Home Cinema«Ciao Sorrisi!»: l’intervista a Russell Crowe

«Ciao Sorrisi!»: l’intervista a Russell Crowe

Il protagonista di «The nice guys» saluta i nostri lettori e ci racconta perché... si sente un po' Bud Spencer

Foto: Ryan Gosling e Russell Crowe

01 Giugno 2016 | 12:45 di Paolo Fiorelli

Una commedia d'azione che ricorda quelle con Bud Spencer e Terence Hill. Questa è «The nice guys», dove Russell Crowe e Ryan Gosling sono una coppia di bislacchi detective che devono risolvere un caso nella folle Los Angeles degli Anni 70. E lo faranno tra sparatorie e inseguimenti, ma anche battibecchi e scazzottate, come nei film della coppia italiana. Anche se il tasso di violenza è adattato ai nostri tempi post-tarantiniani, come dimostra una delle ultime battute: «In fondo non ha sofferto nessuno» dice Ryan. «A me pare di sì» ribatte Crowe.  «Intendevo che non hanno sofferto prima di morire!».

Quando lo incontro, Russell Crowe è immerso in una polo scura (a snellire una abbondante silhouette) e fuma una sigaretta. Sarà forse per il tono comico del film, ma  sembra più allegro e rilassato del solito, come dimostra anche lo scherzoso videosaluto che rivolge ai lettori di Sorrisi (a proposito Russell: se non ha visto un registratore tradizionale è perché stavo registrando con lo smartphone). Ne approfitto per fargli subito la domanda che tutti hanno in mente.

Mister Crowe, lei era il Gladiatore: l'uomo più virile, bello e sexy della terra. Cosa le è successo?
«Che sono passati 16 anni. E io sono cambiato. Invecchiato. Non ho problemi con questo, anzi. Il bello del mio mestiere è che ogni età ti porta ruoli diversi e nuovi. Solo chi resta intrappolato nella parte dell'eroe invincibile può soffrirne. Io non sono così. Io non vedo l'ora di fare le parti da nonno».

Di certo lei sa sorprendere. Quando era considerato solo un ?duro? ha stupito tutti con il commovente «A beautiful mind». Poi si è messo a cantare in  «Les misérables». E ora in «The nice guys» tira fuori un talento comico inaspettato. È una svolta?
«Avevo già provato tocchi di commedia qua e là, ma qui spingo a fondo il pedale. La commedia è sottovalutata: far ridere richiede una recitazione da virtuosi».

L'autoironia non le manca. Ha anche twittato che l'unico supereroe che vorrebbe fare non è Batman ma «Fatman» («il Grassone», ndr.)
«Sì, mi piace farmi due risate».

Eppure ha una fama da testa calda?
«Non posso farci nulla, è che ?mi disegnano così?. Io mi sento un uomo tranquillo che vive nella sua fattoria in Australia e la lascia solo per fare film. O per suonare con la sua band. Ma poi ho questa immagine ?esagerata? che piace ai giornalisti. Se durante un'intervista mi tolgo le scarpe perché mi fanno male, ecco che mi descrivono come un selvaggio pronto a scatenare una rissa. Mi è successo anche questo?».

Ma perché sta in Australia e non a Hollywood? Non è scomodo?
«Non lascerei mai l'Australia. Certo, magari perdo qualche occasione, a volte grandi film nascono da un incontro occasionale a un ristorante. Pazienza. È una scelta di vita».

A proposito di grandi film: quali sono per lei i suoi lavori più importanti?
«I miei preferiti sono ?A beautiful mind? e ?Cinderella man?. Ma quello che più mi ha cambiato la vita è «Il Gladiatore». E a questo proposito vorrei dire che non ci sono solo film decisivi, ma anche persone. Per me sono stati fondamentali due incontri:  quelli con Ron Howard e Ridley Scott».

Ma è vero che nel Gladiatore rifiutò una scena di sesso? Perché?  
«Era la storia di un eroe che deve vendicare l'assassinio di moglie e figlio. E secondo voi si ferma per un flirt? E allora perché non fargli anche aprire una bella pizzeria sotto il Colosseo? Andiamo».

Lei non le manda a dire. Dice che De Niro l'ha deluso per le sue scelte, altri perché fanno pubblicità...
«Sia chiaro, sono giudizi da collega a collega. Niente di personale. In quanto agli spot, penso che sia sleale usare l'amore che ti regalano i fan per cercare di vendere loro un caffé. Sono tutte str...».

La coppia che forma con Gosling in «Nice guys» ricorda un po' i mitici Bud Spencer e Terence Hill. Li conosce?
«Scherza? Il paragone mi onora. Avevano una chimica e tempi comici perfetti. Io ovviamente sarei Bud, quello forte... Ho visto tutti i loro film. Mi hanno fatto arrabbiare una volta sola, ma non per colpa loro. Ero a Roma e a una bancarella ho comprato un cofanetto con cinque dvd dei loro film. Torno in Australia e li metto su: non funzionavano! Che rabbia...»