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10 Ottobre 2017 | 13:12

«Suburra – La serie», la Roma cruda di Netflix in 190 paesi

Stato, chiesa e criminalità, ma anche un romanzo di formazione per Aureliano (Alessandro Borghi), Spadino (Giacomo Ferrara) e Lele (Eduardo Valdarnini)

 di Manuela Puglisi

«Suburra – La serie», la Roma cruda di Netflix in 190 paesi

Stato, chiesa e criminalità, ma anche un romanzo di formazione per Aureliano (Alessandro Borghi), Spadino (Giacomo Ferrara) e Lele (Eduardo Valdarnini)

Foto: Alessandro Borghi, Eduardo Valdarnini e Giaomo Ferrara in «Suburra»  - Credit: © Netflix

10 Ottobre 2017 | 13:12 di Manuela Puglisi

È uscita su Netflix lo scorso 6 ottobre «Suburra – La Serie», tratta dall'omonimo film di Stefano Sollima a sua volta tratto dall'omonimo romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, autore anche di «Romanzo Criminale». Si tratta di un prequel dell'adattamento cinematografico, rispetto al quale cambia completamente la regia. Per i primi due episodi dietro la macchina da presa c'è Michele Placido, seguito da Andrea Molaioli («La ragazza del lago») e Giuseppe Capotondi («La doppia ora»). 

Oltre alle dinamiche di potere tra Stato, Chiesa, Mafia e criminalità romana a diversi livelli (dai padri ai figli, ai grandi capi che in fondo governano la città) quello che «Suburra» ci racconta è soprattutto la formazione di tre giovani che vengono da realtà più o meno diverse, persino opposte, e che, uno sbaglio dietro l'altro, cercano il proprio posto nel mondo. Nel farlo dovranno fare i conti con le proprie famiglie, in particolare con i padri o con le figure paterne che li hanno cresciuti (come in ogni romanzo di formazione che si rispetti).

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La trama

Quando ci troviamo catapultati nel mondo di «Suburra», il sindaco di Roma ha appena rassegnato le dimissioni e dopo venti giorni saranno effettive. È nell'arco di questi venti giorni che si svolgono le vicende raccontate nelle dieci puntate della serie. In ballo, prima che salga al potere un nuovo sindaco, c'è un grosso affare che riguarda alcuni terreni di proprietà del Vaticano a Ostia che stanno per essere venduti. A contendersi il nuovo progetto edilizio che potrebbe dare un porto proficuo alla costa romana ci sono: Sara Monaschi (Claudia Gerini), revisore dei conti del Vaticano, che spinge perché siano venduti all'azienda del padre e il Samurai (Francesco Acquaroli) in collaborazione nietemeno che con la Mafia. L'uomo che a Roma da sempre “decide tutto” dovrà però vedersela non solo con l'apparentemente integerrimo Amedeo Cinaglia (Filippo Nigro), consigliere comunale a capo della commissione urbanistica, ma anche con tre ragazzi della criminalità romana che, intravisto un grosso guadagno nel ricatto a un prete, finiranno per mettergli i bastoni tra le ruote. Sono Gabriele “Lele” Marchilli (Eduardo Valdarnini), figlio di un poliziotto, Antonio “Spadino” Anacleti (Giacomo Ferrara) e Aureliano Adami (Alessandro Borghi), erede della criminalità ostiense che abbiamo conosciuto come “Numero 8” nel film di Stefano Sollima.

Cos'è la Suburra

La Suburra è una zona di Roma attualmente mimetizzata all'interno del quartiere Monti, tra i Fori imperiali, il Quirinale e la Stazione Termini. Nel II secolo d.C. era una delle zone più malafamate della città, nelle cui bettole si potevano trovare criminali di ogni genere e prostitute. Locali di malaffare che venivano tuttavia tollerati dai ricchi e potenti che anzi spesso quei locali li frequentavano. È proprio il Samurai nel corso di un incontro con Acquaroli a spiegare «'Sto posto non cambia da duemila anni. Patrizi e plebei, politici e criminali, mignotte e preti: Roma». 

