22 Febbraio 2013 | 11:17

Joe Bastianich, la parola al cattivissimo di «MasterChef»: «Faremo la terza edizione»

«In Italia c’era bisogno di un bel programma di cibo. Il merito di tanto successo è di tutti e di una produzione straordinaria. “MasterChef” si distingue nel mondo della vostra tv. A maggio inizieranno i casting della terza stagione»...

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Joe Bastianich, la parola al cattivissimo di «MasterChef»: «Faremo la terza edizione»

«In Italia c’era bisogno di un bel programma di cibo. Il merito di tanto successo è di tutti e di una produzione straordinaria. “MasterChef” si distingue nel mondo della vostra tv. A maggio inizieranno i casting della terza stagione»...

Foto: MasterChef

22 Febbraio 2013 | 11:17 di

«Se mangio questo piatto io muoro. Non lo darei nemmeno al mio cane». Joe Bastianich, origini istriane ma orgogliosamente americano, giudice (spietato) di «MasterChef» assieme a Bruno Barbieri (il buono) e Carlo Cracco (il bello), non le manda certo a dire. E qualche giorno dopo aver registrato la puntata finale della seconda edizione del talent di Sky Uno, da Los Angeles accetta volentieri di parlare con Sorrisi.

Bastianich, lei è il re della ristorazione. Ma sa cucinare?
«Sì, sono abbastanza bravo: quando abbiamo amici a cena mi metto io ai fornelli. Ma non sono un vero chef».

Chi cucina in casa?
«Mia moglie non sa nemmeno dov’è la cucina. Per fortuna c’è la cuoca Maria».

Qual è il suo piatto preferito?
«Adoro le linguine con le vongole».

E il vino che predilige?
«Il Vespa Bianco (prodotto dalla sua azienda agricola in Friuli, ndr). È l’espressione della mia anima».

Nel suo frigo non manca mai…
«Lo champagne».

Vive fra ristoranti e cantine. In tv assaggia un piatto dietro l’altro: come fa a mantenere la linea?
«Mia madre è una grande cuoca. I miei, dopo aver lasciato l’Istria, aprirono con tanti sacrifici un ristorante a New York. All’inizio non volevano che io seguissi le loro orme. Il classico racconto degli emigranti, che si desiderano per i figli un futuro migliore. Poi hanno capito che quello era il mio destino».

Com’è la sua giornata?
«Mi alzo alle 6.30 e mi occupo dei miei tre figli, preparo la colazione e li porto a scuola. Dopo mi metto a suonare la chitarra, compongo canzoni e scrivo. La mattina è il momento più creativo. Poi viene il lavoro».

Quanti ristoranti ha?
«Trenta. Dopo New York, Los Angeles, Las Vegas, Singapore e Hong Kong, avremo un locale in Cina».

Ha aperto ristoranti in tutto il mondo ma non in Italia: perché?
«La notizia è che ad agosto inaugurerò un ristorante nella mia azienda agricola a Cividale del Friuli. Sarà gestito da ragazzi americani, farò una cucina italiana adattata al gusto d’Oltreoceano.
Chissà come reagirà il pubblico italiano. Voi a tavola siete molto esigenti e pensate di sapere tutto».

Perché è così spietato con i ragazzi di «MasterChef»?
«La vita è così, giudichi e sei giudicato. Per me non è semplice, la lingua non mi aiuta: però io sfrutto la situazione e mi esprimo a modo mio. Gli italiani sono più educati, noi siamo più semplici».

L’Italia è il Paese dove si mangia meglio?
«In Italia c’è un’enorme ricchezza di prodotti. E una grande cultura del cibo. Ma ci sono tanti posti dove si mangia da cani. Anche la cucina asiatica è straordinaria, pure lì c’è una profonda cultura.

Un consiglio a chi da grande vuole fare lo chef.
«Stare vicino ai grandi cuochi che si incontrano nella vita, a cominciare dalla nonna e dalla mamma. Le donne sono meglio, soprattutto in Italia. Comunicano passione ed emozione. Sembra una cosa sdolcinata, ma è vera: loro con i piatti dimostrano amore verso gli altri».

Si è definito testardo, spilorcio, sincero, gentile: lei è così?
«Sì, è un bell’inizio per descrivermi».

«MasterChef» è diventato un caso televisivo: merito dei giudici o dei concorrenti?
«In Italia c’era bisogno di un bel programma di cibo. Il merito è di tutti e di una produzione straordinaria. “MasterChef” si distingue nel mondo della vostra tv».

Lei è anche giudice della versione americana e ha partecipato alle edizioni di Australia, Cina e Polonia: dove ha incontrato i talenti migliori?
«In Italia, come ho detto, la cultura del cibo è superiore. In America è tutto diverso, le influenze gastronomiche sono molto varie: texana, asiatica, latina… I due mondi non sono paragonabili».

Ha mai espresso su un concorrente un giudizio di cui poi si è pentito?
«Tante volte ho esagerato. Ma con i concorrenti passiamo tre mesi intensi, ci investiamo tanto. Se sbagliano mi infurio, ma lo faccio per passione».

Una terza edizione pare scontata. Ci sarete sempre voi tre?
«Sì, a maggio inizieranno i casting».

E la parodia che fa di lei Crozza?
«Divertente. Anche se lui è un po’ bruttino per imitarmi davvero. Ora voglio essere io a imitare lui. Vorrei andare al suo programma».

Crozza cita sempre il suo cane e le imbarazzanti reazioni che ha davanti a un cattivo piatto di «MasterChef»…
«È un jack russel di nome Quarto, come me anche lui si arrabbia parecchio con i concorrenti. Oggi è proprio imbestialito, è di là che sta twittando…».

MASTERCHEF 2: LA FINALE MINUTO PER MINUTO

A TU PER TU CON BRUNO BARBIERI