08 Settembre 2011 | 09:49

Teo Mammucari, l’intervista: «Con le mie idee cambio volto alla tv»

«Mi piace rischiare e personalizzare i format che presento. E infatti quando li lascio i risultati peggiorano» dice l’ex Iena. Che denuncia: «Ho buone idee ma a volte me le rubano»...

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Teo Mammucari, l’intervista: «Con le mie idee cambio volto alla tv»

«Mi piace rischiare e personalizzare i format che presento. E infatti quando li lascio i risultati peggiorano» dice l’ex Iena. Che denuncia: «Ho buone idee ma a volte me le rubano»...

08 Settembre 2011 | 09:49 di

Teo Mammucari

Tra i nuovi game show dell’autunno, «The Cube – La sfida», partito ieri sera su Italia 1, è il più adrenalinico e innovativo. Un concorrente, chiuso in un claustrofobico cubo di plexiglas (4x4x4 metri), affronta sette prove di abilità fisiche e mentali (l’ultima vale 100 mila euro), una più difficile dell’altra. «È una vera lotta che si vince sconfiggendo la paura» spiega Teo Mammucari, di ritorno da Londra dove, nell’avveniristico studio della produzione britannica, ha registrato le quattro puntate dello show. «Una paura che nasce dall’essere in uno spazio opprimente, dove anche la prova più banale diventa difficile».

Non sono pochi 100 mila euro come premio finale?
«Forse, ma così evitiamo che i concorrenti si ritirino subito per paura di perdere la somma accumulata nelle prime prove».

E perché solo quattro puntate?
«Si tratta di un format rischioso, che abbiamo deciso di sperimentare con umiltà. Partiamo con quattro puntate in prima serata. Poi si vedrà».

Ci sono differenze rispetto al format originale inglese?
«Lo abbiamo un po’ umanizzato. Quando mi accorgo che il concorrente non vuole rischiare, entro nel cubo e gli dico “Ti faccio vedere io che la prova è facile”. A Londra quelli della produzione ci hanno guardato male».

Anche in «The Cube» Mammucari sarà un conduttore «antipatico»?
«Io mi adatto sempre ai format, mettendoci pure antipatia se serve. Qui in realtà devo stare dalla parte del concorrente, che si trova già in una situazione difficile. Perciò sento meno la necessità di essere tagliente, anche se alla fine la mia anima comica viene fuori».

Quanto rende essere cattivi e pungenti in tv?
«Per me è un complimento quando la gente mi dice che sono cattivo. A mettersi la cravatta per dire buonasera e fare i sorrisoni siamo capaci tutti. Io preferisco personalizzare i programmi che conduco, metterci qualcosa di mio. E infatti quando li lascio i risultati peggiorano».

Per esempio?
«Con “Cultura Moderna”, nato da una mia idea, e anche con “Veline” e “Velone” ho fatto risultati pazzeschi. Chi è venuto dopo di me non ci ha messo del suo e i risultati si sono visti».

A proposito di Veline, cosa pensa della polemica sulla candidata a Miss Italia esclusa perché aveva posato per foto osé?
«Non seguo Miss Italia, mi fa schifo. È triste come una tombola. Persino Fabrizio Del Noce una volta mi ha scritto che è il programma più lento del mondo».

Come lei pure Max Giusti di questi tempi testa nuovi format.
«Con lui ho iniziato la mia carriera. Andavamo nei localini per 50 mila lire a fare cabaret. Ha sempre lottato e lavorato, siamo molto amici. A lui va il mio più grande in bocca al lupo».

È ancora in contatto con Vanessa Incontrada, con cui ha condotto i Wind Music Awards?
«È una ragazza che stimo, eccezionale sotto tutti i punti di vista. Per quanto rigurarda le dichiarazioni che ha fatto su Zelig so che ha pianto due giorni per le cose che hanno scritto. “Non ho mai detto che le donne di Zelig ce l’hanno con me, non ho mai detto tutte quelle cose”. Spero di fare con lei un programma al più presto, trovo che sia una ragazza molto umana e professionale. Il successo che ha non casca dal cielo, ma è una delle poche in Italia che sa fare questo lavoro».

Si dice che lei sia letteralmente innamorato della Carrà…
«La adoro. Qualche tempo fa Antonio Ricci chiese a me e a Raffaella di fare insieme una settimana di “Striscia la notizia”, ma lei non era interessata. È una donna fantastica che va al mercato a fare la spesa da sola, cucina quello che mangia. Vuole molto bene alla gente e anche se non lo dice è una donna generosa. Ho fatto “Carràmba” per una puntata da ospite e poi sono rimasto per tutta l’edizione. In seguito la Rai mi ha rubato l’idea di un programma».

Quale programma?
«“Attenti a quei due”, un format di cui avevo parlato a Pippo Baudo in una puntata di “Milano – Roma” e che poi è stato realizzato senza che mi sia stata riconosciuta la paternità dell’idea. Non ho fatto problemi, ma è giusto che io ne parli, certe cose non si possono rimuovere».