Ghini-Salemme, la nuova coppia comica di «Non si ruba a casa dei ladri»

Intervista ai protagonisti del nuovo film dei fratelli Vanzina, per la prima volta insieme in una commedia

Foto: Massimo Ghini e Vincenzo Salemme in «Non si ruba a casa dei ladri»

03 Novembre 2016 | 17:30 di Paolo Fiorelli

Vincenzo Salemme e Massimo Ghini sono i protagonisti di «Non si ruba a casa dei ladri», la nuova commedia dei fratelli Vanzina. Nel film, il primo è un piccolo imprenditore vittima degli intrallazzi del secondo. Finché decide di vendicarsi?

Con questo film nasce una nuova coppia comica. Avete trovato subito la giusta intesa?
Salemme: «In realtà ci eravamo già incrociati 30 anni fa sul set di un film di Carlo Lizzani, ?L'isola?, dove io avevo proprio una particina. Da allora mi è rimasta la curiosità di lavorare con Massimo, ma i casi della vita ce l'hanno sempre impedito».
Ghini: «Ci siamo capiti subito perché abbiamo una storia simile, tutti e due veniamo dal teatro, la scuola è quella. Poi a me Vincenzo fa troppo ridere? e anche Maurizio Mattioli, permettetemi di aggiungere».

La scena più divertente?
Salemme: «È stata anche la più faticosa. Eravamo in macchina, c'erano 35 gradi e il condizionatore non funzionava. Un bagno di sudore? Non so quante camicie abbiamo cambiato per fare quel ciak».

La trama ruota attorno a una (comica) vendetta. Ma voi siete vendicativi anche nella realtà?
Salemme: «Vendicativo io? Se subisco un'ingiustizia mi arrabbio molto, ma poi non ho la costanza sufficiente per colpire duro. Mi dimentico prima. La vendetta è una cosa faticosa! E poi la vita è una sola, preferisco dedicarla alle persone che mi vogliono bene che a quelle che mi vogliono male».
Ghini: «Ah, no. Nella vita io voglio giustizia. La vendetta la concepisco solo nel calcio. Se quest'anno nel derby ci fanno un gol, l'anno dopo ne dobbiamo restituire tre?»

Ciò nonostante, il rancore e la voglia di rivalsa descritti nel film sono davvero molto diffusi. Perché?
Salemme: «Dirò la verità: ho 59 anni e la corruzione l'ho sempre vista, c'è sempre stata. Ma nell'Italia di quando ero bambino vedevo anche tanta capacità di accontentarsi, che oggi non abbiamo più; tutti pretendono il meglio. Siamo diventati invidiosi e rosiconi. La felicità degli altri ci dà fastidio. Mettiamola così: secondo me 30 anni fa il mio Antonio non avrebbe pensato subito a una vendetta, per di più poco onesta. Oggi sì».
Ghini: «Però è anche vero che adesso, come si suol dire, non c'è più vergogna. Anche questo esaspera la gente. Dal truffatore che quando finisce in carcere dice ?Aò, ma che mi arrestate per due fatture false?? a quelli che sono felici per un terremoto, perché potranno specularci sopra? La verità supera la finzione e quando leggo certe notizie mi chiedo ?Ma che, siamo su Scherzi a parte??».

Il suo personaggio, poi, è davvero odioso?
Ghini: «Sì, al cinema i peggiori bastardi me li becco tutti io. Ormai la gente mi ferma per strada e dice ?in quel film ti ho proprio odiato? e io non capisco più se è un'offesa o un complimento. Ma mi sta bene, perché sono questi i personaggi che fanno più ridere. Nel film mi presento come un ?facilitatore?. Che poi è il nuovo nome di tendenza per il vecchio ?tangentista? o l'antichissimo ?corrotto?. Io e Manuela Arcuri formiamo una coppia grottesca, che fa a gara a chi è più cafone. Perché poi, alla fine, questi ?cattivi? fanno anche un po' pena. Pure loro sono vittime: della loro ignoranza».