26 Ottobre 2016 | 18:10

Battlefield 1, la Grande Guerra in multiplayer

Il nuovo capitolo della saga di DICE ci riporta indietro ai tempi della Prima Guerra Mondiale, da rivivere in gigantesche battaglie con ben 64 giocatori

 di Marco Gamer

Battlefield 1, la Grande Guerra in multiplayer

Il nuovo capitolo della saga di DICE ci riporta indietro ai tempi della Prima Guerra Mondiale, da rivivere in gigantesche battaglie con ben 64 giocatori

26 Ottobre 2016 | 18:10 di Marco Gamer

Quando in un videogioco venite uccisi, solitamente il vostro personaggio riappare dov’era qualche manciata di secondi prima. Così potete riaffrontare la stessa situazione sapendo cosa succederà, evitando quella granata digitale o quel cecchino virtuale che qualche attimo prima non avevate visto. Lo ha spiegato molto bene Edge of Tomorrow: quando Tom Cruise deve affrontare orde di alieni sulla spiaggia, la prima volta viene massacrato dopo pochi secondi, poi riappare magicamente prima dello sbarco e ripete l’assalto finché non diventa un imbattibile Rambo meccanizzato.

Nel primo livello di Battlefield 1 non succede nulla di tutto questo: siamo nel 1918, sul fronte Occidentale della Prima Guerra Mondiale, e impersoniamo un soldato americano. Veniamo spediti fuori dalla trincea all’assalto di quella nemica insieme a dozzine di altri commilitoni. Dieci passi dopo, un proiettile vagante ci colpisce, e siamo morti – non è propriamente un caso fortuito, l’aspettativa di vita al fronte in certi periodi era inferiore ai 10 giorni. Invece di ricominciare l’assalto da capo, vediamo il nostro epitaffio con data di nascita e di morte, e passiamo a un altro soldato. Quando finiamo sotto una granata di artiglieria, ricominciamo controllando un altro milite. E poi un altro ancora. In soldoni, il senso è che non c’è nulla da imparare da questa guerra: è un massacro insensato, dove non è previsto che il giocatore si possa salvare.

Questo, per fortuna, è solo il prologo del gioco, che vuole raccontare nel modo più efficace quanto la Grande Guerra sia stato un bagno di sangue, in cui conquistare pochi metri di fronte costava migliaia di vite umane gettate al vento senza troppi pensieri. Non è infatti un caso che di videogame sulla Prima Guerra Mondiale non ne siano usciti poi tanti: a parte qualche strategico e al poetico Valiant Hearts (un’avventura che vi consigliamo con tutto il cuore), il deserto. Realizzare uno sparatutto alla Call of Duty nella guerra di trincea, evidentemente, non deve aver mai convinto fino in fondo gli sviluppatori di giochi d’azione.

Battlefield 1 però ci è riuscito: la campagna single player è divisa in cinque capitoli distinti, che raccontano una diversa “storia di guerra”. C’è il carrista britannico che sale a bordo del suo tank apparentemente inarrestabile, c’è il pilota di caccia che si trova a combattere contro mezza forza aerea tedesca e a difendere i bombardieri alleati, c’è lo sbarco a Gallipoli con gli australiani che tentano di strappare il forte agli Ottomani. C’è persino una storia legata a Lawrence D’Arabia, e una ambientata sul fronte italiano, con un Ardito che assalta una postazione austroungarica praticamente da solo.

 

Conclusa l’introduzione, pensata volutamente per inquadrare il conflitto “orribile” (non che le altre guerre siano poi tanto meglio), il gioco rientra nei binari classici degli sparatutto: quindi, il giocatore torna al centro dell’azione e controlla un personaggio specifico che vive, per l’appunto, una "sua" storia di guerra. Le cinque campagne sono un concentrato molto ben riuscito di emozioni adrenaliniche: orde di tank teutonici che vi attaccano da tutte le parti, usare una postazione antiarea per difendervi dai caccia avversari in picchiata, riuscire a sopravvivere dietro le linee nemiche.

Naturalmente, il gioco è pensato per essere prima di tutto divertente, quindi ci sono ampie concessioni alla fantasia per rendere Battlefield 1 un videogame piuttosto che un documentario. Per esempio, quando impersonate l’Ardito italiano, la sua armatura Farina è particolarmente efficiente contro i colpi di mitragliatore austriaco, mentre nella realtà le prestazioni furono piuttosto deludenti. Oppure, a bordo del vostro caccia nei cieli francesi potrete contare su razzi infinti. Nonostante queste “invenzioni” in nome del divertimento, Battlefield 1 riesce comunque a risvegliare curiosità e interesse per una guerra mediaticamente meno nota rispetto al Secondo Conflitto Mondiale, e ci è capitato più di una volta di fare un salto su Wikipedia per scoprire che quella mitragliatrice in effetti esisteva già nel 1918, o come mai la Triplice Intesa è riuscita a farsi respingere a Gallipoli nonostante il vasto schieramento di mezzi e truppe.

La campagna single player non dura moltissimo: la completerete in circa sei ore. È un giusto un assaggio, molto ben realizzato, per portarvi al cuore del gioco, che - come è tipico per la serie Battlefield – è il videogame pensato per le sfide online. I campi di battaglia multiplayer vedranno ben 64 giocatori affrontarsi tra loro: avrete a disposizione le armi del tempo, quindi niente fucili d’assalto ma armi a colpo singolo e mazze ferrate per il corpo a corpo. Dovrete decidere la vostra “classe” tra assaltatore, supporto, medico e cecchino, ma ci sono anche delle classi “elite” con il lanciafiamme o il fucile anticarro: Battlefield 1 riesce molto bene nello spingervi a giocare seguendo la filosofia della classe scelta, e le battaglie hanno un respiro molto ampio proprio perché non sono solo una enorme zuffa tra decine di giocatori che agiscono indipendentemente, ma devono collaborare per sopravvivere e raggiungere l’obiettivo. Tra le varie modalità di gioco, c’è anche quella con il piccione: i volatili venivano usati per recapitare ordini e segnalazioni, e nella modalità a loro dedicata le due squadre devono riuscire a far arrivare il loro portaordini volante alla batteria di artiglieria per sgominare gli avversari – vale anche abbattere il povero piccione mentre sta volando verso il quartier generale!

Battlefield 1 è un gioco che vi consigliamo soprattutto se siete interessati al corposo multiplayer e alle sue sfide a squadre online. La campagna single player è un po’ troppo corta per giustificare da sola l’acquisto: un vero peccato, considerando l’ambientazione molto originale e lo stile della narrazione, che riesce a coinvolgere il giocatore dal primo all’ultimo minuto.