Home CinemaAttori e AttriciViggo Mortensen, papà straordinario in «Captain Fantastic»

Viggo Mortensen, papà straordinario in «Captain Fantastic»

Ben Cash è un padre straordinario, che alleva i sei figli in un bosco senza energia elettrica, tv o internet, allenandoli giornalmente nel corpo e nello spirito. Il protagonista ci parla del film e di quanto sia difficile essere genitori

Foto: Viggo Mortensen e Shree Crooks in «Captain Fantastic»  - Credit: © Erik Simkins / Bleecker Street

16 Dicembre 2016 | 12:47 di Alberto Anile

Si chiama «Captain Fantastic», quasi fosse un super eroe e un po' lo è. Il Ben Cash interpretato da Viggo Mortensen è un padre straordinario, che alleva i sei figli in un bosco senza energia elettrica, tv o internet, allenandoli giornalmente nel corpo e nello spirito. Finché un giorno, un evento costringe i magnifici sette a confrontarsi con l'America vera, riportandoli a contatto con una realtà imprevedibile. Premiato a Cannes e alla Festa del Cinema di Roma, «Captain Fantastic» è approdato il 7 dicembre nelle sale italiane entrando subito nella top ten degli incassi. Sorrisi ha incontrato il magnifico interprete, Viggo Mortensen, per fargli alcune domande.

Come si è allenato per il ruolo?
«?Captain Fantastic? era una delle migliori sceneggiature che avessi letto, un film che io stesso avrei voluto andare a vedere al cinema. Mi sono preparato come sempre, chiedendomi cosa sia successo al mio personaggio prima della prima pagina, quali siano le sue origini. Con il regista Matt Ross abbiamo scelto insieme quali libri mettere nella sua casa di Ben, e siccome m'intendo di giardinaggio ho dato consigli sul tipo di piante e di coltivazione che lui e i ragazzi fanno nel bosco, cose che nel film non si vedono ma che aiutano a far credere in quello che mettiamo in scena. Prima di girare abbiamo passato tutti insieme un paio di settimane ad allenarci, arrampicarci sulle montagne, e a esercitarci con la musica. Le riprese sono andate benissimo. I due bambini più piccoli mi chiamavano ?il loro papà estivo?».
Qual è secondo lei la cosa più difficile dell'essere padre?
«Ascoltare i bambini, e avere pazienza. C'è una grande differenza tra un padre che dice no e basta e quello che invece spiego perché, ci vuole tempo e non importa se i figli ti sono grati o meno, devi farlo per loro. Quelli che fanno gli amici, permettendo loro qualunque cosa non li aiutano a costruirsi come persone».
Quanto le somiglia il personaggio di Ben?
«E' molto simile a me perché anch'io con mio figlio cerco di essere onesto e intavolare discussioni molto aperte su qualunque argomento; chiaramente nella vita reale di padre ci sono giornate in cui sei stanco o ararabbiato ed è difficile essere paziente ma questo è quello che cerco di fare. Ben è un rivoluzionario e come tutti i rivoluzionari anche lui fa degli errori, ma almeno cerca di essere sempre migliore, e quando si provano a fare tante cose si è più soggetti a fare errori; se non si fa nulla non si sbaglia ma si rimane chiusi nel proprio mondo senza imparare cose nuove».
Lei è nato a New York, ha origini danesi, ha abitato a lungo con la famiglia in Argentina, viaggia molto tra Stati Uniti e Europa. Si sente più europeo o americano?
«Più essere umano, né europeo o americano, né danese o argentino. Penso che viaggiare fisicamente e mentalmente sia buono per molte ragioni. Innanzitutto è la migliore arma contro tutte le guerre. Più gente diversa hai visto, rendendoti conto che anche loro hanno strade, chiese, proprietà, cani, gatti, meno facile è accettare che un governo rada un paese al suolo. Essere fieri delle proprie origini è una cosa bella ma io amo soprattutto potermi sentire a casa in diversi paesi; quando torno in posti dove sono stato mi sento felice, e questo mi aiuta anche come attore».