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25 Gennaio 2018 | 16:36

Made in Italy: vi raccontiamo la storia dell’operaio Ligabue

Il disco del cantante diventa un film con Stefano Accorsi e Kasia Smutniak. «Lavoravo in fabbrica. Che vita avrei vissuto senza il successo?»

 di Paolo Fiorelli

Foto: Da sinistra, Stefano Accorsi, Luciano Ligabue e Kasia Smutniak. Il film è prodotto da Fandango e distribuito da Medusa
Credit: © Chicco De Luigi

Le persone comuni sognano una vita da star. Ma le star sognano una vita da persone comuni? Sembrerebbe di sì, guardando «Made in Italy», il bel film che Luciano Ligabue dedica alla complicata vita dell’operaio Riko (Stefano Accorsi) e di sua moglie Sara (Kasia Smutniak), in crisi nel lavoro e nell’amore. Ed è proprio la rockstar a confidarci che «quella di Riko è la vita che avrei potuto fare io se non fossi diventato un cantante». Per cui la domanda è d’obbligo...

Ligabue, non è che sotto sotto le manca, una vita lontano dai riflettori?
Ligabue: «Questo no. Ho fatto il metalmeccanico per qualche mese e mi è bastato. Stavo a una pressa a stampare dei pezzetti di plastica e mi pareva di impazzire. Contavo i minuti e la sera non arrivava mai. E però...».
Però?
Ligabue: «Al mio fianco c’era uno che stava lì da 20 anni e chiacchierava, cantava e fischiettava tutto il giorno. Questo per dire che rabbia o felicità dipendono dallo sguardo che rivolgiamo al mondo. E questo è anche, in buona parte, il problema di Riko».  

Mi chiedo se lo stesso discorso vale anche per Stefano e Kasia. Che cosa avreste fatto, se non foste diventati attori?
Smutniak: «Sarei entrata nell’esercito, come mia madre e mia nonna. Da bambina, in Polonia, mi sembrava naturale: o quello o la dentista. Poi ho fatto un provino e tutto è cambiato».
Accorsi: «Io invece non saprei rispondere, perché ho sempre sognato di recitare. Già al liceo “bigiavo” per andare a visitare le scuole di recitazione dove volevo iscrivermi. Erano aperte solo di mattina... Però, ora che ci penso, a 18 anni ho preso il brevetto da bagnino. Ecco, quello poteva essere il mio altro lavoro».
Smutniak: «Tutto vestito di rosso come a Baywatch? “Acchiappavi” molto?».
Accorsi: «No, guarda che quella è una leggenda! Una volta ho anche salvato delle persone, invece».
Ligabue: «Comunque il film parla di storie che vedo attorno a me, che mi raccontano gli amici, che respiro nell’aria. E poi avevo voglia di raccontare la vita di due brave persone. Perché Riko e Sara questo sono. E oggi le brave persone non vanno di moda, fanno più fatica degli altri a farsi strada». 

È quella che nel film viene chiamata «la legge del furiere»: in caserma chi non rompe le scatole finisce a fare la sentinella, mentre gli altri dormono comodi in camerata.
Ligabue: «L’ho sperimentata di persona. Nell’esercito ero furiere e mi sono ribellato a questo stato di cose. Ma mi è costato diversi gavettoni notturni e molto dentifricio nelle scarpe».

C’è molta rabbia nel film, ma anche tanta speranza.
Ligabue: «La speranza è un altro sentimento poco di moda, ma io non ci voglio rinunciare. La rabbia, invece, è nelle cose intorno a noi. Nasce dal vedere le ingiustizie di questa Italia che pure mi ostino ad amare».
Accorsi: «All’inizio Riko è disgustato da tutto. Saranno le botte che piglia, anche dagli amici, a convincerlo a prendere in mano la sua vita».
Smutniak: «Sara invece si è adattata al mondo, lo ha accettato, è più realista. Anche in questo, ormai, non si capiscono più».

