“È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino: da Netflix agli Oscar passando per il cinema

Il nono lungometraggio del regista di Napoli approda in alcune sale selezionate il 24 novembre: dal 15 dicembre in streaming

Filippo Scotti nel manifesto ufficiale di “È stata la mano di Dio”  Credit: © Netflix
23 Novembre 2021 alle 09:30

È candidato a tre European Film Awards e ha già ricevuto il Premio Pasinetti come miglior film, il Premio Marcello Mastroianni all’attore esordiente Filippo Scotti e il Leone d’Argento alla 78esima Mostra del Cinema di Venezia: Paolo Sorrentino è tornato al Lido in pompa magna, a venti anni esatti dalla sua prima volta, quando presentò la sua opera prima “L’uomo in più” nella sezione Cinema del Presente 2001.

«È il lavoro di un regista nel pieno controllo delle sue doti» ha scritto di lui l’Hollywood Reporter «dalle caleidoscopiche vignette di vita familiare fino alla tragedia che muove verso uno stato d’animo più riflessivo».
Non è quindi un caso che È stata la mano di Dio, la sua nona pellicola (che arriva a due anni dalla miniserie “The new pope” e a tre dal dittico “Loro”), sia il film scelto dall’ANICA per rappresentare l’Italia nella categoria del Film Internazionale ai prossimi Premi Oscar, che si svolgeranno la notte del 27 marzo 2022 e di cui conosceremo le candidature martedì 8 febbraio. Il regista di Napoli ha già ottenuto quel riconoscimento nel 2014 con “La grande bellezza”, battendo “Il sospetto” di Thomas Vinterberg che invece l’Oscar l’ha ricevuto quest’anno. In quell’occasione Sorrentino ringraziò Federico Fellini, i Talking Heads, Martin Scorsese che era presente in sala e Diego Armando Maradona, a cui è dedicato questo film già dal titolo.

“È stata la mano di Dio” approderà in un numero selezionato di cinema mercoledì 24 novembre e sarà poi disponibile su Netflix dal 15 dicembre.

La trama

«Volevo raccontare i miei sentimenti dell’epoca, più che i fatti» ha dichiarato il regista, che non fa mistero di aver confezionato il più intimo e autobiografico dei suoi film: Fabietto Schisa, suo alter ego interpretato da Scotti «con la stessa timidezza, inadeguatezza che ricordavo di avere da ragazzo», si fa strada nella tumultuosa Napoli degli Anni 80, fra il battesimo cinematografico con Antonio Capuano e Fellini, la prematura morte dei genitori, una sorella che non esce mai dal bagno e una zia che viene internata perché ritenuta pazza; la passione per l’impero austro-ungarico dei vicini di casa, i motoscafi dei contrabbandieri nelle acque del golfo e il tanto chiacchierato avvento di Maradona in città.

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