25 Luglio 2013 | 07:35

La tv che verrà: Flavio Insinna torna ad aprire i pacchi di «Affari Tuoi». L’intervista

«Questo passaggio di testimone, dopo i cinque anni bellissimi di Max Giusti, è una cosa fantastica. E poi è il decimo anno del programma. Nel calcio ti danno la stella sulla maglia e “Affari Tuoi” è davvero come il calcio: una metafora della vita. Però lo sento più come un arrivo»...

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La tv che verrà: Flavio Insinna torna ad aprire i pacchi di «Affari Tuoi». L’intervista

«Questo passaggio di testimone, dopo i cinque anni bellissimi di Max Giusti, è una cosa fantastica. E poi è il decimo anno del programma. Nel calcio ti danno la stella sulla maglia e “Affari Tuoi” è davvero come il calcio: una metafora della vita. Però lo sento più come un arrivo»...

25 Luglio 2013 | 07:35 di

«Ahi! Mi ha punto una tracina» esclama Flavio Insinna prima di scoppiare in una sonora e contagiosa risata. Perché la tracina non c’è, visto che è immerso (completamente vestito) in una vasca con idromassaggio su una terrazza dell’hotel Rome Cavalieri, a Roma. Ma, soprattutto, perché è entusiasta del servizio fotografico che sta facendo per Sorrisi e che rappresenta un’ulteriore tappa di avvicinamento a quella che lui stesso (finite le foto e indossati abiti asciutti) definisce «una sorpresa pazzesca»: il ritorno alla conduzione di «Affari Tuoi». Lo dice leggendo un foglio che tira fuori dalla tasca appena iniziamo la nostra chiacchierata.

Che fa, prende appunti?
«Sono venuto preparato (sorride, ndr), è la caratteristica della mia famiglia. Noi Insinna non ci lasciamo mai prendere alla sprovvista. A parte gli scherzi, ho buttato giù qualche riga, non vorrei dimenticare qualcosa».

Sul ritorno ad «Affari Tuoi»?
«Sì, perché questo passaggio di testimone, dopo i cinque anni bellissimi di Max Giusti, è una cosa fantastica. E poi è il decimo anno del programma. Nel calcio al decimo scudetto ti danno la stella sulla maglia e “Affari Tuoi” è davvero come il calcio: una metafora della vita. Però, più che un ritorno, lo sento come un arrivo».

In che senso?
«Rispetto all’altra volta è cambiato tutto. Sei anni fa i concorrenti che vincevano poco andavano via innervositi, oggi c’è chi, per poche migliaia di euro, si toglie la vita. Abbiamo due Papi, un governo strano e non c’è più mio padre. Spero solo di riuscire a dare un po’ di gioia e di speranza alla gente in questo momento disgraziato. In fondo, è il motivo per cui facciamo il nostro mestiere».

Ha già deciso cosa dirà all’inizio della prima puntata?
«Buonasera, grazie per avermi voluto un’altra volta qui».

Neanche approdare di nuovo sugli schermi della Rai, dopo l’esperienza a Mediaset, le sembra un ritorno?
«Non ho mai avuto esclusive né con Rai né con Mediaset. Non fa parte del mio carattere, per me vale ancora la stretta di mano. Quando mi è stato offerto il lusso di condurre “La Corrida” ho informato la Rai. Mi hanno detto: “Non scappare, torna presto”. Ed eccomi qua. Non voglio dire che la Rai sia casa mia, perché quella è un’altra e ci pago l’Imu. Dico solo che non mi sono mai sentito lontano».

I suoi detrattori diranno che è tornato perché «Il braccio e la mente», su Canale 5, è stato un flop.
«Non volevo fare il preserale, è una fascia delicatissima in cui ci può stare solo un genio come Paolo Bonolis. Mia madre mi ha sempre detto: “Fa’ sempre di testa tua”. Quella è stata l’unica volta che non l’ho fatto. E ho sbagliato».

Amareggiato?
«Mi è dispiaciuto. Quando un programma chiude prima del previsto tante persone perdono il lavoro. Però cercare di tenere la barra dritta anche nel marasma è stato, comunque, una scuola. Saper perdere con stile non è facile. Detto questo, i detrattori parlano sempre e comunque. Un po’ di tempo fa qualcuno ha fotografato la mia auto e l’ha messa su internet, scrivendo: “Insinna ha la macchina vecchia”. È vero, ho sempre lo stesso vecchissimo cabriolet, ma che c’entra? Per fortuna, crescendo si impara a mantenere un certo distacco».

Prima ha citato la scomparsa di suo padre. Da quel dolore è nato un libro, «Neanche con un morso all’orecchio» edito da Mondadori, che è diventato un successo.
«È stata una grande soddisfazione, non immaginavo di poter essere così utile a chi stava soffrendo. A chi, come me, aveva perso o stava perdendo una persona cara. La gente pensa che chi fa questo mestiere non soffra e non abbia problemi. Leggendo il libro molti invece hanno pensato: “Ma allora succede anche a loro…”».

Pensa che farà il bis?
«Sì, ma stavolta sarà un romanzo d’amore. Con un tocco di leggerezza. Lo sto scrivendo, come sempre a mano».

Ha già un titolo?
«Avrei scelto “La Polinesia non è così lontana”, ma alla Mondadori non sono molto d’accordo. Spero cambino idea».

Nella scorsa stagione ha ottenuto grande successo su Radio2 con “Per favore parlate al conducente”. Un’esperienza che ripeterà?
«Purtroppo non è possibile. “Affari Tuoi” è materia incandescente e richiede un impegno totale. Però con Marco Presta, che oltre a condurre “Il ruggito del coniglio” era il supervisore degli autori del mio programma, abbiamo proposto al direttore di Raitre, Andrea Vianello, di farne una sorta di “show della buonanotte”. C’è interesse e ci stiamo lavorando. Dall’esperienza radiofonica è nata anche l’idea di uno spettacolo teatrale. Ho già il titolo, “Fogli di viaggio”. Non potendo fare una vera tournée, potrei organizzare delle serate itineranti, magari il sabato e la domenica. Il teatro non si può lasciare, è una palestra per il cervello».

Finora abbiamo parlato di programmi di intrattenimento. Lei, però, è prima di tutto un attore.
«Stiamo lavorando anche su questo ma siamo solo a livello di chiacchiere. Ancora è prematuro parlarne».