14 Gennaio 2013 | 11:16

Zelig, la parola a Teresa Mannino e al mago Forest. La prima foto di Vernia nei panni di Corona

Tutto quello che leggerete può essere vero o inventato, con i comici non si sa mai. Scherzo o realtà? Con due comici insieme la fatica è doppia. La coppia in questione è formata da Michele Foresta, in arte Mago Forest, e Teresa Mannino. Pacato uno quanto dinamica l’altra...

 di

Zelig, la parola a Teresa Mannino e al mago Forest. La prima foto di Vernia nei panni di Corona

Tutto quello che leggerete può essere vero o inventato, con i comici non si sa mai. Scherzo o realtà? Con due comici insieme la fatica è doppia. La coppia in questione è formata da Michele Foresta, in arte Mago Forest, e Teresa Mannino. Pacato uno quanto dinamica l’altra...

Foto: Zelig Circus

14 Gennaio 2013 | 11:16 di

Tutto quello che leggerete può essere vero o inventato, con i comici non si sa mai. Scherzo o realtà? Con due comici insieme la fatica è doppia. La coppia in questione è formata da Michele Foresta, in arte Mago Forest, e Teresa Mannino. Pacato uno quanto dinamica l’altra. Dice lui: «Il nostro reality prevede che alla fine delle dieci puntate ci metteremo insieme». Scherzo. Altro che reality, qui si tratta di «Zelig», cabaret allo stato puro, visto che quest’anno, come dicono i padri (Gino&Michele e Giancarlo Bozzo), si torna alle origini e sarà di nuovo, come c’era una volta, «Zelig Circus». Tutti sotto il tendone e sul palco solo comici. A cominciare dai nuovi conduttori. Stasera va in onda la prima puntata: tra i nuovi personaggi, il Fabrizio Corona di Giovanni Vernia (vedy gallery sopra).

Come sarà lo «Zelig» di Michele Foresta e Teresa Mannino?
Forest: «Se è vero che i comici sono come il vino allora questa è una buonissima annata, ci sono dei talenti davvero sorprendenti».
Mannino: «Da cabarettisti non rinunciamo alle battute. Siamo due comici simpatici, quelli a cui la gente vuole bene, facciamo anche un po’ tenerezza».

Quando è arrivata la chiamata?
F.: «Dopo l’estate, Giancarlo Bozzo, uno del triumvirato, mi ha fatto la proposta. Ci ho pensato a lungo, tre secondi circa».
M.: «La scorsa estate. Ho pianto di emozione come ricevendo una grande prova di affetto. In realtà o funzioni o nulla, il cabaret è molto meritocratico».

Il primo pensiero?
F.: «Che era “un’offerta che non puoi rifiutare”, come dice Robert De Niro nel “Padrino”. In realtà so che volevano Formigoni e la Minetti, ma al Pirellone il rischio arresto è altissimo e non si sono sentiti di rischiare».
M.: «La prima cosa è stata la preoccupazione: “Con chi lo farò?”. E poi: “Se me lo fanno fare con questo o quello, mai!!”».

E poi quando vi hanno detto chi era l’altro conduttore?
F.: «Con Teresa ci conosciamo, ci sfottiamo, il suo nonsense va nella mia direzione comica. E poi a me non piacciono le ragazze curvilinee, ma rettilinee».
M.: «Felicità! Forest mi fa ridere e io non riesco a ridere per finta».

Com’è che due siciliani si trovano sul palco più milanese che c’è?
F.: «Probabilmente perché certi lavori i presentatori del Nord non li vogliono più fare. Il prossimo anno i conduttori saranno cinesi».
M.: «Questo è tipico di Milano, a Palermo ci sarebbero stati due palermitani, Milano invece è accogliente verso la straniero, ed è proprio da “Zelig”».

Vince l’orgoglio o l’ansia da prestazione?
F.: «Prima sono stato felicissimo, poi un po’ preoccupato, c’era il confronto con Claudio Bisio… Ma “Zelig” è l’habitat naturale di tutti comici».
M.: «Orgoglio. Sentivo che potevo essere adatta, per la mia formazione e perché qui sono di casa. L’ansia da prestazione sta cominciando ora…».

Cronistoria: la vostra prima volta a «Zelig».
F.: «Quasi trent’anni fa. Il primo localino si chiamava “L’ultimo metrò”, a quel tempo a Milano bastava una luce e un microfono per fare spettacolo. Serviva uno a pochi soldi, io facevo una scuola di mimo, mi mandò il mio maestro, credo di aver fatto il mago scemo anche allora».
M.: «Nel 2004 arrivai in viale Monza per il provino, avevo scritto un piccolissimo pezzo di satira politica sul condono edilizio e la legge di successione, facevo una siciliana, la signora Cetti, c’erano una trentina di comici e nessuno degli autori rideva. “Vabbè ci ho provato”, mi sono detta, invece poi mi hanno chiamato».

Quante presenze contate a «Zelig»?
F.: «Tra 80 e 100 puntate. I primi cinque anni ci sono sempre stato, poi nel 2001 quelli della Gialappa’s hanno notato le mie potenzialità di presentatore così sono stato con loro nove anni e li ho portati alla distruzione».
M.: «Forse contando anche “Zelig off” mi avvicino a lui».

Da comici a conduttori. Come cambierete sul palco?
F.: «Prima ho sempre fatto il prestigiatore scalcinato. Il passo è breve. Ora farò il presentatore scalcinato e incompetente. E, modestamente, a incompetenza sono molto competente».
M.: «Per me la conduzione non è una novità. A parte “Zelig off”, con gli altri comici ci capitava spessissimo di fare serate dove si presentava a turno».

I ruoli quali saranno?
F.: «Giochiamo a Franco e Ciccio, anzi io faccio mio padre e lei mia madre».
M.: «Siamo il carabiniere buono e il cattivo, il buono ovviamente è lui».

Perché sempre un uomo e una donna? Par condicio o quote rosa?
F.: «Perché uomo e donna sono le cose più lontane, come il giorno e la notte. E poi perché non fare presidente della Repubblica Napolitano e sua moglie? Perché non il Papa e la Papessa?».
M.: «Con un uomo è più divertente, ci sono più dinamiche comiche, tra tutti i contrasti il principale resta quello uomo/donna».

Per un comico condurre «Zelig» è come vincere l’Oscar della comicità?
F.: «Bisio oltre ad avermi lasciato la conduzione mi ha lasciato il suo posto auto e quindi non devo sbattermi a cercare parcheggio. Questo è molto più importante della conduzione!».
M.: «Il conduttore non è il comico più bravo. Per condurre devi essere un po’ generoso, saperti mettere da parte, o ce l’hai o non ce l’hai. Checco Zalone o Sconsolata sono grandi talenti, ma probabilmente non sono adatti alla conduzione».

Con la crisi la gente ha più voglia di ridere o di riflettere?
F.: «Con tutte le offerte ognuno decide il proprio palinsesto, se vedere “Zelig” o seguire “Ballarò”. Poi i politici producono una comicità involontaria che un comico neanche si sogna».
M.: «Quando studiavo filosofia, alcune compagne mi guardavano male perché andavo in discoteca. È la stessa cosa. “Zelig” non è disimpegno, è leggerezza, il nostro pubblico non è superficiale, ha voglia di un momento di evasione. Certo a noi non hanno minimamente chiesto di spostarci se ci saranno le elezioni…».