Ficarra e Picone sono i protagonisti di “La stranezza”, una curiosa commedia ambientata agli inizi del ‘900

Gli attori vestono i panni di Bastiano e Nofrio, becchini e teatranti per diletto, che incontrano il grande scrittore siciliano Pirandello (Toni Servillo)

20 Ottobre 2022 alle 08:05

Quando Ficarra e Picone si mettono in testa di sorprenderci, sanno come riuscirci. Lo hanno fatto nei film scritti, diretti e interpretati da loro. E anche stavolta non si smentiscono, recitando nei panni di due personaggi molto speciali nella nuova commedia del regista Roberto Andò, “La stranezza”, pellicola presentata alla Festa del cinema di Roma e nelle sale dal 27 ottobre.

Ragazzi, con cilindro, baffetti e abiti scuri degli Anni 20 fate un certo effetto. Che è successo?
Ficarra: «Potevamo stupirvi con effetti speciali... Ancora una volta ci siamo messi in gioco. Ormai lo sapete: non amiamo ripeterci. Roberto Andò, che da direttore del Teatro Greco di Siracusa ci aveva voluti come interpreti di “Le rane” di Aristofane, ci ha chiamati di nuovo per questo progetto e abbiamo accettato subito. Il risultato, per me, è un sogno».
Picone: «Vero è. Questo film regala un’atmosfera magica. Perché tutto è frutto di scelte precise e accurate. Le luci, la fotografia, i costumi, il trucco, la musica, le comparse. Ed è stato bello “rilassarsi”. Stavolta dovevamo solo pensare a interpretare i nostri personaggi: Sebastiano, detto Bastiano, Vella (cioè Ficarra) e Onofrio, detto Nofrio, Principato (cioè io)».

Due teatranti dilettanti.
Picone: «“Dilettanti professionisti”, prego. Nella storia ci tengo a precisarlo e sottolinearlo».
Ficarra: «Si sa, Picone è uno preciso normalmente, figuriamoci nei film».

E non siete solo aspiranti attori, ma anche becchini professionisti. Sul set avete fatto gli scongiuri?
Picone: «Non sono scaramantico: credere alle superstizioni mi sembra una cosa pericolosa. Anzi, una delle scene più intense e più divertenti da girare è stata proprio quella in cui mangiamo su una bara, vero Salvo? (la vedete nella pagina a destra, ndr)».
Ficarra: «Da siciliani, siamo avvantaggiati. Perché in Sicilia pensiamo alla morte per tutta la vita, nasciamo già tragici. Basti pensare che nel dialetto siciliano il tempo futuro non esiste».

Quanto c’è di Ficarra e Picone in Bastiano e Nofrio?
Ficarra: «Sono abbastanza lontani dalla nostra coppia comica, perché volevamo suscitare il riso e il divertimento in un modo inedito. Resta però la nostra intesa in scena, quello sì».
Picone: «Più che Ficarra e Picone in questi due personaggi ci siamo molto noi come individui, Salvo e Valentino. Perché mettiamo noi stessi in tutto quello che facciamo. E alla fine siamo sempre come ci vedete, anche se così non ci avete mai visto (ride)».

Ma che cos’è la “stranezza” del titolo?
Ficarra: «Questa la dice Picone, con parole sue».
Picone: «Quel sentimento di tormento che vive un genio quando sta per creare qualcosa a cui ancora non sa dare una forma».

Proprio come succede nel film a Luigi Pirandello (uno strepitoso Toni Servillo) quando ha in mente l’idea originaria da cui poi scaturisce “Sei personaggi in cerca d’autore”, il dramma che ha cambiato per sempre il modo di fare teatro.
Picone: «Esatto, all’inizio sembra tutto “strano” e confuso, dopo nasce qualcosa di dirompente. Accade nella letteratura, ma anche con Internet (penso per esempio all’invenzione di Facebook) o nella scienza, come con la teoria della relatività. Non sai mai dove potrà portarti un’intuizione o l’ispirazione, ma prima o poi esplode».
Ficarra: «E infatti proprio Albert Einstein diceva: “Se sapessimo esattamente cosa stiamo cercando, non si chiamerebbe ricerca”».

Ricordate che effetto vi ha fatto “Sei personaggi in cerca d’autore” quando l’avete visto a teatro?
Ficarra: «Ricordo di aver visto da ragazzo una memorabile rappresentazione al Teatro Biondo di Palermo con Enrico Maria Salerno».
Picone: «Sì! Quello con la regia di Franco Zeffirelli, con l’attrice Regina Bianchi. Un capolavoro».

