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29 Gennaio 2010 | 09:42

Da oggi nelle sale «Baciami ancora», il sequel de «L’ultimo bacio»

A unirli poteva pensarci giusto uno come Gabriele Muccino, abituato a radiografare persone e animi. Al primo impatto, in effetti, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi e Jovanotti non sembra abbiano molto in comune, a parte una certa dimestichezza con il successo. Un musicista e due attori. Diverse le età (28 anni lei, 38 Accorsi, 43 Jovanotti), […]

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Da oggi nelle sale «Baciami ancora», il sequel de «L’ultimo bacio»

A unirli poteva pensarci giusto uno come Gabriele Muccino, abituato a radiografare persone e animi. Al primo impatto, in effetti, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi e Jovanotti non sembra abbiano molto in comune, a parte una certa dimestichezza con il successo. Un musicista e due attori. Diverse le età (28 anni lei, 38 Accorsi, 43 Jovanotti), […]

29 Gennaio 2010 | 09:42 di Redazione

Vittoria Puccini e Stefano Accorsi
Vittoria Puccini e Stefano Accorsi

A unirli poteva pensarci giusto uno come Gabriele Muccino, abituato a radiografare persone e animi. Al primo impatto, in effetti, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi e Jovanotti non sembra abbiano molto in comune, a parte una certa dimestichezza con il successo. Un musicista e due attori. Diverse le età (28 anni lei, 38 Accorsi, 43 Jovanotti), diversissime le storie, quasi opposti i caratteri. Poi però, vedendoli scherzare con il fotografo, sentendoli commentare i fatti del giorno e soprattutto parlandoci, si scoprono dettagli essenziali e collanti insospettabili. Tutti e tre hanno scelto di guardare la vita dritto in faccia, di non nascondersi dalle emozioni per soffrire meno, di assumersi responsabilità, a dispetto dei tanti Peter Pan che ancora frequentano le loro età anagrafiche. E allora non può essere un caso se Gabriele Cuccino li ha voluti nell’attesissimo film «Baciami ancora», il sequel de «L’ultimo bacio», da oggi nelle sale.

Accorsi riveste i panni di Carlo, sicuramente più sgualciti di nove anni fa. Jovanotti canta la canzone anonima, quella che scorre sui titoli di coda. Vittoria Puccini è Giulia, lo stesso personaggio che nel primo film era interpretato da Giovanna Mezzogiorno. «Ereditarlo mi ha dato un grande senso di responsabilità perché Giovanna è un’attrice straordinaria. Non so se si faranno paragoni. Io non ho cercato di imitarla ma qualunque cosa verrà detta l’accetterò di buon grado. Il ruolo era così bello che mi sembra il minimo accettare qualsiasi tipo di conseguenza». E racconta: «Ritroviamo Giulia madre di una bambina di nove anni e ormai separata da Carlo. La loro unione è naufragata fra tradimenti e rancori. E lei si è ricostruita una vita piena, nel segno della razionalità e del controllo. A un certo punto però la sua sicurezza inizierà a vacillare. Tornare con Carlo vuol dire lasciare liberi istinto e irrazionalità, ma anche rischiare di soffrire».

Dal trasporto con cui ne parla è evidente un coinvolgimento personale, nel quale viene spontaneo rintracciare le sue vicende sentimentali con Alessandro Preziosi. La Puccini lo spiega così: «Condivido molto di Giulia. Penso che alla fine nella vita valga la pena rischiare per non rovinare i rapporti che si sono costruiti. Superare certi problemi insieme ti dà tanta sicurezza. Certo alla base deve esserci l’amore. Solo quello può darti la forza di non ripiegare sulla fuga, una soluzione più facile, che però ti lascia senza punti di riferimento. In fin dei conti questo è un film sulla ricerca della felicità e sul vero senso della vita, che poi è l’amore, e in particolare quello nei confronti dei figli».

Un amore che Stefano Accorsi ha conosciuto quasi in contemporanea con il suo personaggio, visto che nel frattempo è diventato padre di due bambini. «Il pancione di Giulia, quel pancione che si vedeva nelle sequenze finali de “L’ultimo bacio”, è il simbolo della vita da adulti, l’addio a una fase della vita in cui ancora puoi non assumerti delle responsabilità. E penso che sia davvero così. Avere figli ti cambia il modo di pensare a te stesso, ma anche al mondo. Soprattutto ti preoccupi molto meno di ciò che gli altri pensano di te. Per me la gravidanza della mia compagna è stata un periodo molto bello e l’emozione che ho provato quando ho visto mio figlio per la prima volta è stata fortissima».

Il suo Carlo invece lo ritroviamo in una situazione meno rosea. «Essere separati quando ci sono bambini di mezzo non è mai facile. Non posso dire se alla fine troverà quella felicità tanto agognata ma di sicuro diventerà maturo. Capirà che quella porticina che ne “L’ultimo bacio” lasciava aperta, va finalmente chiusa. La fuga non è una soluzione. E se comprendi questo diventi più onesto con te stesso e con gli altri. Smetti di mentire».

Ma «Baciami ancora» è soprattutto un film corale su un gruppo di amici ormai quarantenni ancora innamorati della vita e un po’ meno di se stessi. Più interessati a costruire. Di sicuro meno superficiali. Tutti protagonisti di storie imperfette, come quelle di tanti di noi. Ed è proprio pensando a quelle storie che Jovanotti ha scritto «Baciami ancora». «L’ho scritta di getto dopo aver letto la sceneggiatura del film. Che è bellissima, come salire su un ottovolante. Il bacio del titolo è la vita che va avanti, la scelta di chi si mette in gioco e non si piange addosso. Atteggiamenti che condivido, anche se sono un quarantenne anomalo. E poi la vita è un casino. Ogni scelta che fai è anche una rinuncia a qualcos’altro. Io scelgo con molta difficoltà, ma quando lo faccio è definitivo».

di Cinzia Marongiu