20 Gennaio 2013 | 01:38

Masterchef, a tu per tu con il giudice: l’intervista di Sorrisi a Bruno Barbieri

Si divide fra Londra (dove da qualche mese ha aperto il suo primo ristorante, il «Cotidie»), Milano (dove ha messo radici e registra le puntate di «MasterChef», il talent show culinario in onda su Sky Uno nel quale è giurato) e la sua Bologna: lo chef Bruno Barbieri non si ferma mai. «Mi piace scoprire i talenti, li individuo subito: basta vedere come uno maneggia un pesce o come infila la mano nel didietro di una gallina»...

 di

Masterchef, a tu per tu con il giudice: l’intervista di Sorrisi a Bruno Barbieri

Si divide fra Londra (dove da qualche mese ha aperto il suo primo ristorante, il «Cotidie»), Milano (dove ha messo radici e registra le puntate di «MasterChef», il talent show culinario in onda su Sky Uno nel quale è giurato) e la sua Bologna: lo chef Bruno Barbieri non si ferma mai. «Mi piace scoprire i talenti, li individuo subito: basta vedere come uno maneggia un pesce o come infila la mano nel didietro di una gallina»...

Foto: Masterchef Italia

20 Gennaio 2013 | 01:38 di

Si divide fra Londra (dove da qualche mese ha aperto il suo primo ristorante, il «Cotidie»), Milano (dove ha messo radici e registra le puntate di «MasterChef», il talent show culinario in onda su Sky Uno nel quale è giurato) e la sua Bologna (è nato a meno di 30 km di distanza, a Medicina): lo chef Bruno Barbieri, sette stelle Michelin (solo il grande Gualtiero Marchesi ne ha conquistate altrettante) non si ferma mai.

Barbieri, che cosa ha mangiato ieri sera?
«Ero ospite da amici inglesi, in campagna. Ho mangiato salsicce con patate al forno e burro aromatizzato. Il tutto innaffiato da birra».

Cosa ama cucinare?
«Più il salato che il dolce. Ma in particolare le paste. La pasta fatta a mano, quella ripiena. Sono bolognese: lì dentro c’è tutta la mia storia».

Il suo piatto preferito?
«La sorprenderò: il minestrone di verdura. Mi piacciono le cose sane, sono magro, bevo poco e non fumo».

Ha cucinato per tanti personaggi famosi, per esempio per l’incontro privato tra il Papa e Cossiga. Per chi vorrebbe preparare un piatto?
«Per Obama, so che ama le cose genuine. E per Balotelli, così lo rilasso un po’».

Ha fatto la sua gavetta sulle navi da crociera, alla scuola francese: come definirebbe la sua cucina?
«Non è francese né, come dice qualcuno, barocca. È tutta cuore e niente cervello».

Chi è stato il suo maestro?
«Mia nonna, cuoca straordinaria. Voleva che io e mia sorella conoscessimo la storia dei cibi. Prima di mangiare ci interrogava».

Ha sempre detto che chef si nasce e non si diventa. Ma come si riconosce questo talento naturale?
«Mi piace scoprire i talenti, li individuo subito: basta vedere come uno maneggia un pesce o come infila la mano nel didietro di una gallina…».

Lei è sempre in giro per il mondo. Che vita è la sua?
«Un delirio. La gastronomia cambia velocemente, bisogna girare il mondo, capire e avere la mente sempre aperta».

Meglio la cucina italiana o quella francese?
«Noi siamo una spanna sopra gli altri, i francesi hanno la tecnica, noi tanta storia, ma va valorizzata di più. Fa parte del “made in Italy”, come la Ferrari e Armani. A me piace moltissimo anche la cucina libanese, piena di spezie, sapori e profumi, con tante influenze: coloniali, mediterranee e arabe».

Perché ha aperto un ristorante a Londra e non in Italia?
«Quello è un punto di partenza, non di arrivo. Per l’Italia ho un progetto in testa, estremo. Un posto dove stare con gli amici, senza argenti, telefono e Internet. Non mi faccia dire di più».

Gli chef ormai sono dei divi, lei li ha definiti cuoc-star, quelli che hanno soppiantato i calciatori. Fama e ricchezza?
«In questo mestiere se ci metti amore i soldi non li fai. Sapesse le sorprese se qualcuno pubblicasse i nostri 740. I debiti superano i guadagni, un disastro».

Lei ha fatto la gavetta. Ma a «MasterChef» chi vince diventa subito famoso, come Spyros, il vincitore della prima edizione.
«Le scorciatoie funzionano solo se c’è il talento. “MasterChef” è un bellissimo trampolino, ma se manca la stoffa…».

Quali sono i tre errori più comuni dei vostri concorrenti?
«Dopo qualche puntata smettono di fare cucina e fanno televisione. Non rivelano il proprio “io” dentro al piatto e non mettono a frutto i nostri messaggi».

Borghese, la Parodi, Ramsay… che cosa pensa degli altri chef della tv?
«Sono tutti straordinari. Se sei in tv è perché hai dimostrato di saperci fare. E tutti raccontano, a modo loro, una storia».

E i suoi colleghi di «MasterChef»?
«Carlo Cracco è molto preparato, profondo, duro. Mi piacerebbe avviare qualche attività con lui. È il bel tenebroso dello show, il sogno di tutte le italiane. A Joe Bastianich vorrei rubare il senso degli affari, ha costruito un impero. E quando fa il cattivo… mi scappa da ridere».

Lo strumento e l’ingrediente che non possono mancare in cucina?
«In assoluto i coltelli, perfetti e ben affilati. Fondamentale è l’olio extravergine di oliva: è l’unico ingrediente che non può mancare mai».

È vero che vorrebbe girare un film con Johnny Depp?
«È il mio sogno: una sorta di cartoon nel mondo gastronomico».