Eravate insieme?
Picone: «Non ci conoscevamo ancora, però è bello pensare che magari Salvo era in platea pure lui la stessa sera e, incredibilmente, capiva e apprezzava!».

Nel film Luigi Pirandello va a trovare Giovanni Verga (interpretato da Renato Carpentieri) per l’80° compleanno. Voi a scuola chi preferivate come autore fra i due?
Ficarra: «Pirandello. Verga l’ho frequentato poco durante l’adolescenza, l’ho scoperto dopo».
Picone: «Anch’io. Al liceo per me Pirandello era rivoluzionario per lo sdoppiamento tra persona e personaggio, tra persona e attore. Il film spiega tutto questo».

Sono accaduti strani episodi “pirandelliani” durante le riprese?
Ficarra: «No, è stato un set molto divertente, con un clima disteso. Abbiamo avuto modo di conoscere Toni, che già ammiravamo come attore. E lo abbiamo scoperto anche come persona: è un uomo molto simpatico, gioviale ed è stato un piacere cenare insieme, conversare. E adesso ci sentiamo spesso al telefono».

Lo avete portato in giro a scoprire posticini segreti, dite la verità!
Picone: «Al di là dei nostri suggerimenti, Toni era già preparato, sapeva tutto. Lui è un grande conoscitore ed estimatore della Sicilia».

Adesso che il film sta per uscire al cinema, voi vi riposate un po’?
Ficarra: «No, perché stiamo lavorando alla seconda stagione di “Incastrati”».

A che punto siete, quando potremo vederla?
Picone: «A buon punto. Stiamo finendo montaggio e mix audio».
Ficarra: «La vedrete all’inizio del 2023, non ci hanno detto ancora la data. Ma sarete i primi a saperlo».

Però potete anticiparci qualcosa sui contenuti?
Picone: «Il bello delle serie tv è che si possono approfondire i personaggi».
Ficarra: «Insieme a noi torneranno tutti: Tonino Macaluso, detto “Cosa Inutile” (Tony Sperandeo, ndr), Don Lorenzo detto “Primo Sale” (Domenico Centamore)...».

State pensando a cose nuove intanto?
Ficarra: «Con calma».
Picone: «Qualche idea c’è, vediamo cosa diventerà».

Ma cosa vi ispira l’uno dell’altro?
Ficarra: «Come si chiamano quelli che studiano gli insetti?».

Entomologi, perché?
Ficarra: «Perché io, per farmi ispirare da Picone, lo studio come farebbe un entomologo. Perché lui per me è come uno strambo animaletto dalle tante anime: una volta è formichina, un’altra è ape laboriosa e un’altra è... orsetto lavatore. Non so mai cosa aspettarmi da lui».

Picone, si difenda!
Picone: «No, no. Lo lasci dire. Ficarra mi ispira proprio perché non riflette mai, è istintivo. Meglio così. Sa come si dice da noi a Palermo? “Più lunga è la pensata, più grossa è la minc***ata”».

Bello essere così amici, così uniti. L’anno prossimo fate 30 anni insieme. Sono le nozze (professionali) di perla.
Picone: «Wow! Già 30? Manco me ne ero accorto».
Ficarra: «Trent’anni sempre insieme a Picone, passo passo accanto a lui, e non mi spetta neanche l’accompagnamento: sono onesto, che non ho neanche chiesto il sussidio allo Stato!».

Come festeggerete?
Picone: «Come per tutti i miei onomastici. A San Valentino, le coppie vanno fuori a cena. E noi due pure stiamo insieme, in qualche set, a lume di candela».

Ma quando scrivete i vostri spettacoli comici, create le vostre battute e i dialoghi, con quali sintomi si manifesta la “stranezza” creativa?
Ficarra: «Succede una cosa stranissima: Picone inizia a pensare! Si sente proprio il rumore che esce dal cervello. Allora lo devo far ripartire dandogli due colpi in testa: ha presente come si faceva quando i televisori degli Anni 70 emettevano un ronzio? Ecco: due colpetti sopra e via».
Picone: «La stranezza in noi si manifesta con il “babbìo” (la ridarella, in siciliano). C’è un’idea? Intanto, non sapendo dove andremo a parare, ce la viviamo con leggerezza».

E quale personaggio in cerca di autore vi piacerebbe che bussasse alla porta del vostro cuore?
Ficarra: «Sono pronto a tutto. Anche se mi chiedessero di fare il Papa, accetterei».
Picone: «Speriamo di no. Se lui diventa Papa, mi lascia fare solo il chierichetto».

Seguici