle regole dava più gusto allo stare insieme. Essere in una squadra è bello: crea alleanze, rivalità, adrenalina». Da qui l’idea di avere tre capisquadra: Claudio Cecchetto, Mara Maionchi e Flavia Cercato.

«Hanno il compito di selezionare i componenti del loro gruppo come farebbero dei capisquadra di pallavolo: vedono i giocatori in campo e ognuno sceglie quello che ritiene più valido. Può succedere che a una prima valutazione chi sembrava imbattibile si riveli una delusione, mentre quello che di primo acchito non dimostrava qualità di gioco sia quello che invece segna più punti».

Nelle prime tre puntate si esibiscono 54 giovani cantanti. Questa prima fase è un grande casting in cui i capisquadra ingaggiano i loro giocatori (saranno 9 per ogni gruppo) e dei giovani ballerini che con le loro coreografie possono dare valore aggiunto al team. Seguiranno cinque puntate in cui gareggiano le squadre. Quella che vince più puntate andrà direttamente in finale. Nel corso della nona puntata, scenderanno in campo le altre due squadre per decidere chi sfiderà quella già in finale. Nell’ultima puntata, all’interno del gruppo che vince, viene decretato anche il cantante vincitore dell’edizione.

«Un discorso a parte merita la giuria» precisa Gerry. «Entra in gioco dalla quarta all’ottava puntata e sarà formata da professionisti del mondo musicale. Il televoto ci sarà solo nelle due puntate finali. Questo perché se ci si affida fin dalla prima puntata al giudizio del pubblico a casa, può succedere che se il cantante è carino può ottenere subito 10 mila voti a discapito di un altro più bravo. La giuria qualificata valorizza invece le doti artistiche». E per finire, il musical. Nelle ultime due puntate, tutti i ragazzi, anche quelli che non sono stati scelti nelle squadre, saranno impegnati in spettacoli finali.

«Io canto» cambia dunque la ricetta. Con una piccola dose di «Amici», una spruzzata di «X Factor» e un tocco di «Glee», Canale 5 punta a conquistare spazio nella prima serata della domenica, fra le fiction di Rai1, il monologo di Luciana Littizzetto a «Che tempo che fa» su Raitre e il posticipo della Serie A. Con un ingrediente principale che, sia pur diluito nel gioco a squadre, è pur sempre la competizione.

«Perché gara o meno» conclude Gerry «tutti quelli che partecipano a “Io canto” sono dei vincitori. Questi ragazzi sono stati selezionati tra 20 mila partecipanti. È come il pilota di Formula 1: fa parte di un gruppo, ma ci è arrivato perché è fra i migliori al mondo. Poi, chi ha della stoffa può andare avanti. E per gli altri “Io canto” può comunque essere una bella esperienza da vivere. Per poi tornare a scuola». O magari a giocare all’oratorio…