12 Aprile 2013 | 18:30

Rita Dalla Chiesa, i miei 30 anni di tv senza compromessi: l’intervista

Rientrata di corsa nella sua casa in zona Vigna Clara a Roma dopo una seduta dal parrucchiere, Rita Dalla Chiesa contempla i suoi quattro Telegatti e ricorda 30 anni di tv appena compiuti. «Era il 1983 quando debuttai in “Vediamoci sul 2”, forse il primo contenitore pomeridiano in Italia. Attualità e tante rubriche, compresa quella su caccia e pesca. Che detestavo...».

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Rita Dalla Chiesa, i miei 30 anni di tv senza compromessi: l’intervista

Rientrata di corsa nella sua casa in zona Vigna Clara a Roma dopo una seduta dal parrucchiere, Rita Dalla Chiesa contempla i suoi quattro Telegatti e ricorda 30 anni di tv appena compiuti. «Era il 1983 quando debuttai in “Vediamoci sul 2”, forse il primo contenitore pomeridiano in Italia. Attualità e tante rubriche, compresa quella su caccia e pesca. Che detestavo...».

12 Aprile 2013 | 18:30 di

«All’inizio ero così imbranata che quando si accendeva la luce rossa di una telecamera, Fabrizio (Frizzi, ndr) si spostava di volta in volta dietro l’una o l’altra per aiutarmi a capire al volo quale mi stesse inquadrando».

Rientrata di corsa nella sua casa in zona Vigna Clara a Roma dopo una seduta dal parrucchiere, Rita Dalla Chiesa contempla i suoi quattro Telegatti e ricorda 30 anni di tv appena compiuti. «Era il 1983 quando debuttai in “Vediamoci sul 2”, forse il primo contenitore pomeridiano in Italia. Attualità e tante rubriche, compresa quella su caccia e pesca. Che detestavo…».

Lei veniva dal giornalismo.
«Lavorai a “Gioia” e, per 10 anni, a “Epoca”. Orgoglio e passione vera».

Poi, sempre in Rai, «Pane e marmellata», che fu galeotto per l’incontro in video con Fabrizio Frizzi.
«Sì, ma in realtà con Fabrizio stavo già da due anni, e siamo rimasti insieme 16. Senza competitività, aiutandoci…».

Anni di tv spensierata…
«Erano cose per bambini: lui li adorava. Io invece ogni tanto avevo il “momento Erode” e non li reggevo più».

Lì la notò la moglie di Arrigo Levi.
«Lui cercava giornalisti per la prima edizione di “Tivù Tivù” su Canale 5. Avrei dovuto lasciare la Rai e il giornalismo scritto. Ansia totale. Chiesi consiglio a Costanzo, che mi rassicurò: “Vai, è il momento giusto”».

Lio Beghin, creatore di «Chi l’ha visto», le affidò «Linea continua» su Canale 5, ma non funzionò.
«Voleva trasformarmi nella Donatella Raffai di Mediaset. Cosa impossibile, perché eravamo pianeti diversi: fra dossier di omicidi e gialli truculenti non riuscivo a stare. Me ne andai a fare “Parlamento in”, andavo in onda e dietro le telecamere c’erano Galliani e Gianni Letta…».

Nel 1988 l’incontro folgorante con «Forum». Fu facile sostituire Catherine Spaak?
«Difficilissimo. Poi “Forum” è diventato la mia pelle. Siamo inscindibili, al punto che non so se ne ho condotte 23 o 25 edizioni. Ma ho lottato, per farlo diventare come piace a me. Battaglie vere. Ricordo quella con un grosso autore che insisteva sui litigi per eredità e proprietà. Gli dissi: il mondo sta cambiando, ci sono i computer, la gente si lascia con gli sms… Alla fine l’ho spuntata io».

Nel 1997, però, per qualche anno ha lasciato «Forum» e Mediaset.
«Mannò. Arrivò Giampaolo Sodano a dirigere Canale 5. Mi disse che Forum era vecchio e che era ora di toglierlo dal palinsesto. Se si considera che è tuttora il programma più longevo della tv italiana, il suo non fu esempio di lungimiranza. Per un po’, comunque, rimasi a spasso. Fui tratta in inganno, perché in seguito Rete 4 “Forum” se lo prese volentieri, condotto da Paola Perego. Sarei rimasta, se l’avessi saputo».

Dopo pochi anni, tornò all’ovile. Non si stanca proprio mai?
«Io e “Forum” siamo una cosa sola. Ho il contratto in scadenza a settembre ma spero in una riconferma, mi hanno dato rassicurazioni. Un po’ di stanchezza, anche mia, c’è. Lo dobbiamo ripensare».

Mai uno scivolone?
«Quando ospitammo una mitomane che raccontò di avere un negozio di abiti di sposa crollato sotto il terremoto a L’Aquila. Tutto falso, ci cascammo. Questa tizia fregò anche quelli di “Agorà” della Rai… Non era colpa mia, ma dovetti metterci la faccia».

Almeno un flop in tanti anni di carriera l’ha fatto: «Il ballo delle debuttanti» del 2008.
«Sì, fu un abito che non riuscii a cucirmi addosso nonostante la pazienza di Maria De Filippi, che mi volle alla conduzione».

Crede che Fabrizio Frizzi sia sfruttato a dovere in Rai?
«No: è un solista nato e spesso lo affiancano a qualcuno col quale ha poco a che fare. L’unica con la quale funzionò l’intesa fu Milly Carlucci».

Trent’anni di spettacolo. Riesce a dare un giudizio obiettivo di sé?
«Ci provo. Sono timida, ma a volte do il peggio quando m’infervoro per qualcosa. Faccio cose tutto sommato di nicchia, non ho mai cercato le grandi ribalte né loro hanno cercato me. Non do lavoro al gossip e a “Forum” non succedono cose epocali. Eppure sono stata molto fortunata».