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Fabio De Luigi e Vittoria Puccini, intervista ai protagonisti di «Tiramisù»

«Cambio il mondo con un tiramisù». Un dolce può rilanciare la carriera di un uomo? Ebbene sì. Se la cuoca è Vittoria Puccini...

Foto: Fabio De Luigi in Tiramisù  - Credit: © Loris T. Zambelli

24 Febbraio 2016 | 17:31 di Alberto Anile

«Sognavo segretamente di fare il regista da tanto tempo» dice Fabio De Luigi. «Ma avevo molto pudore per un mestiere che non conoscevo». Quest'anno però De Luigi si è deciso e ha sfornato un «Tiramisù» che ha scritto, interpretato e diretto. Una commedia con Vittoria Puccini, ambientata nel mondo della sanità e, in un certo senso, della cucina.

Contento del risultato?

FABIO DE LUIGI: «Io sì, e spero lo saranno anche gli spettatori. Ma ci sono controindicazioni a fare il regi- sta. Tutto quello che c’è in un film in qualche modo ti rappresenta: è come farsi vedere in mutande, ci vuole un po’ di coraggio. Coraggio che ho scoperto di non avere solo quando la frittata, anzi, il tiramisù, era ormai fatto»

Perché ha scelto Vittoria Puccini per il ruolo di sua moglie?

DE LUIGI: «Mi piaceva tutto di lei, le sue capacità d'attrice e la sua fisicità, perfetta per il ruolo. Sul set mi ha sorpreso, si è dimostrata ancora più brava di quanto pensassi. Per fortuna lei è stata contenta del risultato, deluderla era una delle mie paure più grandi».

Conferma Vittoria? È soddisfatta?

VITTORIA PUCCINI: «Sì, è sempre interessante essere diretti da registi che sono anche attori: ti comprendono meglio. Poi Fabio è accogliente, positivo, la sua simpatia e la sua umiltà erano travolgenti. E molto utili per una commedia».

Nel film si parla apertamente di corruzione. Voleva anche lanciare un piccolo messaggio sulla malasanità?

DE LUIGI: «No, sinceramente non volevo "divertire ma anche far pensare". Ho cercato di rallegrare e di fare uscire tutti dalla sala con un buon sapore in bocca. La storia di Antonio suggerisce al massimo che nella vita si può ricominciare, che se si cade ci si può rialzare. Ma senza voler insegnare niente a nessuno, per carità».

Vittoria, questa è una delle poche commedie della sua carriera. Non le piacciono o gliene offrono troppo poche?

PUCCINI: «Devono arrivare i progetti giusti. Ma fare commedie mi diverte molto, perché quando giri scene divertenti la sera l’umore è alto e rientri a casa col sorriso, mentre per le scene drammatiche tiri fuori un’emotività più sofferta che è inevitabile portarsi dietro. D’altra parte questo film fa molto ridere ma ha anche una chiave sentimentale: siamo una coppia in crisi. Con un finale romantico...».

Nel film uno dei protagonisti è... il tiramisù. Qual è per De Luigi la ricetta ideale?

DE LUIGI: «Il paradosso è che non sono un grande amante dei dolci. Per il film abbiamo inventato una ricetta più leggera, con la panna di soia e un tocco di cannella: se qualcuno avrà il coraggio di prepararlo con le indicazioni sentite nel film chissà cosa verrà fuori».

E a lei Vittoria piacciono i dolci?

PUCCINI: «Tiramisù e cioccolata sì. Ma anch’io sono più per il salato che per il dolce. Purtroppo un giorno ho avuto la geniale idea di portare dei tiramisù da condividere sul set e Fabio ne ha mangiato un pezzo senza rendersi conto che in una scena da girare di lì a poco avrebbe dovuto ingozzarsene: all’ennesima porzione si è sentito male...».