09 Febbraio 2013 | 20:58

Rudy Zerbi e «Italia’s Got Talent»: «Non sono così cattivo come dicono tanti»

«I miei modi, anche nelle bocciature, non sono mai maleducati, ma garbati e motivati. Avendo lavorato tanti anni in una casa discografica ho dovuto dire tanti no. È anche un modo per non dare false illusioni»...

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Rudy Zerbi e «Italia’s Got Talent»: «Non sono così cattivo come dicono tanti»

«I miei modi, anche nelle bocciature, non sono mai maleducati, ma garbati e motivati. Avendo lavorato tanti anni in una casa discografica ho dovuto dire tanti no. È anche un modo per non dare false illusioni»...

Foto: Italia's Got Talent

09 Febbraio 2013 | 20:58 di

Per il bravo Carlo Conti e Raiuno quest’anno c’è poco da fare: il sabato sera la concorrenza di «Italia’s Got Talent» è troppo forte, con ascolti intorno ai sette milioni di telespettatori e share vicino al 30%. Il successo dello show di Canale 5 è indiscutibile. Ne parliamo con Rudy Zerbi che, con Maria De Filippi e Gerry Scotti, è uno dei giudici chiamati anche in questa quarta edizione del programma a promuovere o bocciare i concorrenti.

Zerbi, il successo è tutto merito di voi tre giudici?
«È la formula di “Italia’s Got Talent” che funziona, con la varietà dei personaggi che sfilano e la velocità delle esibizioni. È un programma che coinvolge tutta la famiglia, dai nonni ai nipoti. Noi tre non conosciamo in anticipo le esibizioni: ci sorprendiamo, ci emozioniamo, ci divertiamo proprio come capita al pubblico a casa. Chi guarda è un po’ come se fosse il quarto giudice».

Come si trova al fianco di Maria e di Gerry?
«È come se stessi girando un film accanto a Robert De Niro e Meryl Streep, due mostri sacri. Loro sono i numeri uno della nostra tv. Eppure, grandi come sono, hanno l’umiltà di trattarmi alla pari. In questo programma li possiamo vedere come sono realmente, vengono fuori lati della loro personalità che in altri contesti non possono manifestare. Le battute di Maria a volte sono devastanti, Gerry mi stupisce, riesce ancora a emozionarsi come un ragazzino».

Si è mai pentito di un giudizio troppo duro?
«Sinceramente no. I miei modi, anche nelle bocciature, non sono mai maleducati, ma garbati e motivati. Avendo lavorato tanti anni in una casa discografica ho dovuto dire tanti no. È anche un modo per non dare false illusioni».

Qual è il suo sentimento prevalente davanti ai concorrenti: pena, tenerezza, invidia, ammirazione?
«Ammirazione, perché so quanto sia difficile trovare la forza per portare davanti a tanta gente quello in cui credi, magari a un’età in cui altri hanno rinunciato da un pezzo».

Se lei fosse un concorrente in quale genere di prova si cimenterebbe?
«La cosa che mi affascina di più sono le esibizioni sportive, come il vincitore della scorsa edizione, l’uomo-bandiera Stefano Scarpa. Purtroppo quando sono nato io quei muscoli lì non li avevano
ancora inventati…».

Un consiglio ai concorrenti su cosa fare e cosa evitare.
«Fondamentale è presentarsi convinti di avere davvero qualcosa da mostrare a sé e agli altri. E non fare mai calcoli sulle categorie nelle quali si ritiene di avere più possibilità».

Per chi fa il tifo quest’anno?
«Mi sto appassionando a un genere che in passato mi annoiava, quello degli illusionisti: sono bravissimi».

Cantanti si nasce o si diventa?
«Uno ci nasce. La tecnica è un completamento, non sostituisce il talento. David Bowie è una star anche se non canta».

Meglio giudicare o essere giudicati?
«Amo essere giudicato, mi aiuta a crescere. Così giudicando gli altri li aiuto a migliorarsi».

Chi l’ha giudicata?
«Ho avuto la fortuna di avere grandi maestri. Il più importante è stato Gianni Morandi: con me è stato duro, onesto. Mi ha insegnato a stare al mondo con poche parole che non dimenticherò mai».

Quali?
«“Conoscere significa poter scegliere”. Una frase che dovrei tatuarmi addosso».

Dicono che le donne subiscano molto il suo fascino. Conferma?
«Noooo, davvero. È un gioco, uno scherzo di Maria e Gerry. Nella vita reale, ahimé, non è proprio così. Non sono bello né, in fondo, tanto cattivo».

Il 3 febbraio ha compiuto 44 anni: dopo radio, musica, tv, libri, ha deciso cosa fare da grande?
«Grazie a Maria sto scoprendo quanto è appassionante lavorare dietro le quinte come autore. Metto a frutto la mia esperienza. E vedere realizzate le tue idee dà più soddisfazione che apparire sullo schermo».