Home CinemaFilm in uscitaEzio Greggio presenta “Lockdown all’italiana”

Ezio Greggio presenta “Lockdown all’italiana”

Nel nuovo film diretto da Enrico Vanzina è costretto a convivere con una moglie che lo vuole cacciare

Foto: Ezio Greggio con Paola Minaccioni in una scena di “Lockdown all’italiana”

15 Ottobre 2020 | 9:23 di Paolo Fiorelli

Questo film «è un post-it, un promemoria per ricordarci che cosa abbiamo passato. Nella speranza di non doverci passare nuovamente. Il tutto alla nostra maniera: in chiave di commedia». Così Ezio Greggio presenta “Lockdown all’italiana”, il film di Enrico Vanzina che prende spunto da quei due mesi in cui gli italiani si sono serrati in casa.

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Ma è bastato l’annuncio che già sui social scoppiava una polemica al grido di «non si ride su una tragedia» (sì, proprio i social che in quei giorni erano strapieni di battute, da «Non so dove passare la Pasqua, se in cucina o in salotto» a «Per salvare la Patria ci chiedono di stare sul divano: non possiamo fallire!»). Una polemica che Greggio liquida così: «Non vale neanche la pena rispondere, tanto lo fa già il buonsenso. Si può scherzare su tutto, basta che ci sia garbo e rispetto. Solo una cosa voglio dire: ma come potete pensare che io, che ho pure creato un’associazione che aiuta gli ospedali, possa prendere di mira chi soffre? Nel film ridiamo solo degli effetti buffi dell’isolamento. E ricordiamo a tutti di usare la mascherina».

Il film è nato a tempo di record. Come avete fatto?
«Eravamo in pieno lockdown quando Enrico Vanzina mi ha chiamato dicendo che voleva raccontare a modo suo quel momento storico. Man mano che scriveva, mi mandava i dialoghi per prepararmi. Appena finito l’isolamento ci siamo ritrovati con la troupe in un hotel di Roma. Uscivamo solo per girare le scene nei due appartamenti del film, per il resto controlli a tappeto (i titoli di coda citano addirittura il laboratorio di analisi, ndr)».

Sullo schermo lei è il “marito” di Paola Minaccioni...
«Che coppia! E che scoperta! Paola ha collaborato anche alla sceneggiatura e poi improvvisavamo molto. A ogni scena le veniva un’idea nuova».

Nel film però la tradisce.
«Più che altro ci provo, perché il lockdown me lo impedisce. Cercate anche di capirmi: mica facile stare chiuso in casa tutto il giorno con una fissata con la dieta. Quando scopre che c’è una rivale per prima cosa chiede: “Lei quanto pesa“? E io: “Ma che ne so, mica sono un dietologo”...».

Anche la sua “amante” Martina Stella raggiunge culmini di perfidia casalinga. Al compagno (Ricky Memphis) che chiede: «Che hai comprato al supermercato?». E lei risponde: «Nemmeno una delle cose che piacciono a te!». E poi: «Il virus attacca solo gli esseri umani, tu che sei un vegetale puoi stare tranquillo». Siamo davvero diventati così cattivi durante il lockdown?
«Più che altro esasperati. Di solito anche la convivenza più stretta è al 30, massimo 50%... poi si esce, si va al lavoro, si vedono gli amici. Ma in quei giorni vigeva la convivenza totale al 100%! Alcune coppie ne sono uscite rafforzate. Altre no».

Però nel film Paola Minaccioni le dà tante “regole per una sana e pacifica convivenza forzata”.
«Sì, che si possono riassumere in una sola: “Non usare la cucina, il bagno, il salotto e qualsiasi altra parte della casa quando servono a me”. Così è facile convivere... per lei!».

Nel film fanno capolino anche Biagio Izzo, Maurizio Mattioli, Riccardo Rossi, Enzo Salvi, Fabrizio Bracconeri...
«Molti di loro hanno voluto essere presenti anche solo con una scena in videochiamata. Come era presente lo spirito di Carlo Vanzina, il fratello di Enrico che ci ha lasciato due anni fa. Lo ricordavamo spesso sul set».

Il personaggio di Ricky Memphis è superprudente, disinfetta anche le mele. E lei come si regola?
«Io sono del partito “più ti proteggi e meglio è”. Uso la tripla mascherina: sotto due chirurgiche e sopra una “filtrante Kn95”. Poi occhialoni, guanti e cappello. Spunta giusto un pezzetto di naso. La cosa strana è che mi riconoscono da quello. Appena metto piede fuori casa... “Ehi Greggio, come va?”».

Un po’ scomodo, no?
«Quando sono tutto bardato mi sento come un alpinista sull’Himalaya, però ne è valsa la pena. Fin qui l’ho fregato, il virus».

Lei cosa ha fatto durante quei due mesi di immobilità forzata?
«Paradossalmente ne ho approfittato per lavorare, a colpi di videotelefonate. E poi anche per rivedermi certi classici del cinema».

Dove ha passato il lockdown?
«Nella mia casa di Monaco. Anche perché dovevo preparare il Festival della commedia di Monte-Carlo, a cui tengo moltissimo. Prima dovevamo farlo a marzo, poi in estate e finalmente eccolo qui in pieno svolgimento (si è concluso sabato 10 ottobre, ndr)».

Non dev’essere facile organizzare un festival in giorni così...
«Ma ci siamo riusciti e penso che sia il segnale giusto da dare: la gente ha voglia di tornare al cinema e alla vita normale, pur con tutti gli accorgimenti del caso. Per esempio, nella sala principale si sono sedute 380 persone anziché mille. E prima di entrare bisognava prenotarsi. Anche il direttore della Mostra del cinema di Venezia, Alberto Barbera, si è congratulato. Sono particolarmente orgoglioso dell’anteprima mondiale di “The comeback trail”, la commedia con Robert De Niro e Morgan Freeman, e della giuria con Nastassja Kinski e Sabrina Impacciatore, presieduta da Nick Vallelonga, vincitore di due premi Oscar per “Green Book”».

Un’ultima curiosità: nel film lei “telelavora” in mutande, tenendo solo giacca e cravatta sopra. Non l’ha mai fatto a “Striscia”, vero?
«Ma stiamo scherzando? Che poi al primo incidente ti alzi di scatto e si vede tutto? No no, a “Striscia” sono sempre elegantissimo. Invece devo ammettere che durante il lockdown, qualche teleriunione di lavoro l’ho affrontata... con una certa libertà. Non dico in mutande, ma in tuta e pantofole sì».