04 Febbraio 2013 | 07:19

The Following, la nuova serie tv con Kevin Bacon, su Premium Crime e Sky Uno. La nostra recensione

Si apre stasera la caccia al serial killer per l'agente dell'Fbi Kevin Bacon, al suo debutto come protagonista di una serie tv. «The Following» ha già acceso gli animi negli Usa per la sua inaudita violenza: diventerà un fenomeno? In ogni caso, tensione e brividi sono assicurati...

 di

The Following, la nuova serie tv con Kevin Bacon, su Premium Crime e Sky Uno. La nostra recensione

Si apre stasera la caccia al serial killer per l'agente dell'Fbi Kevin Bacon, al suo debutto come protagonista di una serie tv. «The Following» ha già acceso gli animi negli Usa per la sua inaudita violenza: diventerà un fenomeno? In ogni caso, tensione e brividi sono assicurati...

Foto: I protagonisti di The Following

04 Febbraio 2013 | 07:19 di

L’evasione che apre il primo episodio di «The Following», quella dal carcere del serial killer Joe Carroll, è talmente irragionevole da mettere subito in chiaro una cosa: se nella nuova serie tv (dal 4 febbraio su Premium Crime alle 21.15 e Sky Uno alle 22.40) cercate la verosomiglianza, avete scelto il telefilm sbagliato. Dopotutto, il clamoroso successo di «Homeland» aveva contribuito a mostrare che l’efficacia di un prodotto televisivo non deve necessariamente andare di pari passo con la sua plausibilità.

Tanto è vero che l’anima di «The Following», ovvero il suo «villain», il «cattivo» della situazione, è un ex professore di letteratura inglese con una curiosa, personale visione dell’opera di Edgar Allan Poe, che l’ha portato a diventare un assassino seriale seguendo le tracce del grande scrittore. Gli autentici esperti di Poe, ovviamente, hanno colto lo spunto con un misto di sorpresa, indignazione e divertito imbarazzo. Ma basta sapere chi è la mente della serie tv per comprendere che la sua interpretazione di Poe non va presa troppo sul serio.

Il creatore di «The Following» si chiama Kevin Williamson, e se in tv la sua firma più rilevante è quella apposta in calce a «Dawson’s Creek», l’impronta lasciata in questo nuovo progetto rimanda piuttosto alla sua carriera cinematografica. Soprattutto alla saga di «Scream», sceneggiata al fianco del regista Wes Craven. Il suo tocco si vede alla fine del primo episodio, quando Carroll affronta vis-a-vis la sua nemesi, Ryan Hardy, e gli spiega il suo «disegno». Quello che, con tutta probabilità, farà correre il motore per il resto della stagione.

Senza rivelare nulla della trama, al di là della dichiarata premessa del titolo (l’intelligentissimo e terribile Carroll ha creato durante i suoi anni di prigionia una fitta rete di «seguaci»), si tratta di uno spunto che cambia immediatamente il volto di «The Following»: la lineare e abusata caccia al serial killer si trasforma in una riflessione sul genere, e il complesso piano del cattivo riguarda anche la riscrittura delle sue regole.

In gioco, come vuole il format, c’è anche un eroe, anche se completamente segnato dal suo precedente incontro con Carroll: Ryan Hardy è un ex agente dell’Fbi che ha pagato la cattura dell’assassino con una vistosa cicatrice, un pacemaker, un prepensionamento e un severo problema con l’alcol. Il carisma decadente di Kevin Bacon, nel suo primo ruolo da star in tv dopo una densa carriera al cinema, dà un valore aggiunto a «The following», soprattutto quando si scontra con il minaccioso James Purefoy, il Marco Antonio di «Roma».

Per il pubblico italiano, che segue tutti i telefilm all’interno di panieri meno distinti tra loro (che siano sul satellite o sul digitale terrestre), «The Following» è anche la serie con cui il network della Fox cerca di sfidare il predominio culturale dei prodotti trasmessi via cavo (più liberi nel rivolgersi a un pubblico più adulto, senza troppe censure) utilizzando le sue stesse armi. Nel caso specifico: spingendo un passo avanti la rappresentazione della violenza, decisamente più intensa della media – basti pensare alla scena, nel primo episodio, in cui una donna si suicida in pubblico, spogliandosi e infilzandosi un occhio con un punteruolo.

Nei primi due episodi, sceneggiati dal demiurgo Williamson e diretti da Marcos Siega, «The Following» alterna cadute di stile a sequenze decisamente più efficaci: la tensione, scalfita qua e là dai dettagli più improbabili della trama (le maschere di Poe che appaiono nel secondo mettono a dura prova lo spettatore), è generalmente gestita con abilità. In particolare, nel secondo episodio, un flashback sulla babysitter Emma, che ricorda in qualche modo le atmosfere di «Scream», mostra il potenziale di una serie che forse deve ancora trovare una sua personalità.

Ma solo nelle prime due ore, Williamson ha impilato una quantità di colpi di scena (imprevedibili o meno) che basterebbero a riempirne una quindicina, e che trasmettono un messaggio chiaro: nessuno è al sicuro, chiunque può essere un pericolo. Una premessa che ci ha già convinto a rimanere a bordo per il resto della stagione.