Home CinemaFilm in uscitaCarlo Verdone e Antonio Albanese: «L’abbiamo fatta grossa»

Carlo Verdone e Antonio Albanese: «L’abbiamo fatta grossa»

Intervista ai due attori, protagonisti della divertente commedia nei cinema dal 28 gennaio

Foto: Antonio Albanese e Carlo Verdone  - Credit: © Olycom

02 Febbraio 2016 | 14:34 di Alberto Anile

Veramente non è la prima volta. Carlo Verdone e Antonio Albanese avevano già recitato insieme nel 2009 in «Questione di cuore» di Francesca Archibugi. «Abbiamo girato insieme solo per un giorno, ma è stata un'esperienza sorprendente» racconta Antonio. «Quando Carlo mi ha proposto di fare un intero film con lui ho accettato immediatamente».

Parliamo di «L'abbiamo fatta grossa», in sala dal 28 gennaio, diretto da Verdone che l'ha anche interpretato insieme ad Albanese. «Una commedia degli errori» la definisce il regista: «Io sono un detective privato e lui un attore nel panico che si rivolge a me per intercettare la moglie. È l'incontro di due personaggi soli che porterà a una serie di disastri».

Fare un film con Verdone è una laurea, ma prima di accettare Albanese ha posto qualche condizione?
Albanese: «No, se accetto vuol dire che mi fido totalmente. Ho capito subito che si apriva una bella avventura. Carlo conosce più di altri il mondo della comicità e quindi mi sono ritrovato comodo e coccolato perché le mie esigenze erano anche le sue».
Verdone: «E io mi sono fidato del suo grande senso della misura. Antonio non va mai oltre, rimane sempre ?giusto?, è forse il miglior attore che ho avuto. Abbiamo girato veloci come un treno».

Scene difficili?
Albanese: «È stata un'estate molto calda: attraversare una piazza con 42 gradi vestiti da preti era problematico. Al ciak eravamo già sudati».
Verdone: «La scena del solarium, un ambiente molto stretto in cui ci siamo inventati delle cose che potevano rafforzare la comicità. C'è stata anche una botta in testa rimasta nel film. Ho dato un colpo su un casco e sono stramazzato a terra, per tre, quattro secondi ho perso i sensi; è stato Albanese a dare lo stop».
Albanese: «Sento il rumore della caduta, guardo di sguincio per vedere se fa finta e noto il suo braccio molle. Mi sono spaventato. Ma è stato un attimo, dopo ci siamo fatti un sacco di risate».

Quando avete capito che la coppia stava funzionando?
Albanese: «Il primo giorno: al bar abbiamo ordinato lo stesso panino».
Verdone: «La mattina lui arrivava con delle canzoni che erano praticamente dei quiz. Mi diceva: ?Bella questa?, per vedere se la indovinavo. E io: ?Ma è ?Brilliant Trees? di David Sylvian!?».

A proposito di musica, cosa pensa Verdone della scomparsa di David Bowie?
Verdone: «Che ci renderemo meglio conto della sua grandezza solo negli anni a venire, quando riscopriremo alcune sue cose complicate, come l'ultimo ?Blackstar?. Era un uomo di grande cultura. L'ho incontrato a Milano nel '91, a cena da Versace dopo un concerto dei Tin Machine al Teatro Smeraldo. Abbiamo parlato di pittura, conosceva dei futuristi minori italiani. Dice: ?Mi piace molto Prampolini?. Sono rimasto di sasso! Di musica non voleva parlare. Gli ho fatto tanti complimenti per il concerto, mi ha detto che ne era contento ma si è fermato là, non gliene fregava proprio niente; s'illuminava solo parlando d'altro».
Domanda cattiva. Due grandi nomi in cartellone: paghi uno, prendi due. Qualcuno dirà che così è facile fare un film.
Verdone: «E invece no, è molto più difficile, scherziamo? Io mi conosco bene, girare un film complicato come ?Gallo cedrone?, in cui però ero solo, è stato un divertimento. Ma rapportarmi con un altro è delicato. E il mio primo pensiero è trattare bene l'attore che lavora con me, non mi perdonerei mai di mandarlo fuori binario».

Quanto ha collaborato Albanese?
Albanese: «Come tutte le volte che sono felice: aggiungo qualcosa, guizzi, frasi finali. La sera prima di girare ogni scena mi veniva in mente qualcosetta che inserivo e che poi Carlo teneva perché lo divertiva».

Verdone, lei ha detto che «fare un film è sempre più dura». Perché?
Verdone: «Dal punto di vista del clima che viviamo. Vedo gente poco felice, che cammina a testa bassa. Io stesso vivo in una città molto spenta, Roma, che ha un potenziale eccezionale ma c'è da lavorarci su tanto. Al contrario di Milano, città totalmente europea. In tempi come questi ho sempre paura che mi dicano: ?Con tutto quello che succede, fai una commedia?». Allora cerco le fragilità, le debolezze, e tento con un po' di buon gusto di fare film».

Per chi tifate agli Oscar?
Verdone: «Devo ancora vedere ?Revenant?, ma lo darei comunque a Leonardo DiCaprio perché l'ha mancato talmente tante volte?».
Albanese: «E io a Tom Hardy: ?Revenant? l'ho visto e lui mi è piaciuto tantissimo».