12 Marzo 2015 | 15:03

The voice of Italy, parlano Roby e Francesco Facchinetti

Sorrisi ha incontrato il «Team Fach»: padre e figlio sono i nuovi giudici del talent show di Raidue

 di Barbara Mosconi

The voice of Italy, parlano Roby e Francesco Facchinetti

Sorrisi ha incontrato il «Team Fach»: padre e figlio sono i nuovi giudici del talent show di Raidue

Foto: Roby e Francesco Facchinetti  - Credit: © Pigi Cipelli

12 Marzo 2015 | 15:03 di Barbara Mosconi

Si apre la porta del camerino, seduto su un divanetto c’è Roby Facchinetti. Tutto vestito di nero, pantaloni neri, gilet nero sotto la giacca nera. È il padre. Francesco Facchinetti, il figlio, sta arrivando negli studi milanesi della Rai dove, nel pomeriggio, si registra «The Voice», il talent musicale che spopola in tutto il mondo. 

In Italia è alla terza edizione, con una grande novità: la poltrona di uno dei quattro coach (i giudici che devono scegliere i cantanti) è divisa in due fra i Facchinetti padre e figlio.

«Franci dov’è?» chiede Roby. «Ha detto che arriva fra due minuti» risponde l’assistente. «Ah be’, i due minuti di Francesco...». Attesa. Due minuti dopo: «Sta entrando!» si sente sussurrare. «Sì, ma dove?» chiede scettico Roby. 

In quel momento Francesco detto Franci entra in camerino. «Perdonami, non sapevo che l’intervista con Sorrisi era alle quattro». «Ma se me l’hai detto tu l’orario!» lo contraddice il padre. Tuta da ginnastica rossa, Francesco si siede sul divano accanto a Roby. 

Com’è nata l’accoppiata? «Non è stata un’idea nostra, è talmente folle...» racconta Francesco. «Un giorno ci hanno chiamato gli autori del programma, siamo andati a mangiare fuori e ce l’hanno detto: grande stupore di tutti e due. Io già mi immaginavo in trasmissione seduto in groppa a lui!» e dà una pacca sul ginocchio del padre. «Ahiaiii!!!» urla Roby. Il ginocchio, o meglio il piatto tibiale, se l’è rotto cadendo durante le prove della trasmissione e ora ha una piastra di metallo fissata con sei viti (per tutta l’intervista Francesco continuerà a dargli delle pacche affettuose sul ginocchio). 

Dice Roby: «In effetti all’inizio pensavamo che ci si alternava, una puntata uno, una puntata l’altro. Oppure quest’anno lui, il prossimo io». 

E invece, altro che alternanza... Roby e Franci stanno seduti vicini vicini su due poltrone gemelle. Ascoltano, parlano, discutono, decidono se schiacciare il pulsante rosso e scegliere così il cantante che si sta esibendo alle loro spalle. 

Roby, il fondatore dei Pooh, uno che da oltre cinquant’anni fa musica, confessa: «Francesco qui si trova più o meno a casa sua, io ho fatto tv in un ruolo completamente diverso, dietro uno strumento e davanti a un microfono. I miei dubbi non erano pochi».

«E ne abbiamo ancora tanti» ride Francesco. Roby: «Credo che in tutto bisogna cercare di essere se stessi: se questa avventura con Franci sta funzionando è perché noi siamo lì come nella vita di tutti i giorni. Noi facciamo il padre e il figlio, i meccanismi e le dinamiche sono le stesse in camerino, in macchina, a casa, al bar, a “The Voice”». Francesco: «Io non ho mai avuto il problema di essere figlio d’arte, anzi mi è sempre piaciuto essere il figlio di Roby Facchinetti: a scuola dove mi promuovevano, in discoteca dove era un’arma in più e anche nel lavoro non ho mai fatto sofferto la sua presenza: io sono alto un metro e 86 centimetri!». 

Francesco si alza. Il padre, dal basso, gli dice. «Hai detto una scemenza!». Poi aggiunge: «Non sono d’accordo con lui». Francesco: «Spesso non siamo d’accordo». Roby: «Però mi aiuta molto il fatto di stare insieme, mi dà forza, mi tranquillizza; stiamo condividendo, nel bene e nel male, un bello spettacolo». 

Riprende Francesco: «Secondo me non mi avrebbero chiamato da solo, sono realista. Insieme invece siamo quattro ruote motrici». «Senza Francesco? Non credo l’avrei fatto. Insieme abbiamo accettato subito. Poi abbiamo atteso due mesi per capire se fosse vero». 

Francesco: «Forse è stata l’unica cosa al mondo che non abbiamo mai detto a nessuno. Se poi le cose si dicono e non succedono, si fa una figuraccia». 

Ma alla fine come si fa a mettersi d’accordo, due al posto di uno? 

Francesco: «Non l’abbiamo mai capito, il 99 per cento delle volte è lui che schiaccia il pulsante». Roby: «Non è vero!». Francesco: «Ma se ci sono le magliette con la scritta: “Roby schiaccia sempre lui”». «Lo dici tu». 

E qui si chiude. Poi si riapre. Francesco: «Noi abbiamo una linea diversa dagli altri coach, noi abbracciamo la musica a 360 gradi, mio padre è la A, io sono la Z». Roby: «Non c’è nulla che ci divide musicalmente, sia io sia Franci abbiamo un concetto della musica molto ampio. Valutiamo la musica fra buona e cattiva, io amo un brano metal e al tempo stesso Frank Sinatra e Mozart, l’importante è che sia buona musica». 

Salto indietro nel tempo. Nel 2007 la coppia Facchinetti ha partecipato al Festival di Sanremo con il brano «Vivere normale». 

Francesco: «Eviterei di discutere di questa cosa». Roby: «No, parliamone». Francesco: «Eravamo in zona e ci hanno detto di salire sul palco». Roby: «È stata un’esperienza diversa». Francesco: «Questa l’abbiamo ripetuta per riscattare quelle sbagliate in precedenza». Roby: «Quelle esperienze ci sono servite». 

Cambiamo argomento: che cosa ne direste di partecipare a «Pechino Express» come coppia padre-figlio? «A cosa?» chiede Roby. «Vedi, non sa nemmeno cosa sia! Lasciamo perdere» commenta Francesco. «Ancora un po’ e cominciamo a litigare!». Ma non ci crede nessuno...