Home CinemaAttori e AttriciJames Dean, le foto più belle di una leggenda intramontabile

30 Settembre 2015 | 09:08

James Dean, le foto più belle di una leggenda intramontabile

A 60 anni dalla sua morte, vi raccontiamo la storia del divo che Hollywood non dimenticherà mai attraverso una bella galleria fotografica

 di Chiara Vitali

James Dean, le foto più belle di una leggenda intramontabile

A 60 anni dalla sua morte, vi raccontiamo la storia del divo che Hollywood non dimenticherà mai attraverso una bella galleria fotografica

 - Credit: © corbis images

30 Settembre 2015 | 09:08 di Chiara Vitali

30 settembre 1955: James Dean si sta recando a Salinas in California, per partecipare a una gara automobilistica a bordo della sua Porsche 550 Spyder. Alle 15.30 viene fermato dalla polizia stradale e multato per eccesso di velocità: sta andando a 105 km/h quando il massimo consentito è 89 km/h. James allora abbassa la cresta e continua a guidare rispettando i limiti, ma quel giorno evidentemente ha un appuntamento col destino. Circa un paio d’ore dopo la Porsche del divo impatta frontalmente contro una Ford Custom Tudor, guidata (contromano) da uno studente 23enne che ritornerà a casa un po’ ammaccato, ma tutto intero. James muore sul colpo e, ironia della sorte, una volta tanto stava rispettando i limiti di velocità. Eppure la sua morte, a soli 24 anni, verrà ricordata da tutti come lo scontato coronamento di una vita succhiata velocemente, fatta di successo, tappe bruciate, eccessi. 

C’è chi dice che è entrato nel mito perché è morto giovane, in realtà raggiungere l’apice del successo azzeccando tre film nel corso dello stesso anno è stata la sua vera impresa epica, a cui la morte - per quanto tragica e prematura - non ha aggiunto nulla.

Nato in una fattoria dell’Indiana l’8 febbraio del 1931, il piccolo James sfoggia un pizzico di ribellione già quando viene registrato all’anagrafe: di secondo nome fa Byron, in realtà in onore a un parente, ma se pensiamo al grande poeta inglese, alla sua avversione per la società e le istituzioni, al suo temperamento tormentato che sfocia in un atteggiamento autodistruttivo, non possiamo fare a meno di notare quanto fosse adatto a lui quel nome!

Il piccolo James ha un’infanzia non troppo felice: il padre abbandona il tetto coniugale quando lui è ancora un bambino, la madre muore di cancro all’utero e il ragazzino, che ha appena nove anni, si trasferisce nella fattoria degli zii. Dopo il diploma, parte per la California e va a vivere a casa del padre e della matrigna. Anche qui, non avrà vita facile: a sorpresa, al college decide di iscriversi a discipline teatrali anziché a giurisprudenza, e ciò causerà degli scontri col padre che lo costringeranno ad allontanarsi da lui. Completamente abbandonato a se stesso, sbarca il lunario lavorando come custode in un parcheggio poi, decide di andare a New York e lì viene ammesso nei mitici Actors Studio di Lee Strasberg.

Prima un paio di particine in alcuni spot pubblicitari, poi qualche comparsata in TV, e infine arriva la svolta: lavora in quelli che saranno gli unici film della sua carriera ma che lo consacreranno definitivamente tra le stelle più brillanti di Hollywood. Elia Kazan, Nicholas Ray, George Stevens: tre grandissimi registi gli affideranno nello stesso anno - quel fatale 1955 - tre ruoli da protagonista che gli appiccicheranno addosso l’aura del ribelle, del giovane che non vuole adeguarsi alla società che sembra volerlo inscatolare. Convince tutti: i colleghi, gli autori, i critici, il pubblico.

Per il ruolo di Cal Trask in La valle dell’Eden riceverà una nomination agli Oscar come Miglior Attore Protagonista a cui si aggiungerà anche quella per Il Gigante, il film che non ha finito di girare e nel quale, in alcune sequenze, è sostituito da una controfigura. Mai, nella storia degli Academy Award era stata assegnata una candidatura postuma: James ne prese addirittura due! 

Non possiamo sapere come sarebbe andata la sua carriera, quali altri film avrebbe interpretato, quali ruoli avrebbe fatto meglio a non accettare, in quale direzione avrebbe fatto i suoi primi, inevitabili, errori.

Abbiamo solo tre film suoi, ma sono tutti e tre perfetti. E non è poco.