Claudia Gerini: «Ho diretto un film, ma Jessica è nel mio cuore»

Dopo una straordinaria carriera da attrice, nel 2022 ha debuttato dietro la macchina da presa con la pellicola "Tapirulàn"

12 Luglio 2022 alle 08:19

È sabato pomeriggio e con Claudia Gerini ho appuntamento al telefono per questa intervista. Caso vuole che, inspiegabilmente, il mio operatore telefonico oggi stia facendo le bizze: “Nessun servizio disponibile” campeggia implacabilmente sullo schermo. Non ci penso due volte: salto in macchina e guido alla ricerca di una zona (non confesserò mai dove) in cui ci sia un po’ di campo. La trovo dopo aver girovagato per una decina di minuti e, miracolosamente, non ho ritardato.

Il telefono squilla: «Buongiorno Claudia...» faccio. «Buongiorno a lei, mi spiace averla costretta a chiamarmi di sabato, sa è un periodo in cui ho mille impegni» mi dice. Dentro di me sorrido, consapevole di avere evitato una figuraccia chiamando in ritardo. «Ma ci mancherebbe» rispondo. E iniziamo così la nostra chiacchierata che parte dall’ultimo capitolo della sua carriera. Il 5 maggio è uscito al cinema il suo primo film da regista, “Tapirulàn” (di cui è anche protagonista).

Claudia, com’è stato per la prima volta ritrovarsi dall’altra parte della macchina da presa?
«È stato stimolante, impegnativo, una prova di responsabilità, ma anche divertente. Dovevo avere un occhio esterno per dare la giusta direzione al film e agli altri attori. Anche se ammetto che non avevo poi tutta questa ambizione di diventare regista. Per fortuna la storia c’era e il risultato mi ha soddisfatto».

La Claudia attrice va d’accordo con la Claudia regista?
«In questo caso parla sempre la stessa persona: nessuno deve convincere nessuno (ride)».

La protagonista del film, Emma, è una terapista che fa consulenze online: una realtà, quella del lavoro via Internet, a cui ci siamo abituati durante la pandemia. Lei come l’ha vissuta?
«Fortunatamente vivo in una casa molto spaziosa, dove stavo con le mie figlie (Rosa, 18 anni, e Linda,12, ndr) e sono stata bene insieme con loro. Ho fatto una vita più raccolta, più meditativa. L’ho presa in modo edificante e creativo, anche sul lavoro. Infatti è stato in quel periodo che ho aperto la mia casa di produzione: era il momento di provare a crescere».

Ma chi è il regista del suo cuore?
«Ho amato Sergio Castellitto grazie a “Non ti muovere”. E poi c’è Carlo Verdone, a cui devo tutto: è il mio amore, ha cambiato il modo in cui pensare questo lavoro. Con “Viaggi di nozze” mi ha trasportato in un’altra dimensione».

A proposito di “Viaggi di nozze”, di recente l’abbiamo vista in uno spot di Netflix in cui è tornata a essere Jessica per lanciare la quarta stagione di “Stranger things”, con una battuta nel suo stile: «O’ famo stranger».
«È stata una cosa molto simpatica. Mi hanno chiamata dicendo: “Dai, ti prego, fai Jessica”. E io ho risposto: “Ma veramente?”. Era buffissimo. L’ho fatto con molto affetto, perché sono legatissima a Jessica».

Un personaggio le cui battute sono entrate nel linguaggio pubblico.
«Non sa quante “Jessiche” ho incontrato e tutte mi dicono: “Io ti devo un po’ ringraziare perché mi hai cambiato la vita”. E ovviamente il merito va a Carlo, che mi ha aiutato a capire che potevo essere un’attrice comica: io ero giovanissima, avevo 23 anni. Anche per questo spot di Netflix prima ho chiesto la sua approvazione (ride)».

A 35 anni dal suo debutto al cinema (in “Roba da ricchi”), a che punto pensa di essere della sua carriera?
«Ho sempre lo stesso approccio al mio lavoro: mi sento la stessa ragazza che impara, anche se oggi sono una donna. Non perdo mai l’entusiasmo per le cose e penso che si veda: sono grata del giudizio del pubblico, soprattutto di tante donne che si identificano con me e hanno un’ammirazione perché comprendono come cerchi di essere autentica e indipendente. Sanno che sono una mamma che si impegna e non si trincera dietro finti miti».

Intanto, sua figlia maggiore Rosa ha compiuto da poco 18 anni e ha deciso di seguire la sua strada, andando a studiare recitazione negli Stati Uniti.
«Studia teatro da qualche anno ed è bravissima. È entrata allo “Stella Adler Studio of Acting”, affiliato alla New York University e lì non conta niente chi sei. Se l’è sudata. Da settembre andrà lì: era il mio sogno di quando avevo la sua età. È stata una sua scelta e l’accetto, anche se mi mancherà da pazzi. Però è giusto, questa è la sua opportunità».

Che consiglio le darebbe per riuscire ad avere una carriera solida come la sua?
«Naturalmente ha bisogno di studiare, mettersi alla prova e di buttarsi anche in quei ruoli che non la fanno essere nella sua zona di comfort. Le ho detto di non dare mai per scontato niente e di essere disposta al sacrificio, a girare scene di notte al freddo o d’estate a stare 13 ore sul set con un maglione di lana addosso. Non ci sono solo tappeti rossi nella vita di un attore».

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