Home CinemaAttori e AttriciStefano Accorsi: la paternità, il film presentato a Cannes, «1993» e la passione per le auto

Stefano Accorsi: la paternità, il film presentato a Cannes, «1993» e la passione per le auto

«Sono emiliano, non posso non amare i motori» dice l'attore, che anche come papà ha...una marcia in più

Foto: Stefano Accorsi  - Credit: © Pigi Cipelli

25 Maggio 2017 | 13:33 di Silvia Perazzino

Camicia scura come i pantaloni, voce calda, sorriso seducente. Stefano Accorsi ci è venuto a trovare in redazione accompagnato dalla moglie Bianca Vitali e dal figlio di un mese. Sono tantissime le cose che ha da raccontarci: il cinema, la tv, il teatro... e il piccolo Lorenzo. L’aspetto è riposato, niente occhiaie da neopapà alle prese con notti insonni. «Il bimbo è buonissimo, ci lascia dormire, forse ha già capito che il babbo deve lavorare!» scherza l’attore, in queste settimane al cinema con «Fortunata» e in tv, su Sky Atlantic HD, con «1993».

In redazione a Sorrisi

L'intervista

Partiamo allora dalla sua paternità.
«Sto vivendo un momento intenso, bellissimo e vorrei avere più tempo per godermelo. Quando ti nasce un figlio senti una fortissima proiezione nel futuro».
Nonno Aldo Vitali, che è il nostro direttore, ha regalato subito una maglietta dell’Inter al piccolo. E se invece poi diventa milanista?
«In quel caso ne parlerà con il nonno... Mamma, nonna, bisnonna: sono tutti interisti. Resiste solo l’ala bolognese della mia famiglia».
Lei che tipo di padre è?
«Fantastico, perfetto, geniale... Dovrebbero fare una trasmissione su di me che faccio il papà! Scherzi a parte, non saprei. Sono un papà giocherellone, ma credo che come genitore si debba anche avere la forza di dire dei no».
A lei sono serviti di più i no o i sì?
«Bella domanda. Ci sono i sì che ti aiutano quando hai bisogno di quella fiducia che alimenta la fiducia in te stesso. Altre volte invece i no sono motivanti».
Nel fine settimana è stato a Cannes dove ha presentato «Fortunata».
«Questo film è coinvolgente, pieno di vita, realistico e poetico».
Come ci si prepara a un appuntamento così importante?
«Sicuramente bisogna lavorare su un giusto distacco, ma niente riti scaramantici. Se c’è tempo, una corsetta la mattina aiuta a scaricare la tensione. Altrimenti un bel caffè e via».
Lei è un tipo sportivo.
«Sì, e ora ho anche scoperto la passione per le auto da corsa».
L’ha scoperta sul set di «Veloce come il vento» in cui recita nei panni di un pilota dalla vita tormentata?
«Direi che è un amore legato alla mia terra. È abbastanza difficile non appassionarsi ai motori quando si nasce in Emilia-Romagna».
In famiglia non sono preoccupati?
«Un po’ sì, ma è più pericoloso guidare in città. In pista ci sono dei professionisti che vogliono arrivare primi, ma non farsi del male o fare del male. La prima gara è andata abbastanza bene. E arrivare fino in fondo con la pioggia e con l’auto che si girava anche nei rettilinei è stata una bella emozione».
Ma lei da ragazzino aveva degli idoli, tipo Niki Lauda o Ayrton Senna?
«Io fin da piccolo avevo la passione per il cinema. Ricordo che mio padre aveva un poster gigante di Steve McQueen e io una foto di Paul Newman, che tenevo come un santino sul comodino. Tra l’altro, tutti e due correvano in auto».
Anche con «1993» è partito... in quarta!
«Già, Leo Notte, il mio personaggio, si è fidanzato con la donna dell’uomo che ha ucciso e anche se innamorato non sarà mai un Principe azzurro. I colpi di scena che lo riguardano sono solo all’inizio. Per lui il detto “Il fine giustifica i mezzi” è quanto di più calzante».
In «1993» Notte diventa un uomo di fiducia di Silvio Berlusconi. Sa se il Presidente si è piaciuto?
«Sappiamo che all’anteprima c’erano delle sue persone di fiducia ma non conosciamo la sua reazione. Personalmente mi sentirei lusingato se la mia storia fosse così importante da essere raccontata in tv».
Qualche politico si è risentito?
«Per “1992” abbiamo ricevuto un paio di lettere e di critiche, poi finite nel nulla».
E lei come vive le critiche?
«Fanno male quando le leggi. Io più che leggerle, però, le scorro. Sempre per quel concetto di giusta distanza e distacco che dicevamo prima».
Ora sta lavorando ad altri progetti?
«Stiamo per portare a teatro l’ultima parte di una trilogia legata ai grandi classici italiani. Abbiamo cominciato con l’“Orlando Furioso” e il “Decameron”, e ora porteremo “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile, che ha creato gli archetipi della favola. Per un mese faremo tutti e tre gli spettacoli. Poi sto lavorando a un progetto di serie tv internazionale. I protagonisti saranno tre ragazzi molti giovani. La loro realtà di difficoltà e successo è ispirata a una storia vera. L’Italia con "Gomorra - La serie", "The young Pope" e "1993" sta dimostrando di essere sempre più una fucina di idee e prodotti internazionali».

E non dimentichiamo il nuovo film di Ligabue, «Made in Italy», che Stefano inizierà a girare a giugno. Ma ora lasciamo che torni al suo bimbo, che dorme beato tra le braccia di mamma Bianca.