29 Settembre 2016 | 13:04

Simone Rugiati a Tú sí que vales: «Mi piace perché è come la paella»

L'eclettico chef è tornato per condurre (con Belen) il talent di Canale 5: «Uno show fantastico, dentro c'è un po' di tutto»

 di Barbara Mosconi

Quest'anno a «Tú sí que vales» c'è un nuovo conduttore accanto all'ormai veterana Belen. Al posto di Francesco Sole è arrivato Simone Rugiati, uno chef ben conosciuto dal pubblico televisivo. Da oltre dieci anni, infatti, appare in programmi nei quali cucina o parla di cucina. Ma non solo: è stato concorrente di «L'Isola dei famosi» e «Pechino Express».
 
Simone, abbandoni di nuovo i fornelli?
«A dir la verità dopo aver condotto sette edizioni di “Cuochi e fiamme” su La7 ora c’era una momento di stallo, è arrivata questa proposta e, come tutte le cose che ho fatto nella vita, mi sono detto: “Perché no?”».

E «perché sì» invece?
«Perché “Tú sí que vales” è un programma fighissimo, partecipa sia chi ha talento sia che non ce l’ha ma fa ridere. Sono cresciuto con Gerry Scotti, mia mamma adora Maria (De Filippi, ndr), e Belen è una macchina di energia sempre carica e con il sorriso».

Sul tuo sito si legge: «Uno degli chef più creativi del momento, sbarazzino, giovane, divertente…». L'hai scritto te?
«È una frase che ho pescato su Internet, forse ormai sono un po’ vecchiotto... La creatività, invece, nel mio lavoro c'è sempre. Quanto a “sbarazzino” lo ero più prima, anzi ero un po’ matto, ma se andavo in onda in jeans e maglietta era per parlare in modo semplice a chi cucinava a casa».

Sarai «creativo, sbarazzino e divertente» anche su Canale 5?
«Sicuramente il programma aiuta, è basato sulla follia, sulla sana e buona follia, quella che non ti fa pensare troppo e ti fa dire: “Ci provo!”. Che poi è sempre quello che ho fatto e che fanno i talenti sul palco. In questo mi trovo in sintonia con i concorrenti».

Proprio come concorrente hai partecipato a ben due reality .
«Lì di talento ce ne vuole poco...».

Nel 2010 a «L’isola dei famosi» sei uscito alla prima puntata.
«Non mi pento di niente, me lo meritavo. A me piace molto il mare e pescare, ma non riesco a stare zitto se qualcuno fa qualcosa che non mi torna».

Due anni dopo a «Pechino Express» con l’allora fidanzata Malvina Seferi sei arrivato in finale.
«In quel caso ci voleva logica e astuzia, è stata un’esperienza di vita pazzesca, “Pechino Express” ti fa conoscere sul serio delle cose che diamo per scontate, ti fa capire quanto siamo viziati. Di base, comunque, sono molto competitivo».

Stavolta com’è assistere a uno show televisivo senza competere?
«Bellissimo! Quando cucino, anche se è un lavoro artistico, non ho il tempo di potermi svagare e vedere cosa succede intorno. Qui, però, competo con me stesso e con quelli che mi diranno: “Era meglio se stavi in cucina!”».  

Ecco, non era meglio fare il giudice di un talent di cucina?
«Potrei dire che ho l’esperienza per farlo, anche se in questo tipo di lavoro non finisci mai di imparare. Per quello che si vede in tv potrei farlo e mi piacerebbe, ma non nei reality o nei talent che ci sono oggi, il mio scopo è gratificare le persone, non dire un “sì” o un “no” troncando un sogno o un talento».

La tua definizione di talento.
«Il talento è quando qualcuno si dedica in ogni momento della propria giornata a qualcosa, si dà un obbiettivo e cerca di arrivarci accrescendo le proprie capacità».

Il tuo talento è sempre stato lo stesso?
«Beh, a quattro anni e mezzo ho detto alla mia tata: “Tata, sono più delicati gli scampi dei gamberi, fai quelli”».

Dei talenti di «Tu si que vales» cosa apprezzi?
«Sono molto attratto da chi fa evoluzioni, ora, da vicino, le vedo bene. Mi affascinano anche quelli che non ti fanno staccare gli occhi di dosso, per esempio chi fa i monologhi, chi fa cose incredibili solo le mani o la faccia».

Un trucco in cucina che può esser utile ai concorrenti di «Tú sí que vales»?
«L’ingrediente fondamentale in cucina è fare tutto con amore. Scegliere la materia prima di un piatto è come capire il talento su cui puntare, cucinare è come allenarsi».

Il successo televisivo quanto ha cambiato la tua professione?
«Tanto! La visibilità tv porta il tuo nome a essere più conosciuto e quindi lavoro con aziende multinazionali e importanti, ho i palcosceincii più alti, ma nel mio loft milanese (www.foodloft.it) faccio sempre le cene aperte al pubblico».

Che ricetta ti ispira «Tú sí que vales»?
«Una coloratissima paella alla valenciana, un padellone nel quale c’è carne, pesce e verdura. Come questo programma che racchiude ogni genere e sfumatura di talento».