02 Novembre 2011 | 14:33

VIRNA LISI, l’intervista: «Ho successo perché studio e dico no. Non è facile trovare un ruolo come quello di Paola»

Parla la protagonista di «La donna che ritorna», la fiction di Raiuno che ha sbancato l'Auditel: «Ho rinunciato a ruoli importanti al cinema solo perché a mio papà non sarebbero piaciuti. Nella vita non è un film che rende felici»...

 di

VIRNA LISI, l’intervista: «Ho successo perché studio e dico no. Non è facile trovare un ruolo come quello di Paola»

Parla la protagonista di «La donna che ritorna», la fiction di Raiuno che ha sbancato l'Auditel: «Ho rinunciato a ruoli importanti al cinema solo perché a mio papà non sarebbero piaciuti. Nella vita non è un film che rende felici»...

02 Novembre 2011 | 14:33 di

Virna Lisi (foto Iwan Palombi)

«Lo sa che le amiche mi telefonavano per sapere come andava a finire la storia di Paola? Ma io sono stata inflessibile e non ho anticipato nulla!». Virna Lisi sorride. Gli ascolti della fiction «La donna che ritorna», che l’ha vista protagonista nei panni di Paola Silenti, sono stati ottimi.

Il segreto di questo successo?
«Una linea gialla che avvince. E la chiave è il personaggio di Paola, donna misteriosa, che non capisci se è buona o cattiva, ma che dà emozioni. Un personaggio faticoso da interpretare che mi ha dato enorme soddisfazione. Non è facile trovare ruoli così. Oggi spesso si fanno cose a tirar via. Invece a me piace lavorare a fondo su un ruolo. Studio il copione mesi prima delle riprese e quando arrivo sul set l’ho metabolizzato».

Paola perde la memoria. Per lei quale ruolo hanno i ricordi?
«Non si può vivere un presente né un futuro senza avere una base di ricordi. Belli o brutti, sono tutto».

Paola è una nonna affettuosa.
«Io sono proprio una nonna così. È stato l’aspetto più facile perché ho un nipotino della stessa età».

Si dà un voto più alto come mamma o come nonna?
«Come nonna. Sono stata una mamma severa, con i nipoti non riesco».

In carriera ha detto molti no. Da «Barbarella» a «Il portiere di notte». Si è mai pentita?
«Mai, non ho rimpianti. Ci sono ruoli che ho preferito non fare perché guardando mio padre in faccia lui avrebbe potuto dire: “Virnuccia, se questo non lo facevi era meglio”. Bastava l’idea che mio padre, mio marito o mio figlio potessero dire una cosa del genere. Ma non è un film in più che rende felici nella vita».

Soffre per il tempo che passa?
«Le rughe non mi danno fastidio anche perché l’epoca della fidanzatina, dell’amante, della moglie è passata».

Fuori dal set che cosa ama fare?
«Leggo. Con un libro davanti non capisco più niente. Sono capace di leggere per ore. Poi mi piace stare in giardino: poto, taglio, pianto: sono nata contadina e amo la terra. Ho fatto un piccolo orto, coltivo l’insalatina, la rughetta, gli odori. Adoro stare a casa, mi dà serenità. Uscire e mettermi alla guida nel traffico di Roma mi angoscia. Uno suona, uno ti insulta. Non c’è più la leggerezza d’un tempo, quando si usciva la sera, si andava in trattoria e poi si passeggiava in centro».

È vero che lei, così pacata ed elegante, da ragazzina era una peste?
«Ero terribile. A 12 anni spaccai una bottiglia di latte, allora erano di vetro, in testa a un ragazzino che mi tartassava di complimenti. Alle superiori non volevo andare a scuola e incitavo tutta la classe a scioperare. Mi inventavo lo sciopero per Trieste, che neanche sapevo dov’era. Il mio ultimo giorno di scuola entrai nella stanza della preside e le feci una grande, sonora e liberatoria pernacchia!».