Aureliano Adami (Alessandro Borghi)

È il 2008, ritroviamo quindi “Numero 8” quando è ancora “solo” Aureliano Adami, testa calda biondo platino a cui il padre sembra non voler assolutamente lasciare in eredità i suoi affari a Ostia, né tantomeno condividere con lui decisioni importanti per la famiglia. Aureliano vorrebbe ristrutturare e gestire insieme alla sorella un vecchio terreno appartenuto alla madre, per il quale il padre e il Samurai hanno ben altri progetti. Del personaggio del film ha tenuto poco, ci dice Alessandro Borghi, qui conosciamo Aureliano attraverso i rapporti con la sua famiglia e con Lele e Spadino che, come lui e come altri personaggi della serie «Prendono delle decisioni, perché quella prima era quella sbagliata». Troviamo qui una fragilità che non trova spazio in un personaggio “quadrato” come quello del film. Ha molti anni di meno e «Gli è concesso di fare molti più sbagli».

Spadino (Giacomo Ferrara) e Lele (Eduardo Valdarnini)

Qualche problema in famiglia ce l'anno sicuramente anche i due nuovi alleati di Aureliano: Spadino (Giacomo Ferrara) e Lele (Eduardo Valdarnini). Entrambi, come ci dicono gli attori, non si riconoscono nel futuro che le famiglie hanno pensato per loro, ma per motivi ben diversi. A capo del clan degli Anacleti di cui fa parte Spadino, liberamente ispirato a quello dei sinti Casamonica, c'è il fratello Manfredi (Adamo Dionisi) che ha già in scritto per lui il suo futuro: un matrimonio d'interesse per il principe della famiglia. Il ragazzo, però, ha un'idea tutta diversa. Lele invece è figlio di un poliziotto, sta per laurearsi e sembrerebbe avviato alla carriera di funzionario di polizia, anche lui però ha altri piani. Nel tempo libero spaccia tra i giovani della Roma bene e finirà per cacciarsi nei guai, mettendosi su un sentiero ben diverso da quello che il padre aveva previsto per lui.

Francesco Acquaroli (Samurai) e Filippo Nigro (Amedeo Cinaglia)

Il politico idealista e il criminale che gestisce i rapporti oscuri tra i poteri sotterranei della Roma moderna, cos'hanno in comune? Se il consigliere comunale interpretato da Filippo Nigro viene connotato come un politico idealista che come provenienza non potrebbe essere più diverso dal Samurai di Francesco Acquaroli - ispirato alla figura di Massimo Carminati, il “Nero” di «Romanzo Criminale» - i due forse non sono personaggi così opposti come sembrerebbe. Nella realtà di oggi a volte basta poco per spazzare via i rimasugli di ideologia, basta incontrare un personaggio come il Samurai che in lui riconosce una zona d'ombra sui cui, come gli conviene, fa immediatamente leva.

La colonna sonora e «7 vizi capitale»

Non è da trascurare l'importanza della colonna sonora nella serie. A partire dal brano «7 vizi capitale» del Piotta in collaborazione con Il muro del canto che sentiamo a conclusione di ogni puntata e che ci ricorda che stiamo parlando di una "Roma Cruda". A fare da tappeto sonoro agli episodi, però, sono le musiche del canadese Loscil. Musiche cupe e profonde accompagnano le immagini delle notti romane in cui i protagonisti mostrano le proprie ombre, che appartengano al Vaticano, alla politica o alla criminalità più o meno organizzata. C'è spazio, però, anche per le "canzonette", nonostante non siano certo associabili a scene più leggere o meno cupe. «Suburra» tira fuori dal cilindro del pop italiano una canzone proprio del 2008, «Pop porno» de Il Genio, e associa la melodia vivace a una delle scene più intense della serie.

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