Home CinemaAttori e AttriciMiriam Leone a Giffoni: «I ruoli comodi non mi piacciono»

Miriam Leone a Giffoni: «I ruoli comodi non mi piacciono»

L'attrice ha detto addio alle Iene. A breve le riprese di “1993”. Il provino più difficile? «Quello con Bellocchio per il quale ho trascorso notti insonni». A ottobre nelle sale italiane “In guerra per amore” diretta da Pif

Foto: Miriam Leone a Giffoni  - Credit: © SplashNews

19 Luglio 2016 | 20:22 di Antonella Silvestri

Fisico statuario, occhi magnetici, bellezza mozzafiato, Miriam Leone ha incantato il pubblico del Giffoni Experience. L'ex Miss Italia (2008) è subito entrata nel vivo della kermesse della cittadina salernitana, giunta quest'anno alla sua 46esima edizione: «Giffoni ha una formula unica, originale e solo venendo qui ho capito l'energia e la meravigliosa aria che si respira. Sono stata accolta con grande affetto e calore da tutti».

L'attrice e conduttrice tv ha parlato della sua carriera, cominciata a 23 anni come modella e speaker radiofonica fino alla corona della più bella d'Italia. Nel 2009 ha condotto, con Arnaldo Colasanti, ?UnoMattina Estate?; più tardi Michele Guardì la scelse per sostituire Adriana Volpe nel programma ?Mattina in Famiglia? su Rai2 al fianco di Tiberio Timperi. «La televisione mi ha regalato la gavetta, facendomi svegliare alle 4,30 del mattino. Orari da militari di cui vado orgogliosa» ha dichiarato la Leone durante l'incontro con i giornalisti.

Il suo debutto come attrice di fiction risale al 2010 con la produzione ?Il ritmo della vita? per la regia di Rossella Izzo. Sempre nello stesso anno, ha esordito nelle sale cinematografiche con un piccolo ruolo in ?Genitori&Figli: agitare bene prima dell'uso? di Giovanni Veronesi. Nel 2011 ha interpretato la escort Mara Fermi in ?Distretto di polizia? e, l'anno successivo, ha vestito i panni dell'imbranata Astrid in sette episodi di ?Un Passo dal Cielo? con Terence Hill.

Ma è con ?La scuola più bella del mondo?, diretto da Luca Miniero, che la Leone ha fatto il suo ingresso da protagonista nel cinema nelle vesti della professoressa d'inglese Margherita Rivolta. Nel 2015, dopo la fiction ?La Dama velata? su Rai1, al fianco di Lino Guanciale, Lucrezia Lante Della Rovere, Andrea Bosca e Jaime Olias, l'attrice siciliana ha riscosso un grande successo con la serie andata in onda su Sky Atlantic ?1992?, al fianco di Stefano Accorsi in cui interpretava il ruolo della soubrette Veronica Castello.

«La serialità ti dà la possibilità di approfondire il personaggio. Ricordo che per affrontare i provini di questa serie così come quelli di ?Non Uccidere? per Rai3 dove interpretavo Valeria Ferro, non ho dormito la notte. Immaginavo come potesse essere la loro vita, la loro intimità, come camminavano queste donne» ha raccontato la Leone che ha ricordato un altro aneddoto: «Per il provino di ?Non uccidere?, mi presentai con un filo impercettibile di trucco. Il regista mi chiese di togliere anche quello e quella nudità mi ha dato forza per entrare nel personaggio. Grazie allo strucco ho ottenuto quel ruolo. È stato un progetto interessante con ascolti di nicchia ma importanti. Quel genere è stato la prima serie sperimentale sulla Tv generalista e per gli esperimenti ci vuole tempo. A noi interessa che ci sia stato il gradimento qualitativo» ha sottolineato l'attrice che ha parlato di un set molto impegnativo.

Il provino più difficile? La Leone non ha dubbi: «Prima di girare con Marco Bellocchio per il film ?Fai bei sogni?, ho passato notti insonni. Bellocchio è un grande professionista. Prima di andare in scena, vede e rivede...».

«Per interpretare Valeria Ferro in ?Non Uccidere? ho seguito un altro percorso dirottando la mia ricerca di scarnificazione della esteriorità verso l'interiorità. La protagonista è sì bellissima ma man mano che conosci la sua storia, forse cominci a leggere le sue ferite» ha spiegato la Leone. Su ?1993?, il sequel di "1992", invece è stata criptica limitandosi a dire: «Abbiamo avuto le sceneggiature in questi giorni. Ora comincerò a leggerle».

Ma tra il set e le dirette TV, dove si trova più a suo agio? «Un artista può muoversi su più registri senza snobismo. La realtà è liquida e per fortuna si stanno scardinando certi pregiudizi e modi di pensare cristallizzati. Insomma, si possono fare tante cose... In diretta c'è l'irripetibilità per cui quando sbagli ti vedono tutti. Il lavoro dell'attrice è diverso. In realtà questo è il mio mestiere, lo amo con tutta me stessa. Lo faccio con passione, umiltà. Sono appena arrivata e devo imparare» ha precisato l'attrice, archiviando così la sua esperienza a ?Le Iene?: « È stato bellissimo e, se in un futuro, mi dovessero richiamare sarei felicissima. Ora devo dire addio perché ho altri impegni. È stato un programma che mi ha dato l'occasione di continuare a imparare. Non mi piace avere ruoli comodi. I conduttori delle Iene, oltre a fare da contraltare giocoso, sexy e glamour, lanciano servizi importanti».

Il 27 ottobre sarà nelle sale con il film ?In guerra per amore? diretta da Pif. « È un artista molto intelligente e ha un modo poetico di raccontare la realtà. Il film parla dello sbarco degli americani nel luglio 1943 e dell'origine dell'ascesa della mafia in quegli anni. Quando ho saputo che il film era ambientato in Sicilia, ho provato una grande gioia perché pensavo di vedere più spesso la mia famiglia. Ma in realtà il mio personaggio era di New York. Abbiamo girato, quindi, a Cinecittà» ha ricordato la Leone che, con la sua terra d'origine, ha un legame speciale.

«Per cultura e per tradizioni di famiglia, io mi porto dentro ancora certi valori. Un esempio? Il pranzo a tavola... E poi sono cresciuta con una nonna che ha portato il lutto dal 1946 fino alla sua morte avvenuta nel ?97. C'è una parte di me, dei miei affetti e dei valori che ho ereditato che conservo gelosamente e un'altra di propulsione verso tutto quello che è nuovo, è futuro».

Poi, inevitabile, è arrivata la riflessione sulla condizione femminile. «Ci sono parti del mondo in cui il ruolo della donna è quello che da noi era nel Medioevo. Detesto la discriminazione. Mi piacerebbe che tra donne ci fosse più complicità. Gli uomini riescono a fare più squadra. Noi no».