Home TvReality e talentMassimo Gramellini: «Da Fabio Fazio racconto la vita vera»

16 Marzo 2013 | 07:34

Massimo Gramellini: «Da Fabio Fazio racconto la vita vera»

Massimo Gramellini il cuore ce lo mette sempre: nel sincero trasporto con cui parla a Sorrisi; nei libri che scrive, come l’ultimo «Fai bei sogni» in cui racconta il suo doloroso passato e che ha superato il milione di copie; negli articoli su «La Stampa» di cui è vicedirettore. E ovviamente in televisione a «Che tempo che fa»...

 di

Massimo Gramellini: «Da Fabio Fazio racconto la vita vera»

Massimo Gramellini il cuore ce lo mette sempre: nel sincero trasporto con cui parla a Sorrisi; nei libri che scrive, come l’ultimo «Fai bei sogni» in cui racconta il suo doloroso passato e che ha superato il milione di copie; negli articoli su «La Stampa» di cui è vicedirettore. E ovviamente in televisione a «Che tempo che fa»...

Foto: Torino, Massimo Gramellini giornalista e scrittore vice direttore de La Stampa 2013-02-25 © Massimo Sestini

16 Marzo 2013 | 07:34 di Redazione

Oggi in tv passa di tutto, dalla violenza al sesso, ma non i sentimenti. Il nostro, ormai, è un mondo sentimentalmente maleducato, dove è normale mostrare il sedere ma non il cuore, perché viene vissuto come un segno di debolezza. Invece è il cuore che ci indica la strada giusta. Solo che per ascoltarlo ci vuole silenzio». E Massimo Gramellini il cuore ce lo mette sempre: nel sincero trasporto con cui parla a Sorrisi; nei libri che scrive, come l’ultimo «Fai bei sogni» in cui racconta il suo doloroso passato e che ha superato il milione di copie; negli articoli su «La Stampa» di cui è vicedirettore. E ovviamente in televisione a «Che tempo che fa», dove da lunedì 18 marzo torna con un doppio appuntamento e tante novità.

Partiamo proprio dal programma di Fabio Fazio. Come sceglie gli spunti per i suoi interventi?
«Seguo un’onda emotiva che in pochi minuti arrivi a toccare tutti i sentimenti possibili. Una notizia che ci faccia ridere, pensare, arrabbiare. Ultimamente mi ha molto colpito il racconto di una donna che è morta per troppo lavoro, una mattina in un bar. Lì ci sono la fatica, la disperazione, la dignità, l’ingiustizia. Sentimenti in cui tutti si possono ritrovare, specie adesso».

Come capisce che una notizia arriverà a toccare le corde più profonde del suo pubblico?
«Nulla interessa di più della vita vera. Ciò che fa la differenza è come racconti le cose. Il grande Carlo Fruttero riusciva a rendere interessante anche il racconto di un cioccolatino. E poi la leggerezza, quella di Italo Calvino, che non va mai fraintesa con la superficialità. Io prendo le cose e la vita seriamente, ma cerco di non prendermi mai troppo sul serio».

Da metà marzo la vedremo su Raitre sia il sabato sia il lunedì.
«Sì, il sabato proporrò al pubblico il classico “Le notizie della settimana”, mentre il lunedì, visto che gli spunti in questo periodo certo non mancano, faremo qualche sperimentazione, su cui, però, stiamo ancora ragionando».

Con Fazio come vi siete conosciuti, come avete iniziato a collaborare?
«A un festival della letteratura dove presentavo un libro. Mi chiese se volevo fare qualcosa in tv con lui».

A «Che tempo che fa» si percepisce che tra voi c’è una grande intesa.
«Certo, Fabio è un grandissimo professionista, attento a ogni minimo dettaglio. A Saviano faceva provare gli interventi fino allo sfinimento. Ha il grande pregio di lavorare per il prodotto finale, muovendosi come un vero regista, mentre io sono più un fantasista».

Ma il compito della tv è più di denuncia o rassicurazione?
«Entrambe le cose. Se in una settimana mi arrivano 50 lettere sulle magagne della scuola, mi rendo conto che devo affrontare quel problema. Le persone hanno un grande bisogno di sfogarsi, raccontare i torti che hanno subito ed essere ascoltate. Ma mi piace pensare di saper portare anche allegria, di mandare a dormire il telespettatore con un sorriso sulle labbra».

Possiamo dire che ha imparato a capire i bisogni delle persone con «Cuori allo Specchio»… Come è nata quella rubrica?
«Dopo anni di giornalismo politico, nel 1998 ho iniziato a raccontare storie di vita. All’inizio non mi scriveva nessuno. Poi quell’estate è morto mio padre, e ho raccontato in quella sorta di posta del cuore la malattia, la perdita, la disperazione che stavo vivendo. Ed è stata la svolta, sono stato inondato di lettere. La gente non mi viveva più come un giornalista, ma come un uomo che apriva il suo cuore e al quale poteva raccontare il proprio di dolore».

Sia a «Che tempo che fa» sia nei suoi scritti lei dimostra una straordinaria capacità di parlare di donne alle donne. Specie quando si trattano temi scottanti. Come ci riesce?
«Troppo spesso ci troviamo di fronte a episodi di violenza. L’uomo pensa che la donna sia una cosa sua. Non accetta il rifiuto e la sconfitta e reagisce usando la forza. Bisogna far passare il messaggio che chi usa la violenza è un poveraccio, che la M non sta per maschio, ma per maturità. L’uomo ha bisogno di capire che la virilità è saper accettare di perdere. Anzi, in genere quando una donna ti lascia, se tu sei pronto, per il suo bene, a farti da parte, è anche possibile che torni sui suoi passi».

Lo sa sua moglie di essere una donna fortunata?
«Ma se mi dice sempre: “Ma com’è che pensano che tu sia intelligente?”».