Riko e Sara sono molto lontani dall’essere una coppia perfetta, eppure «resistono». Quanta imperfezione può sopportare un amore?
Ligabue: «Dipende da quanto ci credi. Da quanto ti sei speso per farlo vivere».
Accorsi: «Io so solo una cosa: sono proprio i difetti di Riko e Sara che me li fanno sentire più veri».
Smutniak: «Anche nel tradimento sono onesti. Se lo dicono in faccia. E lei non può rinunciare alla sua onestà».
Accorsi: «Alla fine è proprio quello a salvarli. Non si può costruire un rapporto sulla menzogna. Anche se certe cose non vorresti dirle, perché fanno male».

A 20 anni da «Radiofreccia», il film segna un nuovo incontro tra Ligabue e Accorsi. Non sarà un caso.  
Ligabue: «Beh, Stefano aveva l’età giusta per fare Riko, e anche la pronuncia giusta. Perché io scrivo le battute in italiano, ma le leggo in emiliano... Però lo confesso, all’inizio avevo anche paura di rovinare il ricordo di “Radiofreccia”. Paura che non scattasse la stessa magia. Invece è stato molto bello ritrovarci sul set. L’ho visto cresciuto, come uomo e come attore. E poi mi pare che abbia anche giocato un po’ a imitarmi. Certe camicie, certi stivali...».  
Accorsi: «Un po’ è così. Quando ti trovi di fronte una personalità come quella di Luciano, con una fisicità così forte, un modo di muoversi preciso e deciso, per un attore è una festa. Perché non ispirarsi a lui per Riko?».
Smutniak: «Io posso dire solo che è stato fighissimo vederli entusiasmarsi sul set come ragazzini».
Accorsi: «A dire il vero anch’io avevo un po’ di paura di rovinare il ricordo di “Radiofreccia”. È un film che amo e a cui devo molto. L’ho riguardato pochi giorni fa e trovo che abbia superato alla grande la prova del tempo. Poi però mi hanno convinto i nostri incontri  e anche le parole del produttore, Domenico Procacci: con lui ho fatto sei film, so di potermi fidare».

«Made in Italy» prima era un disco. Come si passa da un album a un film?
Ligabue: «Il disco si ferma alla prima metà della storia. Il film mi ha permesso di  raccontare l’altra metà. E di andare più a fondo».
Accorsi: «È stato fantastico perché mi bastava ascoltare il disco per capire tutto del personaggio».
Smutniak: «Per me ogni film deve trovare la sua musica. In questo caso c’era già, ed è bellissima».

Ma non è un po’ strano recitare per un regista che è innanzitutto una rockstar?
Smutniak: «Per niente. Luciano si esprime per immagini anche quando canta, ero sicura che avrebbe saputo trovare quelle giuste in un film».
Accorsi: «Per me sapere che non girava un film da 16 anni è stata la migliore garanzia. Se uno torna dietro alla cinepresa dopo tanto tempo significa che ha qualcosa di veramente forte da raccontare».

Made in Italy, trama e cast

ATTORI Stefano Accorsi, Kasia Smutniak, Fausto Maria Sciarappa
GENERE Drammatico
DURATA 104’
REGISTA Luciano Ligabue

TRAMA Alle soglie dei 50 anni la vita di Riko è ferma al palo: il suo posto di lavoro in un salumificio è a rischio, la casa di famiglia pure, e l’amore per Sara sta precipitando in una via crucis di incomprensioni e tradimenti reciproci. Non va meglio agli amici come Carnevale, un aspirante artista schiavo del gioco e delle scommesse. Eppure Riko si aggrappa rabbiosamente ai suoi valori, a cominciare dall’amicizia e dall’onestà, e non molla. «Qualcosa bisogna fare» dice agli amici. Sì, ma cosa?

E con sorrisi c'è la colonna sonora

In edicola potete trovare, in abbinamento con Sorrisi, la colonna sonora ufficiale del film di Ligabue «Made in Italy». Contiene canzoni di Ligabue come «Made in Italy», «Mi chiamano tutti Riko» e «G come giungla», e di altri artisti come i Simple Minds e Waterboys, per un totale di 23 brani. Il costo è di 12,90 euro (rivista esclusa).