“Mission: Impossible”, Tom Cruise: «Adoro spingermi oltre ogni limite, è più forte di me»

L'attore ci racconta come ha girato il nuovo "Mission: Impossible", nei cinema dal 12 luglio

Tom Cruise nel grande inseguimento girato tra le strade di Roma nell’ottobre del 2020: ha richiesto nove giorni di riprese
12 Luglio 2023 alle 08:28

Un gran salto nel vuoto. Ecco l’immagine che meglio rappresenta il nuovo “Mission: Impossible” di Tom Cruise, per almeno due motivi. Il primo è la sequenza già “di culto” in cui l’attore si lancia con la moto dalla cima di una montagna per poi atterrare col paracadute su un treno in corsa.

L’altro salto nel vuoto, simbolico, è quello che il divo-produttore ha affrontato quando il Covid ha bloccato il mondo e lui doveva mandare avanti un set da 290 milioni di dollari, senza sapere quando e come avrebbe potuto girare di nuovo. A Venezia, per esempio, il set è stato chiuso e poi riaperto; in Gran Bretagna Cruise ha addirittura affittato una vecchia nave da crociera (al modico costo di 500 mila sterline) per isolare chi risultava positivo; a Roma ha fatto chiudere in pieno giorno il Foro e altre vie del centro per girare un folle inseguimento che comincia su una moto della polizia e si conclude a bordo di una Fiat 500.

E proprio a Roma Cruise, presentando il film al mondo, ha detto: «Siamo venuti qui e abbiamo lasciato che la città ci dicesse che tipo di inseguimento sarebbe stato. E cioè qualcosa di insolito per la saga, con molto più umorismo: un inseguimento leggermente più romantico di quello che avevamo immaginato. Sfrecciavo per le strade di Roma guidando con una mano sola! È stato un giorno che non dimenticherò mai». Venezia invece appare «gotica, oscura e intima, con un’estetica quasi da film horror» dice lo scenografo Gary Freeman. «Tutta l’azione qui è stata girata al buio, a partire da un gala di mezzanotte a Palazzo Ducale». Aggiungete altre tappe in giro per il mondo, dai deserti di Abu Dhabi alle montagne della Norvegia, e avrete il settimo capitolo della saga nata nel 1996 e che ha per protagonista Ethan Hunt, agente segreto della Impossible Mission Force.

Una saga il cui scopo principale, per stessa ammissione di Cruise, è superare ogni volta il livello di spettacolarità e acrobazie del capitolo precedente. Il che non era facile, visto che negli altri film l’attore si era già arrampicato in cima all’edificio più alto del mondo (il Burj Khalifa di Dubai in “Protocollo fantasma”), si era aggrappato all’esterno di un aereo in fase di decollo (in “Rogue Nation”) e si era lanciato da un Boeing a un’altezza di 7 mila metri (in “Fallout”).

Questa volta il momento clou è il salto da una rampa appositamente costruita sul fianco della montagna norvegese di Helsetkopen, una vertiginosa parete rocciosa situata a circa 1.200 metri sul livello del mare. «È stata l’acrobazia più pericolosa della mia carriera» dice Cruise. «A ogni salto rischiavo la vita. Ma prima, per prepararmi, ho fatto 500 lanci col paracadute. Abbiamo anche inventato un motto per questa saga: “Non essere prudente. Sii competente!”».

A questo punto la domanda sorge inevitabile: perché girare tutte le acrobazie di persona? Non sarebbe meglio affidarsi a uno stuntman? La reazione di Cruise è quasi di stupore: «Nessuno ha mai chiesto a Gene Kelly perché facesse di persona i balletti nei suoi film! Io sono un attore molto fisico. Lo sono sempre stato. Comunico emozioni con l’azione. È così che racconto una storia. E fa parte del mio mestiere essere in grado di controllare la voce e il corpo. Quando avevo bisogno di fare soldi da bambino, perché non ne avevamo, ho dovuto imparare a tagliare l’erba molto bene. Nei miei film ho dovuto imparare a pilotare un elicottero, guidare un’auto nel traffico, saltare da una montagna... Lo spirito è sempre quello». Uno spirito innato: «Ricordo che quando ero piccolo ero sempre alla ricerca di cose pericolose da fare. Costruivo rampe per saltare con la mia bicicletta sopra i bidoni della spazzatura. Una volta ho trovato del compensato in un cantiere edile e ho assemblato il mio primo grande salto; sono sceso da una collina sulla mia bicicletta, ho colpito la rampa, l’ho spaccata in due e mi sono schiantato contro i bidoni. C’era sangue dappertutto, mi sono anche rotto i denti, ma lo volevo fare». Conclude l’attore: «È così che ho vissuto tutta la mia vita. Mi piace alzare sempre l’asticella, spingermi ai limiti. Non posso farci niente, è nella mia natura. È semplicemente quello che sono...».

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